The Coca-Cola Company ha pubblicamente dichiarato di accettare una ispezione indipendente nei suoi impianti in Colombia.

     

Scritto da Reboc

Entro marzo 2006 partirà per la Colombia la Commissione con la partecipazione di istituzioni, organizzazioni della società civile italiana e internazionale oltre che del sindacato colombiano SINALTRAINAL che nel 2002 ha lanciato la campagna internazionale di boicottaggio, dopo aver subito dal 1989 ad oggi 8 omicidi, rapimenti, minacce di morte, sfollamenti forzati, montature giudiziarie.

“Si tratta di un grande successo della società civile” – dichiara la Rete per il boicottaggio alla Coca Cola (Reboc) – “L’appoggio di istituzioni sensibili ai temi etici e dei diritti, ha costretto la Coca-Cola ad accettare l’inchiesta indipendente, dopo averla rifiutata per due anni nonostante le richieste di istituzioni, università e sindacati in tutto il mondo.

Ora sia il Presidente del TOROC Castellani, sia la presidente della Regione Piemonte Bresso, che avevano bollato l’iniziativa sulla torcia olimpica come una stupidaggine e una forzatura, dovranno ricredersi e capire di essere rimasti molto indietro”.

“Questo importante risultato – prosegue la Reboc – conferma ancora una volta che le grandi multinazionali, apparentemente intoccabili, sono giganti dai piedi di argilla, e che la società civile con l’unione tra consumatori critici e lavoratori, può avere un ruolo importante, per ottenere dalle imprese un comportamento responsabile. Per una valutazione più completa, aspettiamo di verificare la composizione della delegazione, che dovrà necessariamente prevedere la presenza del sindacato SINALTRAINAL. Una conferma della serietà dell’impegno assunto da Coca-Cola sarebbe l’interruzione della rappresaglia giudiziaria in corso in Colombia contro i coraggiosi sindacalisti che hanno dato il via alla denuncia e che sono già stati assolti in primo grado dall’accusa di calunnia”.

“Dopo aver sottolineato l’importanza di questa conquista – conclude la REBOC – bisogna aggiungere che si tratta solo di un passo in avanti di un cammino che è ancora lungo. La campagna di boicottaggio va avanti, fino al raggiungimento degli obiettivi: Verità, con l’accertamento delle responsabilità di mandanti ed esecutori della campagna repressiva contro il sindacato, Giustizia, con la condanna dei responsabili, Riparazione integrale dei danni subiti dalle vittime, insieme ad una rivisitazione complessiva del sistema produttivo della Coca-Cola in Colombia, che oggi si basa sulla precarietà del 94% dei lavoratori e su salari inferiori al minimo legale”.

In Italia è uscito per la casa editrice Alternativa “Coca-Cosa? Conoscerla per evitarla”, un millelire-dossier sulla Coca-Cola e sulle sue malefatte in Colombia ed India scaricabile liberamente a fine articolo. Dalla quarta di copertina: “Coca Cola è accusata di crimini di lesa umanità contro i lavoratori e le lavoratrici delle sue imprese d`imbottigliamento in Colombia e di gravi violazioni nei confronti delle comunità indiane del Kerala per appropriazione di risorse idriche e inquinamento delle falde. Dal 2003 migliaia di persone e centinaia tra associazioni, comitati, sezioni sindacali, centri sociali, bar, istituzioni stanno diffondendo le denunce contro la multinazionale di Atlanta. La campagna internazionale di boicottaggio sta avendo un`enorme diffusione, specialmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove all`adesione di singoli e di associazioni si uniscono i campus universitari. Questo è un agile strumento per comprendere la gravità del problema di cui nessuna grande testata darà conto. E per indurre la Coca Cola, con armi non violente, a cambiare in chiave etica le proprie politiche economiche mondiali.”

Reboc – Rete per il boicottaggio alla Coca Cola, 9 novembre 2005

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