Elevato per i minori stranieri “non accompagnati” il rischio di cadere vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale. Si tratta di migliaia di ragazzi provenienti per lo più da Romania, Marocco, Albania, Moldavia che immigrano nel nostro paese alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita.

     

Scritto da Save the Children

Roma, 21 ottobre 2005 – E` quanto emerge dall`intervento di Carlotta Sami, Direttrice dei Programmi di Save the Children Italia, nell`ambito del Convegno su “Lo sfruttamento dei minori: tratta e turismo sessuale. Ruolo ed intervento della cooperazione italiana e internazionale”, in corso oggi a Roma (presso l`Istituto Italo-latino Americano), per iniziativa dell`Università Roma Tre.

“Non crediamo abbia alcuna utilità interrogarsi su quali nuove strategie debbano essere adottate per bloccare i confini o arginare un fenomeno inarrestabile quale quello migratorio”, esordisce Carlotta Sami. “Il punto è un altro: garantire diritti fondamentali e costruire forme di tutela efficaci a favore di esseri umani che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità, come i minori, in assoluto la categoria più a rischio”.

Il riferimento è, in particolare, ai cosiddetti minori non accompagnati. Migliaia di pre-adolescenti o adolescenti provenienti per lo più da Romania, Marocco, Albania, Moldavia che immigrano nel nostro paese alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita.

Ragazzi fortemente esposti al pericolo di cadere vittime della tratta e dello sfruttamento a prevalente scopo sessuale. “Nel nostro lavoro quotidiano vediamo come sia facile per il minore migrante trovare un aggancio nello sfruttatore”, spiega la Direttrice dei Programmi di Save the Children Italia. “Queste persone senza scrupoli sono molto abili nel fare leva sulle aspettative e i sogni dei ragazzi, presentandosi come coloro che permetteranno di soddisfare tutte le fantasie e aspirazioni di questi adolescenti”.

I nuovi ricatti degli sfruttatori: metà del guadagno a me, metà al minore sfruttato

La riprova del perverso legame che si crea tra vittima e trafficante viene, per esempio, dalla prostituzione minorile delle giovani rumene in Italia. La strategia del loro sfruttamento è cambiata: lo sfruttatore lascia alla ragazza il 50% del guadagno giornaliero, senza ricorrere a forme di coercizione violenta. Con quei soldi le minori possono soddisfare certe loro aspettative, contare su un guadagno quotidiano e non avere la percezione di essere sfruttate. “Ciò rende difficile la loro fuoriuscita dal circuito della prostituzione”, prosegue Carlotta Sami.

Non a caso capita molto spesso che dopo le retate della polizia, una volta accompagnate o nei Centri di prima accoglienza o nei centri anti-tratta per minori, le ragazze scappino a poche ore dal loro arrivo. Inoltre, il più delle volte, al momento dell`intervento delle Forze dell`ordine, hanno con sé il cellulare: ciò permette agli sfruttatori di continuare ad esercitare un controllo sulle loro vittime.

Le rotte imprevedibili della tratta

Sempre più difficile è poi identificare i percorsi della tratta dei minori, che cambiano repentinamente a seconda delle zone di provenienza dei minori stessi e dei controlli alle frontiere. Le organizzazioni criminali albanesi, per esempio, gestiscono la compravendita delle minorenni rumene direttamente in Italia attraverso contatti con adulti rumeni che si occupano del reclutamento e del viaggio delle minori. Il costo di una ragazza si aggira sui 500 euro più le spese di viaggio. Si suppone che tale compravendita includa anche il costo dei pulmini che le trasportano. Per quanto riguarda invece la tratta di minori albanesi, visto il massiccio controllo delle forze dell`ordine italiane su entrambe le coste e la stazione radar nell`isola di Sazan (tra Valona e Brindisi), i trafficanti preferiscono passare dalla Grecia o dalla Slovenia.

Scarsa tutela giuridica per le vittime di tratta

Ad un quadro così complesso si aggiunge infine la difficoltà di tutelare giuridicamente le vittime di tratta. “Alcune questure escludono nella pratica la possibilità di avvalersi del doppio binario previsto dall`art. 18 per il rilascio del permesso di soggiorno per protezione sociale”, spiega ancora Carlotta Sami. “La qual cosa implica che le minori devono denunciare i loro sfruttatori, non essendo sufficiente una segnalazione da parte dell`ente locale o dell`associazione. Inoltre alla denuncia non segue un programma di protezione per i familiari della vittima di traffico, il che impedisce spesso alle minori di optare per questa ipotesi”.

Per maggiori informazioni e interviste anche ad operatori sul posto: Ufficio stampa – Save the Children Italia, tel: 06.48.07.0023, press@savethechildren.it, www.savethechildren.it

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