Gravi rischi per attivisti diritti umani in Israele e Palestina

Emiliano Bos
  Sono esposti a “grave rischio” da parte dello Stato ebraico gli attivisti per i diritti umani che operano in Israele, Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove anche l’Autorità nazionale palestinese è responsabile di “serie violazioni” contro chi denuncia abusi di potere.
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Sono le conclusioni di un’indagine condotta sul campo da Hina Jilani, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu. Nel suo rapporto spiega che le restrizioni ai posti di blocco militari israeliani o il cosiddetto ‘Muro di separazione’ provocano agli operatori delle associazioni per la difesa dei diritti umani “minacce, intimidazioni e umiliazioni quotidiane”.

Secondo Jilani, agli avvocati che cercano di assistere clienti nei Territori occupati palestinesi viene costantemente negato l’accesso, mentre la libertà di movimento di operatori sanitari e giornalisti è intralciata costantemente dai comportamenti degli israeliani. La rappresentante di Kofi Annan stigmatizza anche “la totale mancanza del diritto di assemblea” per i palestinesi e il divieto che Israele impone loro spesso anche di svolgere manifestazioni pacifiche.

Un portavoce del ministero degli Esteri di Tel Aviv ha replicato dichiarando all’agenzia ‘Reuters’: “Crediamo che la nostra protezione dei diritti umani risponda ai più elevati standard internazionali”.

[EB] – MEDIO ORIENTE 13/10/2005

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