Il ministro della Comunicazione e portavoce del governo di Rabat, Nabil Benabdalá, ha respinto le accuse dell’associazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf), secondo cui almeno 400 immigrati subsahariani, forse addirittura 800, sarebbero stati “catturati” dall’esercito marocchino alla frontiera tra il Marocco e l’enclave spagnola di Melilla e poi “deportati” in una zona desertica senza cibo né acqua.

     

Scritto da Agenzia Misna

Tra i deportati vi sarebbero feriti, bambini e donne in stato di gravidanza. Secondo quanto dichiarato da un operatore di Mfs, Carlos Ugarte, all’agenzia di stampa spagnola ‘Efe’, alcune centinaia di immigrati irregolari sarebbero stati arrestati dall’esercito marocchino mentre si trovavano nei dintorni della recinzione di Melilla e successivamente portati in una zona desertica nell’est del Marocco, tra i piccoli villaggi di Figuig e Bouarfa, a una quindicina di chilometri dalla cittadina di Ain-Chouadie, non lontano dal confine con l’Algeria. La stessa fonte ha aggiunto che queste persone sarebbero state “abbandonate al loro destino.

Per Msf la situazione di questi immigrati deportati sarebbe “molto precaria” anche per il fatto che la zona sarebbe mediamente militarizzata, oltre che priva di risorse di base per il sostentamento di questi disperati.

“Il Marocco sta deportando questi immigrati in luoghi nei quali corrono seri pericoli e se il governo spagnolo intende espellere i subsahariani (entrati a Melilla) deve tenere in considerazione che queste persone riceveranno un simile trattamento” ha concluso Ugarte. Benabdalá ha respinto però le accuse di Msf, affermando che “il Marocco rispetta la dignità umana e le regole internazionali in materia di emigrazione clandestina”.

[LL] – MAROCCO 8/10/2005

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