Corruzione e inefficienza continuano a minare la fase di ricostruzione dopo il maremoto del 26 dicembre 2004 che, in Sri Lanka, provocò circa 31.000 morti.

     

Scritto da Agenzia Misna

Lo ha denunciato in una recente audizione parlamentare il ragioniere generale dello Stato, Sarath Mayadunne, sostenendo che la mancanza di controlli nella gestione dei finanziamenti sta “costando milioni di dollari”.

Citando qualche esempio, il revisore dei conti ha detto che nel nordovest dell’ex Ceylon quasi 15.000 famiglie hanno continuato a ricevere un sussidio mensile senza figurare nella lista ufficiale delle vittime dello tsunami; inoltre i ritardi nelle procedure di ricostruzione hanno finora impedito di rimettere in piedi il 98% delle quasi 50.000 abitazioni distrutte nella catastrofe.

Mayadunne ha parlato di “malversazione nella gestione di fondi pubblici”, aggiungendo che a questo hanno contribuito “alcune circolari amministrative piuttosto confuse”. Nessuna replica, per il momento, dal principale organismo governativo impegnato nella gestione dei finanziamenti.

Lo scorso 15 settembre un magistrato aveva dato ordine alla polizia di esaminare tre conti bancari privati del primo ministro Mahinda Rajapakse, accusato di avervi ‘dirottato’ denaro straniero destinato alle vittime del maremoto. Attraverso un portavoce, il premier ha replicato che la somma – 82,9 milioni di rupie (oltre 678.000 euro) – era stata effettivamente trasferita nei suoi conti privati ma solo per velocizzare le procedure di erogazione del danaro.

La polizia sta continuando l’inchiesta su Rajapakse, candidato alle presidenziali del prossimo 17 novembre. Le autorità dello Sri Lanka affermano di aver ricevuto dalla comunità internazionale garanzie di aiuti post-tsunami per circa 3,2 miliardi di dollari.

[LM] – SRI LANKA 27/9/2005

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