La storia di Ahmad è uguale a quella di tanti e tante palestinesi: arrestato e sottoposto a detenzione amministrativa. Questa aberrazione del sistema giuridico israeliano equivale all’arresto “nel nome del Re!”.

     

Non è necessario essere accusati di un reato specifico, le autorità militari che gestiscono la “vita civile” in Cisgiordania e Gaza (anche dopo il disimpegno unilaterale) sono arbitri assoluti.

La detenzione amministrativa dura sei mesi, ma può essere prorogata di sei mesi in sei mesi all’infinito. La stragrande maggioranza dei palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane è stata sottoposta a questo trattamento.

La storia di Ahmad Abu Hannya è anche la storia di un giovane di 32 anni coraggioso. Coraggioso perché dal 1998 ha deciso di mettere in gioco la propria vita insieme agli israeliani, iniziando come volontario, a lavorare presso l’Alternative Information Center (Aic).

L’Alternative Information Center è un centro di informazione alternativa nato a Gerusalemme nel 1984, per iniziativa di alcuni palestinesi ed ebrei israeliani.

L’obiettivo principale dell’Aic è quello di raccontare Israele ai palestinesi e la Palestina agli israeliani. Un obiettivo di non poco conto se si pensa al clima del Paese. Cercare di oltrepassare frontiere non dichiarate, ma non per questo meno paralizzanti, in un contesto in cui si cerca di veicolare il concetto, a livello di massa, che l’altro non esiste, esiste solo un nemico, ti pone contro gli stereotipi. Un nemico enorme, che smette di avere fattezze umane, per assumere quelle di una minaccia assoluta.

Gli israeliani, ebrei e palestinesi, e i palestinesi dei Territori Occupati che sono attivisti dell’Aic hanno fatto un grande sforzo per dimostrare alle rispettive società che la convivenza, al di là delle religioni, delle chiusure identitarie e di genere, non solo è possibile, ma necessaria e ineluttabile.

Nei primi anni della sua esistenza l’Aic ha nuotato, solo o quasi, controcorrente. Anche alcuni dei suoi fondatori ebrei israeliani hanno subito il carcere perché lo Stato d’Israele non poteva tollerare che degli ebrei uscissero dal guscio e mettessero in discussione l’esistenza del “nemico assoluto”.

Negli ultimi cinque anni, dopo lo scoppio della rivolta nel 2000, i militanti e le militanti dell’Alternative sono impegnati nel combattere la disumanizzazione dell’altro, soprattutto nell’esercito israeliano. Così sono in prima fila nel sostegno al movimento dei Refuseniks, quei soldati dell’esercito che rifiutano di essere complici dell’oppressione del popolo palestinese.

Oggi il mondo sembra ebbro di fronte al piano unilaterale di Sharon. Sembra che in pochi riflettano sul significato della parola unilaterale.

Oggi Ahmad Abu Hannya viene arrestato non perché terrorista, ma perché attraverso la sua stessa esistenza smaschera l’unilateralismo di cui invece è pervasa la società israeliana.

Oggi, dopo ventuno anni, l’Aic è impegnato nella diffusione di analisi controcorrente, sia in Israele che in Palestina. Queste analisi, le sue campagne, sono frutto di una discussione continua su un futuro vivibile insieme in Palestina/Israele. Come campagna nazionale di sostegno all’Alternative Information Center – Solidali-Aic, abbiamo scelto di portare anche in Italia questo dibattito. Innanzitutto facendoci amplificatori e traduttori di queste riflessioni, elemento essenziale, a nostro avviso, per chiunque voglia fare solidarietà internazionale in modo efficace. Siamo convinti, infatti, che il modo migliore per essere militanti internazionali sia comprendere la complessità dei mutamenti intervenuti in questi ultimi venti-trenta anni in Palestina, Israele, nell’occupazione israeliana di Gaza e Cisgiordania, nel mondo. Questa complessità non è sconosciuta, tutt’altro. Ciò che vogliono farci credere è che questa complessità, che tende al peggior mondo possibile, non possiamo capirla, che è appannaggio degli “esperti”. Non è così.

La storia di Ahmad, dell’Alternative Information Center è lì a dimostrarlo, sta a noi cogliere il messaggio che essi ci lanciano, farlo nostro. Solo così potremo contribuire, ne siamo persuasi, alla costruzione di quel mondo migliore cui tutti e tutte, in qualsiasi parte del mondo con le nostre specificità, abbiamo diritto.

A cura di Solidali-Aic

Per chi volesse entrare in contatto con la campagna di sostegno all’Alternative Information Center può scrivere a: solidali_aic@yahoo.it o contribuire economicamente con un versamento sul c/c postale n.24648206 int. Guerre e Pace (causale: sostegno AIC)

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