La vendita e il commercio di bambini a scopo di sfruttamento sessuale e non solo è un fenomeno ben più ampio di quanto emerga dalle statistiche. E la maggior parte dei minori vittime è priva di protezione adeguata.

     

E’ quanto emerge da “La punta dell’iceberg”, un briefing diffuso oggi da Save the Children in occasione della Giornata Internazionale in Ricordo del Commercio degli Schiavi e della sua Abolizione.

“Cambiano le rotte, le destinazioni e le forme ma il commercio di esseri umani continua ad esistere”, dice Carlotta Sami Coordinatrice dei Programmi di Save the Children Italia. “La tratta di minori è una delle peggiori e attuali forme di riduzione in schiavitù”.

Sono circa 1,2 milioni i minori di 18 anni vittime di tratta nel mondo: bambini e adolescenti venduti o comprati, rapiti o adescati per essere poi utilizzati prevalentemente nell’industria del sesso e della prostituzione ma anche nell’accattonaggio, in attività illegali quali furti, nell’ambito delle adozioni illegali e del traffico di organi, in lavori irregolari.

Si calcola che i bambini rappresentino il 30% delle vittime della tratta di esseri umani. Un fenomeno in aumento soprattutto in Europa, dove la tratta di minori è raddoppiata negli ultimi 3 anni.

E’ compresa tra gli 8 e i 18 anni l’età delle vittime ma la tratta arriva a coinvolgere anche neonati venduti per adozioni illegali a prezzi che possono variare dai 7.000 ai 15.000 euro.

“Purtroppo i minori sono spesso sottoposti a violenze e abusi fin dall’inizio del viaggio verso i paesi di destinazione finale”, prosegue Carlotta Sami. “Le vittime possono essere vendute più volte. Anche 22, come nel caso di una ragazza rumena di cui abbiamo avuto notizia”.

In Italia, luogo di transito e di destinazione, la tratta dei minori è strettamente legata allo sfruttamento sessuale anche se negli ultimi 10 anni si sono aggiunte altre forme di sfruttamento e abuso: l’accattonaggio, le adozioni illegali, attività di micro-criminalità, il lavoro minorile. Paesi quali Albania, Moldavia, Romania, Ucraina, Russia, gli stati del Baltico, e la Nigeria sono le nazioni di provenienza della maggior parte delle giovani vittime: film pornografici, prostituzione, pedo-pornografia su Internet gli ambiti dello sfruttamento sessuale.

Tra il 2001 e il 2002 la prostituzione straniera in Italia ha coinvolto un numero di persone compreso tra un minimo di 10.000 ed un massimo di 13.000, con un’incidenza di minori del 5% circa.

Secondo la Procura Distrettuale Antimafia, relativamente al reato di riduzione in schiavitù, sono stati 131 (fino all’ agosto 2004) i procedimenti penali per altrettante vittime, di cui 29 minori.

“Si tratta di cifre esigue rispetto ad un fenomeno che resta in gran parte sommerso”, spiega ancora la Coordinatrice dei Programmi di Save the Children Italia. “Una delle ragioni di ciò, valida soprattutto per il nostro paese, sta nel mancato riconoscimento dei minori vittime di tratta in quanto tali. In Italia la tendenza”, prosegue, “è di non riconoscere lo status di minori vittime di tratta a molti minori stranieri non accompagnati che si trovano sul nostro territorio in situazioni di reale e grave sfruttamento. Le conseguenze di ciò sono molto serie. La legge prevede infatti, per le vittime di tratta, uno speciale permesso di protezione sociale e dei percorsi di riabilitazione e reintegrazione mentre ai minori stranieri non accompagnati viene riconosciuto un semplice permesso di soggiorno per minore età. Se consideriamo che i minori stranieri non accompagnati in Italia sono migliaia, possiamo dedurre che molti sono i minori ai quali viene negata la protezione a cui avrebbero diritto”.

Avendo dunque come obiettivo prioritario quello della tutela dei diritti dei minori stranieri presenti nel nostro paese, in particolare del diritto ad essere protetti, riabilitati e reinseriti nella società. Consapevole inoltre della gravità e complessità del fenomeno della tratta, Save the Children raccomanda di:

– Adottare politiche efficaci di protezione e reinserimento delle vittime di tratta. In particolare: individuare e “agganciare” le vittime nei luoghi dove avviene lo sfruttamento, cioè per strada (con attività di educativa di strada realizzate da mediatori culturali e peer educators) ma anche in locali e spazi al chiuso;

– Occuparsi non solo della tratta a scopo di sfruttamento sessuale ma anche di altre ed emergenti forme di sfruttamento, come l’accattonaggio e la micro-criminalità minorile, lo sfruttamento del lavoro minorile;

– Rendere più efficace l’intervento di contrasto da parte delle Forze dell`ordine e della Magistratura;

– Proporre alle vittime percorsi di integrazione credibili, offrendo l’opportunità di restare regolarmente in Italia e di svolgere attività lavorative dignitose;

– Adottare politiche di prevenzione nei paesi d`origine. In particolare: migliorare le condizioni di vita generali affinché i minori non siano costretti o spinti a partire; intensificare l’informazione e la sensibilizzazione fra i minori, nelle famiglie e nelle comunità locali;

– Adottare politiche per l’immigrazione a livello nazionale e europeo che siano coerenti e non solo repressive ma volte al riconoscimento dei diritti dei migranti, adulti e minori.

Per maggiori informazioni: Ufficio stampa – Save the Children Italia, Tel: 06.48.07.0023; press@savethechildren.it

International Christian Network News, 14.09.05

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