Circa 300 esiliati politici mauritani, riuniti nelle ‘Forces africaines de libération de la Mauritanie’ (Flam), hanno giudicato “insufficiente” l’amnistia proclamata il 2 settembre dalla giunta militare al potere a Nouakchott, ponendo nuove condizioni per il loro ritorno in patria.

     

In una nota diffusa da Parigi, i rappresentanti del Flam affermano che dopo il ‘golpe bianco’ del 3 agosto scorso col quale è stato rovesciato il presidente Maaouiya Ould Taya, “non esistono ancora i presupposti necessari alla distensione del clima politico e sociale”.

I firmatari del comunicato chiedono “un rientro organizzato” di tutti i mauritani fuggiti o deportati in Senegal e Mali alla fine degli anni ’80, la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente sulle violenze a sfondo etnico degli anni ’90-’91 e la convocazione di una conferenza nazionale sul problema della schiavitù. “Le risoluzioni relative a questi temi di fondo dovranno essere oggetto di leggi costituzionali da sottoporre a referendum prima della fine della transizione” affermano gli esponenti del Flam.

All’inizio della settimana sono rientrati in Mauritania circa 30 esuli di un gruppo di 200 oppositori al deposto presidente che avevano accettato di beneficiare dell’amnistia; apparterrebbero in gran parte al ‘Mouvement des cavaliers du changement’, il primo gruppo armato dell’opposizione, sorto dopo un tentativo di golpe nel 2003.

Nelle settimane precedenti erano tornati in libertà anche decine di militari, oppositori e attivisti islamici arrestati negli ultimi anni da Taya.

[FB] – MAURITANIA 15/9/2005

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