La società mista di trasformazione urbana “Il Tirone”, in cui compaiono imprese nazionali e locali in gara per i lavori di realizzazione del Ponte sullo Stretto, presenta un devastante megaprogetto edilizio nel cuore della città di Messina.

     

Cinque nuovi edifici con una media di cinque piani (esclusi quelli interrati), un mega-parcheggio, un palazzo che “cavalca” un frammento storico, demolizioni e ricostruzioni in stile: a Messina, il termine Stu passa dalla forma alla sostanza nel suo senso più letterale e spartano, trasformando.

L`obiettivo della Società di trasformazione urbana per il Tirone, caldeggiata dal direttore generale del Comune, Gianfranco Scoglio, e composta al trenta per cento da Palazzo Zanca (30000 euro di quote) e al settanta dalle imprese Garboli-Conics spa, Studio FC & RR associati, Demoter srl, Ingegner Arcovito di Paolo Costruzioni, Ciaquattropareti, Trio, Ingegneria e Finanza srl (7000 azioni in tutto, pari a 70 mila euro) è stato pienamente realizzato: in cambio del restauro di antichi palazzotti, un business a grandi cifre. Un business che vede anche la trsformazione di un`area destinata a verde attrezzato e che lascia un interrogativo su quale sia il reale interesse pubblico a fronte delle grandi trasformazioni concesse in cambio di qualche intervento.

All`origine, l`idea era quella di recuperare un`ampia porzione di tessuto pre-terremoto in pieno centro cittadino, sopravvissuta a bombe, disastri, vecchie

speculazioni, ma non alla politica. E, tanto per citare uno dei paradossi, la formula dei lavori sulle preesistenze fa ripiombare la pratica del restauro alla Polonia o alla Germania dell`immediato dopo guerra, quando i centri storici di Varsavia e di Monaco furono ricostruiti integralmente (utilizzando qualsiasi forma di reperto, anche le cartoline).

Al Tirone, cinquanta anni dopo, la Stu propone di restaurare dove si può e di demolire, ricostruendo in stile, ciò che è troppo costoso restaurare. Già, perché il problema è che l`olio economico che fa girare il motore della Società di

trasformazione urbana non sono i vecchi edifici, ma tutto il nuovo che si può andare a costruire e sfruttare in cambio del “sacrificante” recupero. Come alcuni interventi discutibili (un edificio che ingloba il seicentesco e tardo manierista Palazzo degli Elefanti) e alcune dimenticanze, per esempio la via Orto Gemelli, che rappresenta una consistente porzione di tessuto

preterremoto, non inclusa nel piano perché, evidentemente, meta di altri “appetiti”.

Formalmente, così Raffaele Cucinotta, responsabile del procedimento incaricato dal Comune, riassume: «Gli obiettivi dell`intervento possono così sinteticamente definirsi: creazione di un polo direzionale-commerciale strategico finalizzato ad aumentare il livello di attrattività del centro storico ai flussi di operatori economici in un`ottica di armonizzazione e riequilibrio del

tessuto cittadino; riorganizzazione della viabilità in rapporto alla creazione di nuovi spazi urbani organizzati».

Gli interventi previsti dalla Stu sono dieci, ognuno dei quali, sottolinea Cucinotta, «è necessario rilevare come non possa essere considerato

disgiuntamente dagli altri, in quanto ciascuno di essi è strettamente funzionale alla trasformazione urbana complessiva e alla riqualificazione del tessuto cittadino della zona perimetrata». «Essi pertanto – aggiunge – vanno visti, oltre che nella propria particolarità, come globalmente funzionali alla riuscita del

programma della società».

Per capire meglio ancora la Stu, basta rileggere l`elenco dei soci incrociandolo con quello degli interventi, perfettamente calibrati sulle vocazioni dei partecipanti. Insomma, per garantire tutti, il progetto deve andare in porto così come è: «In tal senso – scrive il responsabile del procedimento – si può

rilevare l`importanza fondamentale della previsione del parcheggio multipiano, senza il quale tutto l`intervento verrebbe vanificato da problemi di viabilità e sosta. In tal senso appare necessario ottimizzare le destinazioni dei vari edifici in modo da concentrare, per quanto possibile, le destinazioni per uffici pubblici negli edifici più vicini al parcheggio». Ma ecco quali sono i dieci interventi

previsti, a cominciare proprio dal multipiano.

SCUOLA E PARCHEGGIO. Si tratta di un edificio a nove piani. Nei sei interrati trova collocazione il parcheggio da 1400 posti auto che prevede un accesso di solo ingresso a piano terra su via Pippo Romeo ed un`uscita su viale Cadorna, realizzata tramite un piccolo viadotto lungo circa venti metri che proviene dal sesto piano. Nei tre piani fuori terra al di di sopra del parcheggio si prevede un polo scolastico che è collegato alla Circonvallazione tramite una rampa a senso unico di ingresso e uscita. Cucinotta scrive, in aggiunta alla proposta, che si consiglia un ulteriore accesso da viale Italia, «costituito da una carreggiata di dimensioni regolari con corsie e tornanti agevoli», che potrebbe essere realizzato «sotto il palazzo residenziale (di nuova costruzione e previsto dalla Stu, ndr), che potrà essere realizzato dalla seconda elevazione in su». L`edificio

(detto “Palazzo Viale Italia”) potrà recuperare lo spazio perduto con una maggiore elevazione rispetto alla previsione originaria».

CENTRO ARTIGIANALE. Alto cinque piani con una superficie fondiaria di 2000 metri quadrati, ha un piano di copertura collegato alla circonvallazione per permettere l`ingresso dei mezzi destinati ad uscire, poi, dalla via Pascoli. Il palazzo prevede la realizzazione di venti locali di 200 metri quadrati ciascuno con la possibilità di un posto auto ciascuno a livello. Un po` arrampicata sugli specchi l`annotazione esplicativa di Cucinotta: «L`edificio appare funzionale alla possibilità concreta di spostare le attività artigianali comportanti emissioni in atmosfera presenti all`interno dell`area interessata (falegnami restauratori, officine di riparazione autoveicoli e motori) in un`unica area coperta e appositamente dedicata e attrezzata all`uopo. Si raggiunge così il duplice scopo di liberare l`area da un artigianato spesso molesto e comunque in stridente contrasto con le destinazioni previste, concentrandolo in una zona limitrofa ma separata visivamente e funzionalmente dalle aree da recuperare». In aggiunta, per realizzare il centro artigianale si dovrebbe modificare il Piano regolatore, cambiando la destinazione da verde attrezzato a servizi pubblici di interesse

collettivo.

RIQUALIFICAZIONE TESSUTO STORICO. Vale la pena di trascrivere l`ipotesi così come è: «L`intervento prevede, laddove è possibile, il recupero degli edifici esistenti, mentre per quelli prevalentemente crollati, sarà effettuata una ricostruzione fedele con conseguente adeguamento sismico. Si prevede pertanto la demolizione delle superfetazioni abusive e degli edifici in particolare stato di degrado, con il recupero dei fabbricati di pregio e la ricostruzione fedele di quelli crollati e di quelli rimaneggiati con manutenzioni inopportune e difformi. In tale ambito si prevede la destinazione dei piani terra a laboratori artigianali, specie, di orafi e argentieri, storicamente presenti nelle aree». Quest`ultima circostanza è comunque inesatta, visto che orafi e argentieri erano per lo più dove oggi c`è la via Argentieri, tra il Duomo e il

Municipio.

Tutti gli interventi, che ricadono in zona A1 del Prg, sono subordinati al parere della soprintendenza che, purtroppo, sul Tirono ha apposto solo il vincolo paesaggistico. Nessuna indicazione sul rapporto con i proprietari delle case.

SCALINATA SANTA BARBARA. La scalinata che corre sulle mura cinquecentesce avrà sostituite la pavimentazione e l`illuminazione. L`intervento prevede anche il recupero dei fabbricati di pregio e la ricostruzione di quello crollato. Anche in questo caso, nessuna notizia sul rapproto con i proprietari degli immobili.

EDIFICIO SU VIALE CADORNA. Si tratta di una costruzione da 19.800 metri cubi, di cui 4 piani destinati a residenza e 4 a uffici, vicino al parcheggio multipiano. A ogni buon conto, se al multipiano non ci fossero più stalli liberi, due piani interrati saranno destinati a parcheggio. Agiografica la notazione di Cucinotta: «Appare pregevole l`idea di realizzare un palazzo i cui utenti, in particolare per la parte destinata ad uffici, possano fruire dell`immediata vicinanza del parcheggio multipiano». L`ingegnere, però, va oltre, facendo quadrare il business: «In effetti, la vicinanza di tale parcheggio suggerisce la possibilità, da valutarsi in sede di progettazione preliminare, di destinare tutto l`immobile a uffici pubblici, trasferendo contestualmente le previsioni di edilizia

residenziale ed uffici privati nei palazzi di via Santa Maria del Selciato e Viale Italia. In tal modo si potrebbe realizzare un centro servizi ove ubicare uffici che hanno molta utrenza pubblica, garantendo la possibilità di un parcheggio adeguato». Insomma, correndo con la fantasia, nell`edificio potrebbe anche trovare posto il Tribunale, la cui realizzazione era stata prevista al Tirone venti

anni fa.

IL PACHIDERMA SUGLI ELEFANTI. Molto asciutte le spiegazioni della Stu e del responsabile. Così la società: «Trattasi di un edificio di superficie complessiva pari a 637 metri quadri, di 9 piani di cui 3 per residenza e 6 per uffici vicino al parcheggio multipiano. Il palazzo viene realizzato a partire dalla seconda

elevazione in su, limitandosi a piano terra a restaurare ed inglobare un edificio storico». E così Cucinotta: «Anche in questo caso si prevede di realizzare un palazzo che gode dell`immediata vicinanza del parcheggio multipiano e sarebbe opportuno realizzare tutto il palazzo interamente dedicato alla destinazione di pubblici uffici. I parcheggi pertinenziali saranno realizzati

all`interno del parcheggio sottostante il polo scolastico». L`edificio storico è

Palazzo degli Elefanti, così chiamato per via di due mensole zoomorfe sul portale d`ingresso. Attribuito al Maffei, risale alla prima metà del Seicento e contiene elementi tardo manieristi.

L`idea di inglobarlo in una nuova costruzione lascia pensare che esso possa essere sottoposto a vincolo. Se così fosse, per le normative vigenti di tutela, non potrebbe essere racchiuso in altre forme.

L`EDIFICIO SUL… SELCIATO. Otto piani fuori terra al prezzo di una casetta diruta a due elevazioni (del Settecento), con portico a doppia altezza per il passaggio pedonale al giardino interno e la rampa d`accesso al parcheggio interrato di due piani. A destinazione pubblico-privata, ricade in via Santa Maria del Selciato, e, secondo quanto suggerito dal responsabile del procedimento, dovrebbe essere interamente residenziale. Peccato che la via sia al di fuori del perimetro del Tirone, dopo piazza del Popolo andando a Sud.

TRE PIANI SUI “RUDERI”. Altra strada, viale Italia, altra demolizione, altro palazzo. A farne le spese, questa volta, le abitazioni settecentesche malridotte di viale Italia, che lascerebbero il posto a un palazzo a tre piani, più due destinati a parcheggio interrato. L`area è in prossimità dello sbocco della scalinata Santa Barbara. Per realizzare il palazzo sarà necessaria una deroga sulle altezze degli edifici che costeggiano il ciglio stradale della circonvallazione.

PIAZZA DEL POPOLO E STRADE. Il problema della piazza i cui edifici sono stati progettati dal Basile? La pavimentazione e i sottoservizi. Per il resto, i prospetti degli edifici che rendono nobile lo spazio non sono previsti nell`intervento (uno, di proprietà delle Figlie del Divino Zelo, è a rustico dalla nascita). In compenso, la Stu prevede anche l`attivazione al traffico veicolare della Galleria Santa Marta e manutenzione e arredo al Tirone.

IL DESTINO DEGLI ABITANTI. E chi ha abitato fino ad ora il Tirone? Per tutti ha pensato la Stu con un “edificio per edilizia residenziale pubblica” a carattere sperimentale, che vedrà l`impiego della domotica, sarà accessibile ai portatori di handicap e punterà sulla saggia gestione delle risorse idriche ed energetiche. L`unica controindicazione? Il palazzo di 1250 metri quadrati sarà in Contrada Campolo, che con una “lieve” modifica al prg da E1 (verde agricolo) a residenziale pubblica (a discapito di un`altra che già lo è) sarà edificabile. Certo, si tratta di abitare a chilometri di distanza, ma meglio la domotica che la fatiscenza.

Per fortuna che di questa si farà carico la Stu….

Centonove, 2 settembre 2005.

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