Con un documento, il Movimento dei Senza Terra brasiliano denuncia il “volta faccia” del governo del Presidente Lula. La profonda crisi sociale del Paese latinoamericano, le scelte “centriste” del Partito dei Lavoratori, la corruzione endemica del sistema politico.

     

Caros amigos e amigas do MST,

riteniamo importante che voi, amici e amiche del MST, sappiate cosa realmente pensiamo. Durante il mese di luglio, in una riunione del Coordinamento Nazionale del MST, con più di 250 compagni e compagne di tutti gli stati e settori, abbiamo analizzato la congiuntura politica e il nostro comportamento di fronte ad essa. Presenteremo sinteticamente le

principali decisioni politiche del nostro Movimento. Esse orienteranno le nostre azioni pratiche.

1. Sulla corruzione

La corruzione è un metodo endemico con cui le classi privilegiate si sono impadronite delle risorse pubbliche in uno stato scarsamente democratico.

Riteniamo che esista una corruzione illegale da cui generalmente traggono beneficio interessi personali e quella praticata con metodi legali ­ma immorali e illegittimi che coinvolge l¹appropriazione di risorse pubbliche da parte di un gruppo economico, un settore specifico della classe dominante, o da parte dei ricchi in genere.

I tassi di interesse praticati in Brasile e i trasferimenti di risorse pubbliche verso le banche, superiori a 100 miliardi di reais all¹anno, sono un esempio inequivocabile di questo.

Ci sono altre questioni importanti: in generale i mezzi di comunicazione e le elite proteggono i corruttori e ci impediscono di identificare i veri colpevoli. Chi sono i proprietari dei milioni di risorse sviate per le campagne elettorali? Che interessi ci sono dietro gli investimenti milionari fatti nelle campagne politiche?

Noi riteniamo imprescindibile esigere la punizione di tutti i casi di corruzione. E in particolare esigiamo cambiamenti profondi nel sistema di rappresentanza politica e di partito: è l`unica possibilità di combattere la corruzione di sistema che regna nel paese.

2. Sul governo Lula.

Il popolo brasiliano ha eletto il governo Lula perché ci fossero cambiamenti. Ha votato per un programma di impegni della campagna elettorale distribuito a tutta la popolazione. Il governo eletto si è anche impegnato attraverso una lettera ai brasiliani, a promuovere cambiamenti, al di là del fatto che avrebbe mantenuto i contratti con il capitale.

Il modo di agire del governo ha frustrato tutti e ha sfigurato la volontà manifestata dai 53 milioni di elettori ed elettrici. C`è stata una perversa composizione di forze politiche, compresi conservatori e destra, che hanno assunto posti di rilievo nella Banca Centrale, nei ministeri dell`Economia, dell`Agricoltura e dello Sviluppo, Industria e Commercio.

Nel luglio scorso, nel mezzo di una profonda crisi politica, il governo ha promosso una riforma ministeriale che ha ancor più rafforzato l`alleanza con settori conservatori. E` a partire da questo fatto che diciamo che il governo ha cambiato faccia.

Non abbiamo più di fronte lo stesso governo che abbiamo eletto nel 2002. Non c¹è un governo di sinistra, né di centro-sinistra. Abbiamo un governo di centro, con la destra che controlla la politica economica. Abbiamo detto addio al governo del PT e ai suoi impegni storici. Subiamo le conseguenze di un governo ambiguo, composto da forze politiche della società che vanno dalla destra alla sinistra, e che hanno da offrire molto poco. Il governo ha perso l¹opportunità, nel corso del suo mandato, di consultare il popolo su questioni strategiche per la nostra società come il debito estero, i tassi di interesse, i transgenici, l`autonomia della Banca Centrale, lo spostamento del fiume São Francisco, la Legge Kandir. etc.

E certamente il popolo avrebbe scelto il cambiamento avrebbe appoggiato il governo, che ha preferito ascoltare soltanto i politici tradizionali.

3. Il governo e la Riforma Agraria

Abbiamo pensato che la vittoria del governo LULA avrebbe rappresentato una modificazione nella correlazione di forze e avrebbe favorito la Riforma Agraria. E` stato elaborato il Piano Nazionale di Riforma Agraria che prevedeva l`insediamento di 400.000 famiglie in un periodo di 4 anni, oltre a modificazioni amministrative nell`INCRA (Istituto nazionale di colonizzazione e riforma agraria), formazione degli insediati e matrimonio tra riforma agraria e agroindustria. Trascorsi due anni e mezzo, constatiamo che la riforma agraria cammina a passi di tartaruga. Il governo è stato incapace di realizzare il suo stesso piano. E` mancato il coraggio di affrontare gli ostacoli della Riforma Agraria, che non va avanti perchè:

a) resta in piedi uno stato amministrativamente organizzato contro i poveri, che si occupa soltanto dei ricchi;

b) il governo ha creduto nella falsa idea che l¹agrobusiness possa essere la soluzione per la povertà nelle campagne. Ma esso favorisce solo gli esportatori e le multinazionali agricole;

c) il governo non ha capito che il mantenimento di una politica economica neoliberista impedisce la realizzazione di qualsiasi programma di riforma agraria. La politica neoliberista taglia risorse di bilancio, concentra il reddito, mette al primo posto le esportazioni e crea disoccupazione. La politica che noi sosteniamo distribuisce il reddito, crea posti di lavoro, sviluppa il mercato interno e fa in modo che le persone restino in ambito rurale, E la riforma agraria è soltanto uno strumento di questa politica Insoddisfatti, abbiamo fatto la Marcia Nazionale. Durante 17 giorni abbiamo riunito 12.000 marciatori intorno allo stesso obiettivo. Siamo riusciti ad ottenere che il governo rinnovasse con noi sette impegni con l`obiettivo di accelerare la riforma agraria. E¹ successo poco. L`impegno a insediare 115.000 famiglie quest`anno si è limitato, fino ad ora, a circa 20.000.

Altre 120.000 famiglie restano accampate, aspettando in condizioni subumane.

La promessa modifica degli indici di produttività per il calcolo degli espropri, fino ad oggi non è stata pubblicata. Si tratta di un semplice atto amministrativo di due ministri. Siamo stanchi di ascoltare i governanti che parlano di mancanza di risorse, mentre le banche nuotano in miliardi di reais trasferitigli dallo stato.

Il governo Lula ha un immenso debito con i senza-terra e con la società brasiliana rispetto alla richiesta di Riforma Agraria.

4. Sul PT e le sinistre.

Il MST manterrà la sua linea politica storica: è autonomo, tanto in relazione ai partiti politici quanto al governo e allo Stato. Così ci comporteremo anche in questa crisi.

Individualmente, come cittadini e militanti sociali, gli appartenenti al Movimento si sommano ai brasiliani perplessi per la rivelazione dei metodi che il PT ha utilizzato per fare politica. Le campagne elettorali hanno mercantilizzato il voto. Pagate a peso d¹oro e dirette da pubblicitari stipendiati, hanno cambiato obiettivi.

La corruzione ora denunciata è solo il frutto del metodo utilizzato, Quello che fa impressione è come settori di sinistra hanno utilizzato gli stessi metodi della destra e a essa si sono equiparati. Questa è la fine di quel che chiamiamo politica.

Per questo sosteniamo i metodi di sinistra di fare politica, che sono centrati sulla discussione delle idee, nella formazione della militanza, nel lavoro di base e nella organizzazione cosciente del popolo, come unica forza capace di produrre cambiamenti nel nostro paese.

5. Sulla natura della crisi.

Riteniamo che la crisi che stiamo vivendo non si limita alle denunce e alla corruzione. E` molto più grave. Si tratta di una crisi di modello. I posti di lavoro creati, molto inferiori rispetto alle promesse della campagna, sono insufficienti per rispondere alla nuova domanda dei giovani che entrano nel mercato del lavoro. Abbiamo affrontato una crisi sociale: I poveri lottano solo per la sopravvivenza e, in varie aree, si vedono segnali di barbarie sociale, con aggravarsi della violenza.

Stiamo vivendo una crisi politica: la popolazione non si riconosce in questo sistema di rappresentanza, non ha potere politico e non può esercitare quel che la Costituzione federale dice: che tutto il potere proviene dal popolo. Il popolo è arrabbiato nei confronti della politica e vede tutti uguali. Tutto ciò ci porta a una crisi ideologica, conseguenza della mancanza di discussione nella società su un progetto per il paese. Temiamo che questa apatia si prolunghi.

6. Chi sono i nemici del popolo

Comprendiamo che i veri nemici sono le classi dominanti, si arricchiscono sempre di più a spese del popolo. Sono gli interessi del capitale straniero, che si manifesta attraverso l`azione delle multinazionali, delle banche straniere, del debito estero, del trasferimento di ricchezza verso l`estero.

Sono i grandi capitalisti brasiliani che si sono subordinati a quegli interessi e hanno voltato le spalle al popolo. E` il sistema finanziario nazionale, Sono i latifondisti che continuano ad accumulare terre e le difendono in qualsiasi modo. E` la politica del governo di George W. Bush, che vuole consolidare l`America Latina solo come un mercato per le sue imprese statunitensi e controllare la nostra biodiversità e le nostre sementi.

Il governo Lula può trovare nel popolo un alleato per combattere i nemici. Ma deve mostrare da che parte sta: se con le classi dominanti o con i poveri. Non bastano i discorsi. Questa scelta si fa attraverso cambiamenti chiari nell`attuale politica economica e sociale.

7. Sulle vie d`uscita dalla crisi.

Comprendiamo che l`uscita da questa grave crisi non dipende più solo dal governo, dal presidente. Dai partiti politici o dalle elezioni del 2006. Dipenderà da un`ampia agglutinazione di tutte le forze sociali, organizzate per realizzare un vero “mutirão” per discutere e costruire un nuovo progetto per il paese. Un progetto di sviluppo per il nostro paese che metta al primo posto la sovranità popolare. Che organizzi una politica economica rivolta a trovare soluzioni ai principali bisogni della popolazione, come lavoro, reddito, terra, casa, scuola e cultura. Un modello che metta al primo posto la vita delle persone, la costruzione di una società con meno disuguaglianze e ingiustizia sociale. Abbiamo bisogno di una riforma costituzionale che modifichi l`attuale regime politico, che inserisca meccanismi di democrazia diretta. Vogliamo avere il diritto di convocare referendum, di realizzare consultazioni popolari. Vogliamo vedere democratizzato il sistema dei partiti e della rappresentanza politica.

Tutto questo richiederà un lungo cammino. Ma che dobbiamo cominciare presto. Dobbiamo stimolare il dibattito nella società in tutti gli spazi. Solo così il popolo stringerò nelle sue mani la convinzione che i cambiamenti sociali saranno conseguenza della sua organizzazione e lotta. Continueremo a formare militanti e lottatori e lottatrici del popolo, elevando il loro livello di coscienza e cultura. Abbiamo bisogno di democratizzare i mezzi di comunicazione, costruire mezzi alternativi con radio comunitarie, tv comunitarie e pubbliche, perché il popolo abbia accesso alle informazioni corrette.

8. Calendario di mobilitazioni

Di fronte a questa valutazione della crisi e della congiuntura, invitiamo tutti i militanti del MST, la base dei movimenti di Via Campesina e i movimenti sociali urbani a unire gli sforzi,a mobilitarsi e organizzarsi.

Invitiamo tutti e tutte a partecipare alle iniziative che sono in corso nel mese di agosto e che culmineranno con la realizzazione di un 7 di settembre grandioso, capace di emanare il vero grido degli esclusi nel maggior numero di città brasiliane possibile. Durante settembre e ottobre organizzeremo assemblee statali popolari per discutere un nuovo modello economico, che culmineranno nella nostra assemblea nazionale popolare: un mutirão per un nuovo Brasile, che si realizzerà a fine ottobre a Brasilia.

Secretaria Nacional do MST

São Paulo, agosto 2005

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