Ottre ottomila persone hanno partecipato a Messina al IV Corteo Nazionale contro il Ponte sullo Stretto. Le organizzazioni politiche e ambientaliste sottoscrivono un documento finale per lanciare nuove iniziative di lotta per il prossimo autunno.

     

Dal 1° campeggio di lotta contro il ponte sono passati tre anni. Allora, intuendo che si poteva passare dalla fase della convegnistica all’iniziativa di piazza, investimmo tutte le nostre energie in un progetto che si è, poi, rivelato fondato, tant’è che le dimensioni delle manifestazioni hanno avuto una crescita esponenziale. Da quel primo momento sono cambiate tante cose. Sono nati comitati, reti, movimenti come espressione di una posizione anti-ponte che si andava consolidando.

Noi ci siamo sempre opposti alla prospettiva della devastazione ambientale e sociale che verrebbe causata dalla costruzione del ponte con la stessa determinazione e con lo stesso spirito con cui ci opponiamo alla politica di riduzione dei diritti sociali, all’aggressione alle garanzie del lavoro, allo smantellamento dello stato sociale. La legge Bossi-Fini, i centri di permanenza temporanea (veri e propri lager per i migranti), la legge 30 che aggrava il processo di precarizzazione del lavoro fino a disegnare uno scenario da nuovo caporalato, lo scippo del tfr, le privatizzazioni, la distruzione di scuola, università e sanità pubbliche, la dissennata politica di smaltimento dei rifiuti che dissemina il territorio meridionale di termovalorizzatori, lo scempio del ponte sullo stretto sono aspetti diversi di un’unica politica che mescola neoliberismo di quart’ordine e speculazione.

Per questo la battaglia contro la costruzione del ponte non può non essere inscritta dentro un percorso di resistenza che sappia contrapporre i diritti delle popolazioni meridionali e dei loro territori alla smania profittattrice delle consorterie politico-affaristico-mafiose. D’altronde le ultime inchieste in ordine di tempo, quella della procura di Roma che ha svelato il tentativo di Cosa nostra e ‘ndrangheta di mettere le mani sull’affare ponte e quella relativa all’operazione “gioco d’azzardo”, disegnano un intreccio di interessi che attraversa, nel nostro territorio, poteri politici, imprenditoriali, giudiziari, criminali e ci danno il quadro dell’ambiente pronto ad accogliere il flusso di miliardi destinati alla mega-opera.

Questa potrebbe essere l’ultima estate prima dell’apertura dei cantieri. E’ importante, quindi, fermarli adesso.

Impediamo progetti che sono interessi solo di alcuni. Liberariamo progettualità per il bene comune come,ad esempio, la realizzazione del doppio binario in tutte le aree nelle quali la rete ferroviaria è insufficiente e il potenziamento del servizio via mare. Il modello di chi vuole governare e farsi delegare dalla società per proteggere gli interessi delle lobby pontiste, continua a proporre l’operazione ponte sullo stretto anche a copertura di una totale assenza progettuale per il meridione.

In questi anni di mobilitazioni e lotte contro il mega-mostro abbiamo ampiamente messo in luce tutti i disastri che l’opera provocherebbe. Lo abbiamo fatto con dovizia di particolari e sostenuti da un coinvolgimento popolare crescente. A fronte della evidente inutilità dell’opera, del devastante impatto ambientale, delle risibili ricadute occupazionali, della sua insostenibilità economica, delle incognite ingegneristiche l’unico vero argomento che viene agitato è l’afflusso di risorse economiche (per l’infrastruttura e per le opere cosiddette mitigatrici) verso il nostro territorio. Si tratta sostanzialmente della proposta di uno scambio tra devastazione e denaro.

Noi ci opponiamo a tutto ciò. Sappiamo bene che si tratta solo di un escamotage teso a frenare la crescita del movimento che si oppone alla costruzione del ponte e, in generale, il disincanto di un’opinione pubblica che ormai, in larga misura, non crede più alle proprietà salvifiche dell’operazione ponte. L’era del pensiero unico favorevole al ponte è finita da un pezzo, l’hanno capito anche loro e cercano di correre ai ripari per esorcizzare il darsi di un livello del conflitto imbarazzante al momento della posa della prima pietra e dell’avvio dei cantieri (cosa, peraltro, già “lanciata” dalle indagini geognostiche effettuate e dalla predisposizione del piano degli espropri).

Le manifestazioni che si vanno succedendo in questa estate, che si sta rivelando la più prolifica da questo punto di vista, dimostrano però chiaramente con quanta consapevolezza gli abitanti dello Stretto si stanno rapportando al rischio di distruzione che minaccia il proprio territorio.

Il 23 luglio circa un migliaio di persone hanno manifestato per le strade di Torre Faro sotto gli sguardi compiaciuti e partecipi degli abitanti di un luogo che verrebbe fortemente compromesso dalla costruzione della mega infrastruttura. In contemporanea si svolgeva la maratona oratoria contro il ponte, che ha visto decine di attivisti alternarsi al microfono fino a coprire le 24 ore consecutive previste. Appena una settimana prima alla barcata in difesa dello Stretto avevano partecipato più di cento imbarcazioni con almeno cinquecento persone a bordo. In autunno, poi, ci sarà il corteo sullo sponda calabrese, preceduto da iniziative territoriali.

Certo, loro vanno avanti incuranti di tutto, utilizzando percorsi istituzionali che scansano qualsivoglia confronto con la volontà popolare, incuranti persino del pronunciamento sfavorevole della commissione istituita sull’argomento all’interno del consiglio comunale. Il loro obiettivo è, comunque, costruire la rappresentazione dell’inizio dei lavori, avviare la progettazione, iniziare gli sbancamenti, porre la prima pietra e, così, arrivare alle elezioni. Poi, si vedrà.

Noi, certamente, non possiamo puntare tutto sul mutamento elettorale. Il Centrosinistra ha preso, in larga misura, una posizione contraria al ponte (unica nota stonata Fassino) e alcuni settori della stessa classe politica che al livello nazionale si esprimono in favore alla costruzione del ponte, in riva allo stretto si scoprono difensori del territorio, sintomo che il peso elettorale del “no ponte” è cresciuto. Siamo certi, però, che la migliore arma a nostra disposizione per impedire che inizino l’opera di devastazione è la crescita del coinvolgimento popolare in questa battaglia per la difesa del territorio.

La Retenoponte2005, costituita per l’organizzazione dei due cortei di questa estate, ma che si riconvoca fin da domani per le future iniziative, chiede:

– la sospensione della gara per la nomina del general contractor per incompatibilità in quanto ditte tra loro collegate sono presenti in entrambe le cordate in competizione;

– il ritiro immediato di qualsiasi procedura di esproprio, avviata illegalmente in assenza di progetto esecutivo;

– l’utilizzazione delle ingenti somme previste per la costruzione del mostro sullo Stretto per il potenziamento della mobilità marittima sostenibile ed il risanamento delle coste.

Se, nonostante tutto, dovessero avviare i cantieri, l’auspicio è che la comunità intera dello Stretto faccia proprio l’insegnamento di Scanzano Ionico dove tutta la popolazione si rifiutò di vedere il proprio territorio trasformarsi in una discarica di scorie nucleari e se ne riappropriò.

Noi ci assumiamo la responsabilità di annunciare che saremo lì a bloccare i cantieri.

Messina, 6/8/05

Aderiscono: Ackme lab, Agire solidale (Messina), Arci, Area programmatica Lavoro e Società Cgil (Sicilia), CariddiScilla, Cgil (Messina), Comitato Scilla e Cariddi, Confederazione Cobas, Confederazione Unitaria di Base, Csoa A. Cartella (RC), Federazione Anarchica Siciliana, Giovani Comunisti (Sicilia), Laboratorio contro il ponte, Messina Social Forum, Partito dei Comunisti Italiani, Partito della Rifondazione Comunista, Partito della Rifondazione Comunista (Sicilia), Rete del Sud Antagonista, Sinistra ecologista (Messina), Verdi (Messina).

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