Almeno 70 persone sono state uccise negli ultimi mesi nei villaggi rurali del Nepal dai cosiddetti ‘vigilantes’, gruppi di uomini armati e appoggiati dall’esercito e dalla polizia che li incaricano anche di scoprire e punire, tra gli abitanti di ogni villaggio, presunti ‘informatori’ e ‘sostenitori’ dei maoisti la cui guerriglia dura ormai da 9 anni.

     

“Si tratta di giovani, spesso ‘teste calde’ o anche persone già note alla polizia per crimini comuni, che vengono forniti di armi e munizioni e gli si chiede di fare da ‘poliziotti” dice alla MISNA Subodh Ray Pyakurel, direttore dell’associazione nepalese per i diritti umani “Informal Sector Service Center” (Insec).

“Abbiamo la certezza – aggiunge Pyakurel – che, nelle zone lungo il confine con l’India, trovano anche l’appoggio dei poliziotti indiani, interessati a evitare che la guerriglia maoista nepalese mantenga i suoi appoggi in India, dove esiste un altro movimento guerrigliero maoista. Tutte queste ‘coperture’ rischiano di far sentire i vigilantes al di sopra di ogni controllo”.

Secondo dati diffusi da Insec e altre organizzazioni nepalesi ed internazionali per i diritti umani i vigilantes hanno già ucciso 31 persone e distrutto 708 abitazioni nel distretto di Kathmandu, 29 in quello di Kapilbastu e 12 a Nawalparasi, mentre mancano dati su altre zone del paese.

“La creazione di ‘forze di difesa’ nei villaggi ha significato la fine di ogni distinzione tra combattenti e non combattenti e l’aumento del numero delle vittime tra la popolazione civile” sostiene anche un rapporto di Amnesty International che viene diffuso oggi.

Renu Dharma, direttrice della ‘Woman Foundation’, associazione per i diritti delle donne dice all`agenzia MISNA: “Tutto può succedere quando si mette un’arma nella mani di persone molto povere e impreparate chiedendogli di fare il ‘poliziotto’. Non stupisce che si trasformino in prepotenti e la popolazione civile sia presa ora tra ben tre ‘fuochi’: la violenza dei ribelli, che si fa ogni giorno più brutale, la reazione indiscriminata e cieca delle forze dell’ordine che hanno instaurato un clima di terrore, ed ora l’arroganza e la minaccia di chi abita accanto alla tua casa”.

Il Nepal sembra ormai cadere in una spirale caotica, stretto tra la violenza delle parti in conflitto e un governo autoritario, quello del monarca Gyanendra, noto per le sue posizioni conservatrici, che recentemente ha preso il controllo dei poteri politici esecutivi. Inoltre, come già in passato, non sembrano capaci di trovare e mantenere la necessaria coesione i partiti politici nepalesi: pronti a unirsi contro il monarca ma – quando al potere – meno capaci di trovare una soluzione comune alle principali crisi del paese, conflitto maoista in primis.

[BF] – NEPAL 3/8/2005

Sull'autore