Spesi nel 2004 49,7 milioni di euro per il mantenimento dei centri di detenzione per immigrati e altri 26,3 milioni di euro per pagare gli 800 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri impegnati nei compiti di vigilanza. Inoltre, 13 milioni di euro hanno richiesto le operazioni di rimpatrio e circa 8 milioni sono costate le missioni estere e internazionali.

     

Ammonta a 49,7 milioni di euro, circa cento miliardi di vecchie lire, l“impegno` profuso nel corso del 2004 dal governo italiano – e in particolare dal ministero dell`interno – per il mantenimento dei centri di detenzione per immigrati: di questi, 40, 8 milioni sono stati destinati alla gestione dei cpt; 3,3 alla manutenzione ordinaria e altrettanti a quella straordinaria; 1,9 i milioni spesi per le voci economiche.

Un `impegno` del tutto encomiabile cui – ancor più meritevolmente – si aggiungono i circa 26,3 milioni di euro resisi necessari per pagare gli 800 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri impegnati nei compiti di vigilanza nei Cpt di Agrigento, Brindisi, Bologna, Caltanissetta, Catanzaro, Lecce, Milano, Modena, Roma, Torino e Trapani. Una geografia alfabetica che fa salire le voci di spesa a 76 milioni di euro.

E – a questo punto – perché non rilanciare e cercare di raggiungere quota cento? In realtà basta poco. Altro non serve se non che aggiungere alla lista i quasi tredici milioni di euro richiesti dalle operazioni di rimpatrio – leggasi espulsioni – degli immigrati nonché i circa otto milioni impiegati in missioni estere e internazionali (i dati, peraltro, si fermano al 30 settembre del 2004, ndr).

All`Italia, lo scorso anno, la repressione del flusso migratorio sarebbe insomma costata duecento miliardi di vecchie lire. Senza contare che la cifra – resa nota da due differenti Relazioni della Corte dei Conti – risulterebbe ancora mancante rispetto ai dati relativi alle spese sostenute dagli altri ministeri.

La Corte dei conti, in proposito, non può che confermare “le difficoltà che si incontrano nel voler individuare compiutamente le risorse complessive che il bilancio dello stato destina alle politiche dell`immigrazione”, stanti i numerosi soggetti istituzionali cui sono attribuite competenze in materia. Un`analisi da cui, comunque, resta fuori la spesa a carico del ministero degli affari esteri che pure opera nell`ambito delle politiche dell`immigrazione attraverso l`attività negoziale e la sottoscrizione di accordi di cooperazione.

Di certo, al momento, c`è solo che ben 15.647 “clandestini” sono stati trattenuti, nel 2004, all`interno delle strutture detentive e sono un totale di 59.965 gli stranieri respinti alle frontiere, espulsi o riammessi nel paese di provenienza.

Quanto ai costi relativi ai due Cpt che l`Italia sta realizzando in Libia (uno sarebbe in costruzione, il secondo in procinto di esserlo) nella relazione della Corte dei Conti non c`è traccia. Ma la notizia, mai resa nota dal governo al parlamento, suscita dure proteste: “Che l`Italia abbia iniziato la costruzione di questi Cpt – dice il deputato verde Mauro Bulgarelli – è la conferma che questo governo, tra menzogne e azioni clandestine, continua a violare i diritti umani e quello internazionale. Il pacchetto concordato con la Libia, evidentemente, non contemplava soltanto la deportazione di migliaia di migranti verso un paese che viola sistematicamente i diritti umani, ma anche l`allestimento delle strutture dove sarebbero stati detenuti”.

Sconcerto esprime anche Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell`Arci: “Ancora una volta – e all`insaputa del parlamento – l`Italia stipula accordi segreti con la Libia. Il primo passo per affrontare il tema dell`immigrazione non può che essere la chiusura definitiva dei Cpt. Inutile parlare di una loro riforma”.

Non la pensa così il sottosegretario all`interno Mantovano: “I Cpt sono un anello importante del sistema di contrasto all`immigrazione clandestina. Sarebbe interessante capire – è la sua provocazione – se la contestazione dei presidenti regionali di centro sinistra riguarda le modalità di trattamento all`interno dei centri o se si contesta comunque la loro presenza”.

Il Manifesto, 22 Luglio 2005

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