La polizia colombiana ha emesso una accusa per il delitto di “ribellione” contro 15 indigeni Kankuamo della Sierra Nevada di Santa Marta. Gli accusati sono leader indigeni, alcune autorità tradizionali, donne madri di famiglia e giovani, tutti colpevoli di aver denunciato in questi anni la repressione portata avanti dall`Esercito Nazionale contro il loro popolo.

     

Le autorità giudiziarie e carcerarie hanno disconosciuto tutti i diritti inerenti ai popoli indigeni, tra i quali, la cultura, tradizione e giurisdizione speciale indigena; così come garanzie giudiziarie e il diritto alla difesa riconosciuto in alcuni casi. Queste violazioni si sono tradotte in detenzioni, nella rasatura dei capelli e nel sequestro degli strumenti culturali tradizionali. Persino nel caso della detenzione delle madri capo famiglia non sono state riconosciute le loro condizioni adducendo l`argomento della “pericolosità”.

Queste accuse evidenziano la doppia morale della Polizia: da un lato attiva nei processi di criminalizzazione dei movimenti indigeni e dall`altro rimane inoperosa mantenendo nell`impunità i 230 crimini di lesa umanità commessi contro il popolo Kuankuamos negli ultimi anni, nei quali esistono prove processuali inconfutabili per le azioni e le omissioni dell`Esercito Nazionale, Battaglione di Artiglieria No. 2 La Popa, spesso connivente con la strategia paramilitare.

Sollecitiamo la società civile italiana e le forze politiche domocratiche, progressite ed ecologiste ad esigere alle autorità colombiane:

1. la libertà immediata per gli indigeni Kuankuamos ingiustamente detenuti ed il pieno riconoscimento della giurisdizione speciale indigena;

2. pieno rispetto per le garanzie processuali degli indigeni Kuankuamos detenuti, così come per i loro costumi, tradizioni e cultura;

3. una indagine effettiva, indipendente ed imparziale sugli oltre 230 crimini di lesa umanità commessi contro il popolo Kuankuamo.

Redazione A Sud

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