La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil chiede di fermare la nuova direttiva sugli orari e la “direttiva Bolkestein” dell’Unione Europea. Per l`organizzazione sindacale, le nuove norme “scardinano i principi di solidarietà e eguaglianza, di estensione dei diritti sociali e del lavoro”.

     

Due direttive dell’Unione europea, in discussione in questo periodo, possono produrre danni enormi ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione sindacale. La revisione della Direttiva sugli orari peggiora ancora normative che hanno allargato flessibilità selvagge nei tempi di lavoro. Si estenderebbe per tutto l’anno la flessibilità a 48 ore settimanali. Si darebbe la possibilità di deroghe individuali all’orario settimanale fino a 65 ore. Si peggiorerebbe ulteriormente la condizione dei lavoratori a chiamata e di tutti coloro che non hanno un orario definito.

La nuova Direttiva sugli orari è quindi inaccettabile, essa distrugge i Contratti nazionali e crea lo spazio per l’assoluto arbitrio negli orari settimanali, per la totale individualizzazione di essi. Questa Direttiva va quindi messa in discussione radicalmente e la Fiom chiede a tutte le forze politiche di attivarsi affinché non vengano messi in discussione fondamentali diritti dei lavoratori.

La Segreteria nazionale della Fiom aderisce poi con convinzione alla campagna, lanciata nel corso del Social Forum di Londra, per fermare la “DIRETTIVA BOLKESTEIN” dell’Unione Europea. Tale direttiva, approvata dalla Commissione europea nello scorso 13 gennaio verrà discussa a partire dal prossimo 11 novembre nel Parlamento europeo e concluderà il suo iter procedurale probabilmente nella primavera del 2005.

La gravità della Direttiva è che essa scardina i principi di solidarietà e eguaglianza, di estensione dei diritti sociali e del lavoro, che dovrebbero essere alla base dell’Unione e che sono fondamentali per molte costituzioni, compresa quella della Repubblica italiana. La Direttiva, nel nome dell’estensione del libero mercato e della libera concorrenza, afferma il principio della più selvaggia delle competizioni sul piano dei servizi, delle attività economiche, dei rapporti di lavoro. Molti sono i punti inaccettabili della Direttiva, ma quello più grave risiede nell’articolo 16, relativo al principio del paese d’origine. Secondo questo nuovo principio un fornitore di servizi è sottoposto esclusivamente alla legge del paese in cui ha sede l’impresa, e non a quella del paese dove fornisce il servizio. Un’impresa può assumere i lavoratori e poi trasferirli in un altro stato, mantenendo leggi, contratti, norme di sicurezza e di controllo del paese d’origine. Si può così realizzare un gigantesco caporalato europeo, perfettamente legalizzato, ove i lavoratori vengono assunti nei paesi a più basso salario e con meno diritti e poi, trasferiti per lavorare nei paesi ove le condizioni di lavoro sono migliori, senza che questo produca nessun mutamento della loro condizione. E’ chiaro che per questa via si scardinano i contratti, le norme di legge e di sicurezza, si crea un meccanismo di concorrenza selvaggia tra imprese e lavoratori, che porta allo smantellamento dei diritti sociali europei.

La Fiom ritiene necessaria la cancellazione di questa Direttiva e chiede ai movimenti sociali e alle forze politiche, di far sì che un tema di questa portata non sia affrontato dalle istituzioni, tenendo all’oscuro gran parte dell’opinione pubblica.

La Fiom impegna tutte le proprie organizzazioni a partecipare alla campagna di mobilitazione per conoscere e fermare la Direttiva sugli orari e la “Direttiva Bolkestein” e per riaffermare quei principi di solidarietà sociale e di uguaglianza dei diritti che devono essere alla base dell’Europa comunitaria.

Segreteria Nazionale della Fiom

Sull'autore