Il report sull`ispezione realizzata dalle on. Elettra Deiana e Silvana Pisa nella base della Marina Usa di Sigonella (Sicilia). Le “disarmanti” dichiarazioni del Comandante della base militare, la presenza di depositi di armi sospette, la critica condizione di sicurezza dei lavoratori civili italiani.

     

Report da Sigonella – 24 giugno 2005 In continuità con la manifestazione del 2 giugno e grazie all’odierna ispezione nella base Italia-Usa di Sigonella organizzata dalle parlamentari della commissione Difesa della Camera Elettra Deiana e Silvana Pisa possiamo fare un bilancio ed alcune considerazioni sulla presenza della US Navy in Sicilia. Abbiamo incontrato i due comandanti della base: Russo per parte italiana e Joseph Stuyfesant per la parte USA. Rispondendo alle nostre domande, il comandante Russo ha affermato che il territorio della base è sottoposto alla completa sovranità italiana e che la componente USA sarebbe soltanto ospite, e comunque sottoposta alla legge italiana, in ogni aspetto (sicurezza sul lavoro, legislazione antimafia, norme sindacali e contrattuali, etc.). Le due parlamentari hanno più volte ribadito l’esigenza della de-secretazione dei protocolli che di fatto alienano una porzione di territorio italiano a vantaggio degli USA, così come la ridiscussione degli accordi bilaterali su cui fino ad ora non è mai stato coinvolto il Parlamento. Ancora più “disarmante” l’affermazione secondo la quale la base sia solamente adibita a funzioni di difesa terreste e con missili “a corto raggio”, che ospita solamente munizioni e non armi nucleari, pur ammettendo una possibile presenza “in transito”. Abbiamo visto alcuni depositi di proiettori e detonatori, che secondo i responsabili della base sono le uniche armi in stoccaggio nella zona arsenale, della quale dopo qualche resistenza ci è stato possibile visionare solo una parte. Vi è un contatto quotidiano tra i due comandanti, un comitato congiunto che gestisce i rapporti tra le due componenti. Riguardo al piano Mega III, gli investimenti per 675 milioni di dollari per l’espansione della base, i comandanti hanno parlato di una semplice “riqualificazione” degli spazi già esistenti, al fine di rendere più “confortevole” il soggiorno dei militari e delle rispettive famiglie. Il comandante italiano ha detto di non essere a conoscenza di piani per l’elevazione di Sigonella come postazione avanzata Usa impegnata nella “lotta al terrorismo”, affermando invece che il loro tempo è per la maggior parte speso nel controllo delle coste in funzione di contrasto dei crescenti sbarchi di migranti. Secondo il maggiore Cottone, il controllo radar da parte di Sigonella riguarda non solo i voli dell’aeroporto militare della base, di quello civile di Fontanarossa ma arriva persino a comprendere l’aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria. Il militare ha escluso pericoli di incidenti tra velivoli militari e civili. Nel corso dell’ispezione, siamo riusciti ad entrare dall’ingresso principale (Ovest), dove abbiamo potuto verificare che i magazzini presso cui lavorano i dipendenti aeroportuali italiani si trovano di fronte a due giganteschi serbatoi di carburante. Sarebbe opportuno verificare le condizioni di sicurezza dei lavoratori alla luce dalla legge 626, così come il rispetto dei diritti sindacali e delle condizioni di lavoro. Nel corso della successiva conferenza stampa è stata rilanciata la campagna internazionale contro le basi militari, alla luce delle indicazioni emerse al Forum sociale del Mediterraneo(FSMed) tenutosi a Barcelona pochi giorni fa e nel corso del quale si è promossa la costituzione di una rete euromediterranea di comitati locali per coordinare le campagne per la smilitarizzazione unificando le opposizioni popolari imparando dall’esperienza in Sardegna. Alfonso Di Stefano (Attac-Catania), Antonello Mangano (TerreLibere.org)

Sull'autore