Stanno “bene” ma si trovano ancora nelle mani dei loro sequestratori i sei dipendenti della società svizzera ‘Bilfinger e Berger’, due tedeschi e quattro nigeriani, rapiti ieri nella regione meridionale nigeriana del Niger Delta.

     

Lo hanno fatto sapere fonti della stessa società. I sei, tutti impiegati presso gli stabilimenti locali della multinazionale petrolifera Shell, sono stati prelevati da un gruppo di giovani armati che, secondo il quotidiano nigeriano This Day, li tratterrebbe adesso in una località remota non lontano da Ekeremor, nel cuore della comunità Ijaw, Stato meridionale nigeriano del Bayelsa.

Secondo il giornale le richieste avanzate per il rilascio dall’Iduwini National Movement for Peace and Development (Inmp), a cui pare i rapitori siano collegati, sono state il pagamento di venti milioni di dollari e la rinegoziazione degli accordi stipulati tra una multinazionale del petrolio e la locale comunità degli Iduwini Parlando con la stampa locale, Manse T. Manse, presidente dell’Iduwini National Movement for Peace and Development, ha spiegato il gesto del gruppo di giovani con “l’insofferenza crescente nei confronti delle promesse non mantenute dalle multinazionali del petrolio”.

La comunità degli Iduwini, ha continuato il presidente dell’Inmp, ha ospitato per trent’anni la Shell ma la gente accusa la compagnia di non aver portato niente di positivo alla comunità se non degrado ambientale e povertà.

“Nella zona degli Iduwini si trovano molti giacimenti importanti – Agbamu, Bonga e Tunu – e tutte le grosse compagnie internazionali che vi operano si sono sempre dimostrate insensibili al benessere della gente nonostante i grandi introiti che realizzano” ha detto ancora Manse, sottolineando che la Shell negli anni scorsi ha volontariamente messo a punto un ‘Memorandum of understanding’ con la comunità locale in cui si parlava di progetti di sviluppo e dell’impiego di personale appartenente alle comunità locali. “Peccato che non l’abbiano mai rispettato” ha aggiunto il presidente dell’Inmp. “I sequestratori non ci hanno ancora fatto pervenire una richiesta chiara” ha detto ieri l’ambasciatore tedesco in Nigeria, parlando con la Radio Nazionale.

Il sequestro del personale addetto ai pozzi è diventata una forma di protesta abbastanza frequente in Nigeria, e spesso gruppi armati e semidelinquenziali di giovani fanno proprie le richieste di giustizia sociale di gran parte della popolazione per ottenere profitti che non sempre vengono poi ridistribuiti nelle comunità.

[MZ] – NIGERIA 16/6/2005

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