Sono quasi 200.000 i bambini e gli adolescenti cileni tra i 5 e i 17 anni – 131.672 maschi e 64.432 femmine – costretti a lavorare per sostentare l’economia familiare.

     

Molti di loro devono farlo anche “in condizioni inaccettabili, cioè in carenza del rispetto dei loro diritti fondamentali, come l’accesso all’istruzione, al riposo e al gioco” ha ammesso il ministro del Lavoro, Yerko Ljubetic.

Sono poco più della metà del totale, circa 107.000 (il 3% della popolazione nazionale con meno di 18 anni), i minori che lavorano e vivono in condizioni inaccettabili; gli altri 88.000 circa, ha chiarito il ministro, nonostante lavorino hanno invece accesso alla scuola, alla sanità e allo sviluppo personale.

L’80% dei ragazzi e dei bambini lavoratori, ha spiegato Ljubetic ieri, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, proviene da famiglie povere, i cui genitori molto spesso non hanno potuto studiare o concludere il ciclo formativo e a loro volta sono stati sfruttati da bambini, rinnovando e ampliando così un pericoloso circolo vizioso.

“La scolarizzazione più ampia possibile è il miglior scudo di protezione per i nostri figli” ha detto a questo proposito Sergio Bitar, ministro dell’Educazione del governo di Ricardo Lagos.

[LL] – CILE 14/6/2005

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