Con il naufragio del 13 giugno in una spiaggia nei pressi di Tangeri (circa 300 chilometri a nord di Rabat), costato la vita a 14 persone che cercavano di raggiungere illegalmente la Spagna, è salito a 11 il numero di bambini morti negli ultimi 14 mesi nel tentativo disperato di raggiungere l’Europa.

     

Sei sono i bambini, tutti con meno di due anni e mezzo, periti ieri nel tragico naufragio, che ha provocato la morte anche di 6 donne e due uomini.

Lo scorso 19 aprile, spiega l’agenzia di stampa spagnola ‘Efe’, un bebé di tre mesi di vita era deceduto tra le braccia della madre per ipotermia quando la barca di fortuna su cui erano passeggeri con altre 22 persone (tra cui altri due neonati, una bambina e quattro donne incinte) ha raggiunto la costa di Tariffa, in Spagna. Venti giorni prima, il 31 marzo, almeno altri due bambini di 10 anni erano affogati durante la traversata del braccio di Mediterraneo che separa il Marocco dalla Spagna, mentre tra l’aprile e l’agosto 2004 almeno altri due neonati erano morti per le stesse cause.

A dimostrazione che l’immigrazione clandestina non è più solo principalmente un fenomeno maschile, gli eventi tragici degli ultimi mesi annoverano sempre più bambini e donne in fuga dalla miseria o dalla guerra tra le vittime della povertà e del bisogno.

Il Mediterraneo diventa la tomba silenziosa di molte di queste persone, di cui non si verrà mai a sapere della scomparsa.

[LL] – MAROCCO 14/6/2005

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