“Il risultato referendario rappresenta una ferita gravissima alla laicità dello stato e della convivenza civile”, è questo il messaggio lanciato poco dopo la chiusura dei seggi da Affi e Casa Internazionale delle Donne.

     

BUIO

Il risultato del referendum per l`abrogazione della legge 40 rappresenta una sconfitta per tutto il paese, in quanto segna la conclusione di una campagna in cui hanno prevalso le ideologie e i fondamentalismi.

Abbiamo assistito al crescere di toni aggressivi, di linguaggi intolleranti, abbiamo visto il risorgere dell`ostilità verso la libertà e il desiderio femminile che pensavamo storicamente superata.

Nel dibattito su questa legge, come del resto nel testo della legge stessa, è stata completamente ignorata la soggettività delle donne e il loro corpo, come è stata rimossa tutta la nostra elaborazione sulla sessualità, sulla gravidanza, sull`etica della relazione, sulla bioetica, sulla “scienza del limite”. Una malintesa tutela della salute delle donne, le ha invece cancellate come soggetti, come soggetti competenti, depositarie di esperienza, di sapienza, di cura.

Abbiamo affermato che ogni discorso sulla maternità e sulla procreazione non può che prendere le mosse dalle donne stesse come misura di riferimento.

L`effetto di questo scontro ideologico e violento è una ferita gravissima alla laicità dello stato e della convivenza civile: non si era mai vista, nella storia repubblicana una tale ingerenza arrogante della gerarchia cattolica nella politica italiana né una tale subalternità della nostra classe dirigente.

L`arcaica volontà di controllo della fecondità femminile si è saldata, nel nostro Paese, con il moderno fondamentalismo della scienza e della religione. Continueremo la nostra ricerca e la nostra riflessione, consapevoli, che, sebbene le possibilità di dialogo civile siano ormai molto ridotte, nostra responsabilità, in particolare verso i/le giovani è continuare.

Affi e Casa Internazionale delle Donne, Roma, 13 giugno 2005

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