Il contenuto del Rapporto USA sulla tratta degli esseri umani nel mondo: un pacchetto di pagelle con promozioni, bocciature e penalità proveniente da un governo che, tra le tante “battaglie di civiltà” intraprese, negli ultimi anni si è anche attribuito “il posto d’onore” nella lotta alla tratta degli esseri umani.

     

Pubblicato il 3 giugno il quinto Rapporto del Dipartimento di Stato sulla tratta degli esseri umani nel mondo. 150 i paesi monitorati (10 in più rispetto al 2004), 27 quelli posti “sotto osservazione”, 14 ammoniti in quanto non adempiono gli “standard minimi per l’eliminazione della tratta di esseri umani” nel mondo.1

Secondo il rapporto, sarebbero tra le 600mila e le 800mila le persone “comprate” e “vendute” attraverso le frontiere ogni anno. Circa l’80% delle vittime sarebbero donne e il 70% di loro finirebbero inserite nell’industria del sesso. Inoltre, il 50% sarebbe costituito da minori d’età: secondo le informazioni riportate, più di un milione di bambini sarebbero sfruttati nell’industria globale del sesso ogni anno. Fra 14.500 e 17.500 sarebbero infine le persone trafficate ogni anno negli USA.

Il rapporto si focalizza sulla tratta a scopo di sfruttamento sessuale, sul turismo sessuale e sulla prostituzione. Rispetto allo scorso anno, tuttavia, un’attenzione maggiore viene riservata alle schiavitù domestiche e lavorative in genere.

I paesi analizzati sono suddivisi in tre categorie: “Tier 1” quelli che adempiono gli “standard minimi” internazionali; “Tier 2” i paesi che non si sono ancora adeguati ma che stanno facendo sforzi significativi in tale direzione. Seguono i paesi elencati nella “Tier 2 Watch List”, in quanto a forte rischio di passare al livello più basso, che è quello dei “Tier 3”, ove figurano tutti i paesi che – secondo la valutazione del Dipartimento di Stato – non rispettano nessuno degli standard richiesti e che per tale ragione corrono il rischio di essere soggetti a sanzioni da parte degli USA.

Insomma, pagelle con promozioni, bocciature e penalità, che non provengono da un organismo internazionale preposto al monitoraggio sulla situazione della tratta nel mondo ma da un governo che, tra le tante “battaglie di civiltà” intraprese, negli ultimi anni si è anche attribuito “il posto d’onore” nella lotta alla tratta degli esseri umani e allo sfruttamento sessuale, ma a dire il vero anche contro il lavoro sessuale liberamente scelto e contro la libertà sessuale in genere.

Sono infatti noti i tentativi svolti dalla delegazione statunitense nell’ambito della conferenza “Pechino + 10” (febbraio 2005) di includere la prostituzione in tutte le sue forme tra le varie fattispecie di traffico e quindi di ottenere che il lavoro sessuale venisse considerato “sempre” come un reato in sede transnazionale, mentre si ridefiniva la lista di 12 punti sui quali gli Stati si impegnano a promuovere la condizione delle donne nel mondo.

A questo grave episodio si è aggiunto successivamente (maggio 2005) il tentativo di far firmare ai paesi che ricevono finanziamenti dal governo federale per progetti di prevenzione e lotta all’HIV un documento nel quale si dichiarasse il loro fermo impegno a lottare la prostituzione e la tratta. Indirettamente, i soggetti firmatari si sarebbero anche assunte l’impegno a non assistere persone malate se si fosse trattato di lavoratori o lavoratrici sessuali.

La proposta di vincolare i finanziamenti ai paesi in via di sviluppo in tema di salute sessuale, tossicodipendenze e prevenzione dell’HIV/AIDS al compimento di determinati “requisiti morali” era stata sostenuta al Congresso dallo stesso presidente Bush e da un gruppo di rappresentanti conservatori. Nonostante dovessero essere esenti dall’imposizione i destinatari di fondi che transitano attraverso organismi internazionali, l’ambasciatore USA Randall Tobías2 aveva cercato di ottenere dal “Global Fund to fight AIDS, Tubercolosis and Malaria” che venisse richiesto ai circa 3 mila gruppi finanziati dall’organismo in 128 del mondo di dichiarare pubblicamente la loro opposizione ai fenomeni incriminati. Il requisito è stato annullato solo in seguito all’opposizione del governo brasiliano, che si è dichiarato pronto a perdere i finanziamenti statunitensi pur di non lasciarsi imporre forme di esclusione tanto illegittime e discriminatorie. “La prostituzione è legale in Brasile e le associazioni di prostitute giocano un ruolo attivo nella lotta contro l’AIDS – ha affermato il governo brasiliano – Dal 1996 i responsabili sanitari offrono gratuitamente farmaci antiretrovirali a qualunque persone infettata dal virus dell’HIV”.

Il “TRAGGICKING VICTIMS PROTECTION ACT” del 2000

L’attenzione del governo statunitense al fenomeno della tratta nel mondo diventa così estesa dopo l’approvazione – avvenuta nel 2000 – del “Trafficking Victims Protection Act”, una legge dello Stato Federale che oltre a definire modalità interne di lotta al fenomeno e protezione delle vittime, indica gli “standard minimi per la eliminazione del trafficking” sui quali il governo USA chiederà a tutti i governi dei paesi di origine, transito e destinazione di adeguarsi.

Secondo quanto indicato nel Act, tutti i governi dei paesi interessati dal fenomeno dovranno: 1) Proibire la tratta e punire i reati relativi; 2) Prevedere pene copmmisurate alla gravità del crimine; 3) Stabilire pene di entità tale da costituire un valido deterrente per i potenziali criminali e da riparare l’entità dell’offesa commessa; 4) Compiere seri e notevoli sforzi per eliminare il fenomeno.

L’Act stabilisce anche criteri che “dovrebbero essere considerati” come indicatori utili a valutare l’adempimento del 4 standard indicato, indicatori che vanno dalla valutazione quantitativa delle indagini di polizia realizzate, all’assistenza delle vittime, alla implementazione di iniziative di prevenzione, alla cooperazione con altri stati, al monitoraggio di “tutti” i movimenti migratori, alla punizione di funzionari statali che siano conniventi con i trafficanti.

Di fatto, analizzando la situazione paese per paese il rapporto si sofferma su aspetti legislativi e formali e non fa riferimento a quegli sforzi politici internazionali che si dovrebbero compiere per eliminare alla radice la cause del fenomeno: povertà, guerre, dissesti climatici, polarizzazione economica, ecc..

A ciascuno dei paesi “Tier 3” gli USA si riservano di imporre sanzioni finanziarie, inclusa l’interruzione di tutte le azioni di assistenza “non umanitaria” o “non correlata al commercio” proveniente dal governo federale oppure l’opposizione del veto rispetto alla concessione di crediti da parte di organismi internazionali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario internazionale.

Per rendere più chiaro il potere che gli USA si auto-attribuiscono con questa legge basti fare un esempio, quello del Venezuela. Nel 2005 per la prima volta il paese sudamericano figura tra i paesi “Tier 3”. Sembra in realtà una collocazione eccessivamente severa, soprattutto se si considera che la vicina Colombia – secondo paese di provenienza delle donne vittime della tratta in Sud America – è collocata nella lista dei “Tier 1”, insieme all’Italia o alla Francia o alla Germania, per intenderci.

Il Venezuela non riceve aiuti dagli USA ma ne riceve dal “Banco Interamericano de Desarrollo” (BID). L’istituzione, con sede a Washington, sta valutando proprio in questo periodo la concessione di circa 2 bilioni di dollari in crediti nei prossimi tre anni. Dopo la divulgazione del rapporto sono emerse reazioni preoccupate sui possibili tentativi degli USA di ostacolare i crediti al Venezuela, cui il responsabile del BID ha risposto che “gli USA da soli non possono far valere un veto in tal senso”. Senz’altro questo punto è incontrovertibile. Tuttavia rimane il fatto che gli USA detengono un terzo dei voti all’interno del BID e anche questo è un fatto.

Ma torniamo al rapporto 2005. Il 3 giugno è stato presentato al mondo durante una conferenza stampa dalla stessa Condoleezza Rice, insieme agli esperti del “Office to Monitor and Combat Trafficking in Persons” del Dipartimento di Stato. La Rice ha definito “abominevole” il fenomeno ed ha affermato che nel 2004 gli USA hanno concesso più di $96 milioni di dollari in aiuti per sostenere vari paesi del mondo nei loro sforzi per combattere il fenomeno.

IL VERDETTO DEL DIPARTIMENTO DI STATO PER IL 2005

I paesi enumerati dal rapporto nella sezione “Tier 3” sono: Bolivia, Bruma, Cambogia, Cuba, Ecuador, Giamaica, Kuwait, Corea del Nord, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Togo, Emirati Arabi Uniti, Venezuela. Nella sezione “Tier 2”, poi, sono elencati 27 paesi considerati problematici e posti “sotto osservazione” (vedi lista completa in fondo al documento).

Come già la collocazione del Venezuela, opinabile appare l’inserimento di Cuba tra i 14 paesi “Tier 3”, dato che le uscite dalle frontiere cubane sono estremamente limitate i addirittura impossibili al momento. Il rapporto parla di “tratta interna” intesa principalmente come sfruttamento sessuale dei minori, di fronte al quale si afferma che il governo non interviene adeguatamente.

Tra i paesi inclusi quest’anno nella lista “Tier 3”, 4 paesi dell’area mediorientale: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar. Il messaggio rivolto dagli USA al più grande esportatore di petrolio al mondo – l’Arabia Saudita – è stato di incrementare gli sforzi contro il traffico al più presto, pena il rischio di sanzioni.

Secondo quanto afferma il rapporto, “centinaia di migliaia di lavoratori con bassa qualifica” arrivano ogni anno dal Sud Asia e dall’Africa in Arabia Saudita e in altri paesi del Golfo persico e finiscono in situazioni di lavoro fozato o di servitù involontaria, “subendo abusi fisici e sessuali, negazione dei salari, sottrazione di documenti di viaggio e restrizione dei movimenti”.

A differenza dell’Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno una legislazione contro la tratta ed il lavoro forzato ma il rapporto afferma che i tre paesi la applicano in maniera ancora debole. “Speriamo che si registrino sufficienti progressi nella liberazione delle vittime o nella incarcerazione dei trafficanti” entro tre mesi, ha detto l’Ambasciatore John Miller al Departmento di Stato.

Nei paesi del Golfo si contano più di 10 milioni di stranieri residenti, i quali formano parte della forza lavoro, soprattutto nel settore delle costruzioni e dei servizi. Nel Qatar gli stranieri, principalmente lavoratori provenienti da paesi asiatici e arabi, rappresentano più del 75% della popolazione. Negli Emirati Arabi rappresentano oltre l’80% della popolazione.

I 4 paesi hanno reagito alla pubblicazione del rapporto ricusandolo. L’Arabia Saudita lo ha definito “infondato,” sottolineando che il traffico di esseri umani è contro le regole dell’Islam e il dominio della legge. “Questo rapporto è senza fondamento e basato su false accuse contro il Kuwait e altri paesi dell’area del Golfo” ha affermato Mubarak Saadoun Al Mutawa, Segretario general della “Kuwait`s Human Rights Society”. “Il governo Americano sta tentando di manipolare i risultati per imporre la propria agenda” ha detto Mohammed al-Roken, ex responsabile dell’Associazione dei Giuristi degli Emirati.

Altri paesi che sono entrati a far parte del livello più basso sono Bolivia, Cambogia, Giamaica e Togo. Mentre Burma, Cuba, Ecuador, Corea del Nord e Sudan erano già nel 2004 inseriti nella lista “Tier 3”. Nel caso della Cambogia il giudizio è durissimo e si segnala la “complicità” dello Stato nel fenomeno.

Gli Stati Uniti “hanno aprezzato” invece gli sforzi del governo Pakistano ed hanno rimosso il paese dalla “lista nera”. Il rapporto indica che il paese ha fatto ricorso con maggiore sistematicità alle misure di repressione ed ha iniziato a dare efficace applicazione all’Ordinanza sulla Prevenzione e Controllo della tratta degli esseri umani adottata del 2002.

Se il Pakistan è stato “promosso”, l’India invece entra tra i paesi posti sotto stretta osservazione. “Il Governo Indiano dovrebbe ricoscere la tratta come un reato federale e conseguentemente perseguirlo, destinando considerevoli risorise per contrastare il problema”, dice il rapporto.

Bangladesh, Guinea Equatoriale, Guyana e Sierra Leone, presenti nella lista del 2004, sono state rimosse in quanto hanno dimostrato di dare segnali di progresso. L’Ecuador rimane al livello più basso ma il rapporto segnala che il paese ha fatto un importante passo avanti, adottando un’importante modifica al codice penale.

Nella “Tier 2 Watch List” figurano, oltre all’India, Bahrain, Cina, Filippine, Messico Repubblica Dominicana e Russia. Le Filippine avevano anche l’anno scorso questa collocazione mentre Cina e Taiwan sono slittate da “Tier 2”. Il Dipartimento fa riferimento in particolare al “ritorno involontario” dei rifugiati Nord Coreani dalla Cina, i quali spesso vanno incontro a “seri abusi” da parte del regime di Pyongyang.

Giappone, Vietnam, Pakistan, Tailandia, Laos e Nepal sono passati a “Tier 2” da “Tier 2 watch list”, mentre il Bangladesh, incluso nel 2004 tra i paesi con maggiori violazioni, è passato a “Tier 2”, in quanto si afferma che ha compiuto importanti passi avanti.

Tra i paesi del nord del mondo, dure critiche ha ricevuto il Canada, accusato di servire da “porta d’entrata” per i Sud Coreani negli USA. “L’analisi dei passeggeri dei voli aerei dimostra che il numero di Coreani che ritornano in Corea nei voli da Vancouver (Canada) è del 25% più basso del numero di quanti arrivano sui voli dalla Corea, anche se i collegamenti di quesot dato con il traffico non sono noti”, dice il rapporto. Si legge inoltre che “osservatori credono che varie centinaia di Sud Coreani sono stati trafficati dal Canada agli USA dal 2000, ma essi ritengono che questa stima è bassa”. Il Ministero della Giustizia canadese, Irwin Cotler ha risposto che gli spostamenti segnalati tra Canada e Corea non sono necessariamente dovuti al traffico e che i loro rapporti non confermano quanto affermato dal Dipartimento di Stato.

“Per innalzare i propri sforzi contro il traffico, il Canada ha bisogno di usare la propria legislazione anti-trafficking, di incrementare le indagini, gli arresti e la presecuzione e le convinzioni dei trafficanti, specialmente quelli che possono stare abusando dei permessi di soggiorno temporanei e dei visti per entertainment”. Gli USA di fatto invitano il Canada a mettere fine alla “controversa” pratica della concessione di visti di lavoro alle ballerine esotiche.

Tra i paesi sotto osservazione continua a restare il Messico. Il Dipartimento di Stato stima che circa 17 mila persone vengono trafficate dal Messico agli Stati Uniti ogni anno, ivi inclusi lavoratori migranti, donne e bambini ingannati da false promesse da reti criminali solo per essere inviati per lavori forzati e sfruttamento sessuale. Inoltre, viene segnalato il fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori nelle città di frontiera e nella aree turistiche, fenomeno che coinvolgerebbe circa 20 mila tra giovani messicani e centramericane.

L’Albania, come già l’anno passato, si colloca tra i paesi “Tier 2”, nonostante all`approvazione di una legge e di una strategia nazionale antitratta non abbia fatto seguito un`azione di energica di contrasto del fenomeno e le vittime ricevano ancora scarsa assistenza da parte dello Stato.

COLLOCAZIONE DEI 150 PAESI MONITORATI

TIER 1: Australia, Austria, Belgio, Canada, Colombia, Corea del Sud, Danimarca, Francia, Germania, Hong Kong, Italia, Lituania, Lussemburgo, Marocco, Nepal, Nuova Zelanda, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia.

TIER 2: Afganistan, Albania, Algeria, Amgola, Argentina, Bangladesh, Bielorussia, Bosnia Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Burkina Faso, Burundi, Chad, Cile, Cipro, Congo RD, Costa Rica, Costa d’Avorio, Croazia, Egitto, Estonia, Etiopia, Finlandia, Gabon, Gana, Georgia, Giappone, Guinea Equatoriale, Guatemala, Guyana, Honduras, Indonesia, Iran, Israele, Kazakistan, Kenya, Kirgikistan, Laos, Lettonia, Libano, Libia, Macedonia, Madagascar, Malawi, Moldova, Mongolia, Mozambico, Nigeria, Oman, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Romania, Salvador, Senegal, Serbia-Montenegro, Singapore, Siria, Slovenia, Sri Lanka, Svizzera, Taiwan, Tagikistan, Tanzania, Tailandia, Timor Est, Turchia, Uganda, Ungheria, Uruguay, Vietnam, Yemen, Zambia.

TIER 2 WATCH LIST: Armenia, Azerbaijan, Bahrain, Belize, Benin, Camerum, Cina, Filippine, Gambia, Grecia, Guinea, Haiti, India, Mauritius, Messico, Nicaragua, Niger, Repubblica Dominicana, repubblcia Slovacca, Russia, Rwanda, Sierra Leone, Sud Africa, Suriname, Ucraina, Uzbekistan, Zimbabwe.

TIER 3: Arabia Saudita, Bolivia, Burma, Cambogia, Corea del Nord, Cuba, Ecuador, Emirati Arabi Uniti, Giamaica, Kuwait, Qatar, Sudan, Togo, Venezuela.

NOTE

1 Vedi” “Trafficking in Persons Report”, June 2005, in http://www.state.gov/g/tip/rls/tiprpt/2005/

2 Nel 2003 Randall Tobías è stato indicato da Bush e confermato dal Senato nel ruolo di “United States Global AIDS Coordinator” (ossia Coordinatore per le attività del Governo degli Stati Uniti rivolte a combattere globalmente l’HIV/AIDS”) con il rango di Ambasciatore. Tobias è responsabile di monitorare e supervisionare tutte le iniziative internazionali di assistenza promosse dagli USA nel campo dell’HIV/AIDS e di coordinare le azioni delle varie agenzie e dipartimenti del governo USA che intervengono sul fenomeno. Il referente di Tobias è direttamente il Segretario di Stato, Condoleezza Rice.

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