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Quali diritti per l’infanzia e l’adolescenza in Italia?

In un Rapporto realizzato dal Gruppo di Lavoro per la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza si fa il punto sullo stato di attuazione nel nostro Paese in occasione del 14° anniversario della ratifica da parte dell’Italia.

     

Le riforme legislative recentemente approvate o in corso di discussione attinenti all’infanzia, la tutela dei minori appartenenti ai gruppi più vulnerabili, l’attuazione in Italia dei due Protocolli alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Crc) recentemente ratificati – quello sulla vendita, la prostituzione infantile e la pornografia rappresentante i minori e quello sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati in Italia.

Sono questi i principali argomenti analizzati nel “I Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia. Il Primo Rapporto di Aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza”, curato dal Gruppo di lavoro per la Crc, un cartello di 34 organizzazioni del Terzo settore (si veda lista in fondo) che nel 2001 ha inviato al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza un Rapporto sulla condizione dell’infanzia in Italia, supplementare e indipendente rispetto a quello governativo del 2000. Nel 2008 il Governo italiano è chiamato a rendere nuovamente conto di quanto sta facendo per dare attuazione ai principi della Crc. In vista di questo appuntamento il Gruppo di Lavoro intende realizzare, a partire da quest’anno, un Rapporto annuale di aggiornamento sullo Stato di Attuazione della Convenzione che poi confluirà nel Rapporto Supplementare del 2008.

“Nel condurre la nostra analisi ci siamo rifatti alle Osservazioni finali che il Comitato Onu ha indirizzato all’Italia”, spiega Arianna Saulini, Coordinatrice del Gruppo di Lavoro e dell’Area diritti dell’Infanzia e Adolescenza di Save the Children Italia. “In quel documento del 2003 si parla non solo dei progressi compiuti dal nostro Paese per dare attuazione alla Convenzione ma si esprimono anche preoccupazioni per l’inottemperanza ad alcuni principi. Mettendo a confronto quelle Osservazioni con quanto realizzato in questi ultimi due anni dall’Italia”, prosegue la Saulini, “abbiamo formulato una lista di raccomandazioni. L’auspicio è che il Rapporto rappresenti non solo un momento di denuncia delle carenze del nostro sistema ma anche un’occasione per avviare un confronto puntuale e costruttivo con le istituzioni che sono responsabili delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza”.

I contenuti del Rapporto

Cinquanta pagine e quattro capitoli, il Rapporto prende in esame una serie di provvedimenti, leggi di attuazione della Crc in Italia che vanno dalla proposta di legge per l’istituzione di un garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, alla riforma della giustizia minorile, dalla riforma scolastica con riferimento al principio di non discriminazione e di partecipazione, ad alcune leggi (285/97e 328/00) di promozione dell’infanzia e dell’adolescenza, dal Piano Nazionale per l’infanzia, alla legge sull’adozione e l’affido. Altri provvedimenti legislativi e misure prese in esame riguardano, inoltre, la tutela dei minori appartenenti a gruppi più vulnerabili come quelli poveri, i minori Rom e i minori stranieri non accompagnati, l’implementazione del Protocollo opzionale sulla vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia infantile, l’implementazione del Protocollo opzionale alla Crc relativo al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.

Alcuni progressi

L’inserimento dei bambini disabili, i servizi per l’infanzia e l’adolescenza, la tutela dei minori vittime di sfruttamento sessuale e di tratta

Dal confronto fra le Osservazioni finali del Comitato Onu e le azioni e leggi intraprese e adottate dall’Italia, il Rapporto ravvisa alcuni progressi. Per esempio giudica positivamente l’Istituzione di un ufficio del Difensore pubblico per l’Infanzia in quattro regioni e l’impegno ad istituire un Garante Nazionale per l’Infanzia. Inoltre ha accolto con favore l’adozione della legge 285/97 (per la promozione dei diritti e delle opportunità dell’infanzia e dell’adolescenza) che ha avuto il merito di sostenere “un forte sviluppo dei servizi e delle opportunità territoriali per l’infanzia e l’adolescenza, a partire dal 1998-9 anche grazie alla predisposizione di un Fondo Nazionale di durata triennale”. L’impatto positivo di questa legge rischia tuttavia di essere ridotto dalla successiva legge quadro sui servizi sociali che istituendo un Fondo Sociale Nazionale unico potrebbe destinare risorse inferiori all’infanzia.

A 25 anni dall’avvio del processo d’integrazione dei bambini e ragazzi disabili nelle scuole statali, “si può affermare”, si legge ancora nel Rapporto, “che i risultati conseguiti mostrano livelli elevatissimi di inserimento. In Italia gli alunni con disabilità sono quasi tutti integrati nelle scuole con i coetanei non disabili”.

Buona è anche la valutazione della legge contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale a danno dei minori (legge 269/98) “riconosciuta universalmente come best practice”. Inoltre “per quanto riguarda in particolare i minori stranieri vittime di prostituzione coatta, il Governo italiano ha iniziato a dare una prima risposta ai bisogni delle vittime di prostituzione con specifici progetti di protezione sociale gestiti da enti locali e organizzazioni del privato sociale. Dal 2000 fino all’agosto 2004 sono stati realizzati 296 progetti di protezione, grazie a cui sono state accolte e assistite 6.781 vittime, di cui 318 minorenni”.

Diritti dimezzati

Giustizia minorile, Scuola, Adozione e affidamento

A fronte di questi progressi il Rapporto di Aggiornamento individua una serie di inadempienze nella tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti italiani. Per esempio rileva, nell’ambito della giustizia minorile, che “ad oggi in Italia non è stata avviata una riforma sulle modalità di esecuzione delle pene attribuite ai minori né la modifica della Legge 30/2001, per consentire a tutti i bambini e alle detenute madri di scontare la pena detentiva in un luogo diverso dal carcere, né una modifica della Legge Bossi Fini, che dia la possibilità alle detenute madri straniere, al termine della loro pena detentiva, di ottenere la revoca dell’espulsione automatica, qualora abbiano compiuto un percorso di risocializzazione positivo, e i loro figli siano stati inseriti in un percorso scolastico”.

Inoltre “appare evidente che i minori nel nostro ordinamento non vengono pienamente riconosciuti quali `soggetti portatori di diritti` come indicato dalla Convenzione ONU: manca una normativa organica che disciplini le ipotesi di intervento e di ascolto del minore nei procedimenti giudiziari ed amministrativi che lo riguardino”.

Per quanto attiene invece alla riforma scolastica, con particolare riferimento al principio di non discriminazione e di partecipazione, la legge delega al governo del 2003 (n.53), “nel garantire il diritto all’istruzione e alla formazione professionale”, si legge sempre nel Rapporto, “non fa alcun riferimento a categorie di minori svantaggiati quali ad esempio minori stranieri, minoranze etniche, in particolare minori Rom, minori stranieri non accompagnati, minori in situazioni di disagio socio-economico e minori adottati o in affidamento, e indica solo gli interventi per favorire l’integrazione dei minori disabili”.

Il Rapporto esprime quindi preoccupazioni anche in merito all’applicazione della legge sull’adozione e l’affidamento che prevede, tra l’altro, il superamento per i minori del ricovero in istituto, entro il 31 dicembre 2006. “La classificazione delle strutture di accoglienza per minori evidenzia una certa eterogeneità di sistemi, denominazioni e definizione espressi a livello regionale e locale, sintomo della complessità del tema e delle soluzioni che regionalmente e localmente si sono date nel tempo. Alla luce di questa varietà di possibilità e denominazioni però si denuncia il fatto che in vista del superamento del ricovero in istituto previsto entro il 2006, sia in atto da parte dei vari istituti non tanto un’azione di radicale conversione di approccio e filosofia dei servizi ai minori ma una mera riorganizzazione interna e un cambiamento di denominazione, favoriti anche dalla vaghezza dei provvedimenti normativi”.

I minori poveri e i bambini Rom

Il secondo capitolo del dossier è invece dedicato alle misure e tutele per i minori più `vulnerabili`, come per esempio quelli poveri e i minori Rom. In gran parte dei paesi Ocse, negli ultimi dieci anni, la proporzione di bambini poveri è aumentata e “l’Italia, con il 16,6% ha il più alto livello di privazione infantile d’Europa”. D’altro canto, “la lotta alla povertà”, si legge, “deve partire proprio dall’infanzia, per spezzare il ciclo generazionale che condanna soprattutto i minori che hanno sperimentato privazioni affettive, morali e materiali, a divenire adulti e genitori in difficoltà”.

Il Rapporto pone quindi l’accento sulla situazione difficile e preoccupante dei bambini rom e dei loro gruppi che, “a causa della mancanza di appropriate politiche di integrazione sono stati relegati in condizioni di marginalità economica, sociale, culturale”. Effetto e segnale di ciò è l’alto tasso di dispersione scolastica dei bambini appartenenti alla comunità Rom: “Sebbene la Circolare Ministeriale n. 207 del 1986 abbia sancito il diritto dei bambini rom a frequentare la scuola dell’obbligo, impegnando lo Stato ad elaborare interventi specifici”, sottolinea il dossier, “sono poche le scuole in grado di svolgere attività integrative, così come sono scarse le iniziative di formazione e sensibilizzazione del corpo insegnante ed è raro l’impiego di mediatori culturali”.

Le vittime di tratta

Ampio spazio è quindi dedicato dal Rapporto di Aggiornamento all’implementazione nel nostro paese del protocollo opzionale alla Crc sulla vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia rappresentante i minori. Nell’ampio capitolo si fa riferimento, tra l’altro, all’elevato numero di bambini vittime di traffico a scopo soprattutto di sfruttamento sessuale, con l’Italia che è al contempo paese di transito e di destinazione della tratta. Un aspetto critico e preoccupante, rileva il dossier, “è il problema dell’identificazione delle vittime di tratta, in particolare la tendenza a confondere i minori vittima di tratta con i minori stranieri non accompagnati, dato che alle due fattispecie corrispondono tipologie normative diverse, e quindi misure di protezione differenti. I minori vittime di tratta godono della protezione accordata dall’art.18 della Legge 286/98, mentre i minori stranieri non accompagnati ricadono sotto le previsioni restrittive della Legge 189/02”. Quest’ultima, più nota come legge Bossi Fini, “con il correlativo regolamento di attuazione e una corposa serie di circolari ministeriali, è chiaramente tesa a ostacolare la regolarizzazione degli adolescenti (stranieri non accompagnati), il loro diritto al lavoro e soprattutto la loro progettualità: si rendono oscuri, incerti e impraticabili i percorsi di regolarizzazione del neo-maggiorenne, inducendo in tal modo il minore, privato di ogni diversa prospettiva, a instradarsi o permanere in un circuito prostituivo e di sfruttamento”.

I minori nelle Forze Armate

L’ultimo capitolo del Rapporto è infine dedicato all’analisi dell’implementazione in Italia del Protocollo Opzionale alla Crc relativo al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati. Il Rapporto sottolinea, tra l’altro, come “l’età minima per l’arruolamento volontario non è indicata in maniera univoca nelle varie disposizioni legislative”. Per esempio nella Dichiarazione fornita dal Governo italiano in occasione della ratifica del Protocollo Opzionale si parla di arruolamento a 17 anni.

Per ulteriori informazioni:

° Emanuela Salvatori, Ufficio stampa Save the Children Italia, Tel: 06.48.07.0023; emanuela@savethechildren.it

° Flora Cappelluti, Ufficio stampa Terre des hommes, Tel: +39 02 28970418 – cell: 328 4189510, f.cappelluti@tdhitaly.org

Gruppo di lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, 27 maggio 2005.

Il Gruppo di lavoro è attualmente costituito dalle seguenti 34 organizzazioni del terzo settore, con il coordinamento di Save the Children: Aibi, Alisei, ANFAA, Amnesty International seziona italiana, Arché, Arciragazzi, Associazione Gruppo Abele, Associazione Il Ponte onlus, Associazione On the Road, Associazione Stak onlus, Caritas Italiana, Centro studi Hansel e Gretel, CIAI, CIES, CISMAI, Cittadinanzattiva, Comitato italiano per l’UNICEF, Consiglio Nazionale sulla Disabilità, Cooperativa Sociale Pralipè, CSB onlus, CTM Onlus – Lecce, ECPAT Italia, IBFAN Italia, La Gabbianella, LIBERA, MAIS, MAMI, Opera Nomadi, OVCI la nostra famiglia, Rompere il silenzio, Save the Children Italia, Terre des Hommes Italia, UISP, VIS.

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