Non fecero quanto in loro potere per impedire attacchi contro i civili, violando anche le disposizioni della Corte interamericana dei diritti umani (Cidh) che già nel 1997, con ben 5 richiami allo Stato, aveva ordinato speciali misure cautelari a favore degli abitanti della ‘comunità di pace’ di San José de Apartadó.

     

Queste le accuse rivolte ai generali a riposo Carlos Enrique Vargas e Pablo Alberto Rodríguez, ex-comandanti della Brigata 17 dell’esercito di stanza a Carepa, e ad altri due colonnelli in merito alle continue violenze subite dalla ‘comunità di pace’ di San José, nata 8 anni fa per iniziativa di un migliaio di persone che decisero di dichiararsi totalmente neutrali al conflitto che da oltre 40 anni insanguina la Colombia.

Secondo le indagini condotte da una commissione speciale della procura per le questioni disciplinari, tra il 1998 e il 2002, i paramilitari delle Autodifese unite della Colombia (Auc) e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) presidiarono la strada d’accesso a San José intercettando e uccidendo selettivamente i dirigenti della ‘comunità di pace’ e provocando anche un flusso massiccio di sfollati.

Per l’accusa, gli alti ufficiali erano al corrente di quanto accadeva ma non agirono per impedirlo: nel caso del generale Vargas “omise di vagliare una strategia opportuna, date le condizioni di vulnerabilità della comunità”.

Lo scorso aprile, dopo la strage di otto civili di San José de Apartadó, tra cui il leader Eduardo Guerra e tre bambini, avvenuta tra il 21 e il 22 febbraio nell’area rurale ‘La Resbalosa’, la Corte interamericana dei diritti umani ha rivolto un’ennesima raccomandazione allo Stato, esortandolo a garantire l’incolumità degli abitanti.

[FB] – COLOMBIA 24/5/2005

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