Sei elicotteri da combattimento, un centinaio di veicoli corazzati da trasporto truppe, visori notturni, ma anche ambulanze, camion e aerei passeggeri; sono queste alcune delle richieste avanzate dall’Unione Africana (Ua) alla Nato, che ha accettato di fornire appoggio e sostegno logistico alla missione di osservazione africana dispiegata in Darfur.

     

Il Darfur è la regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di una guerra che ha causato una grave crisi umanitaria.

Il coinvolgimento della Nato in Darfur, seppur limitato alla fornitura di materiale e all’appoggio logistico, rappresenta la prima operazione in Africa dell’Alleanza Atlantica, nonché l’unico modo per l’Unione Africana di poter effettivamente aumentare il contingente dispiegato in Sudan. La missione d’osservazione africana, infatti, dovrebbe passare entro settembre dagli attuali 2000 uomini a quasi 12.000 unità.

Intanto, la stampa sudanese fa sapere che sono già al lavoro gli esperti inviati dall’Ua per disegnare – in vista della ripresa all’inizio di giugno dei colloqui tra le parti – una mappa delle forze effettivamente dispiegate sul terreno dal governo e dai due movimenti combattenti che ad esso si oppongono. La squadra d`esperti, che dalla settimana scorsa si trova in Darfur, è guidata dal presidente della commissione congiunta di verifica del cessate il fuoco, il generale Mahamet Ali.

La missione intende stabilire le effettive posizioni delle forze militari in campo e confrontarle con quelle conosciute al momento della firma (nell`aprile del 2004) della prima tregua tra governo e ribelli: un accordo che in realtà non è mai stato rispettato da nessuna delle due parti.

La crisi del Darfur è iniziata nel febbraio del 2003, quando due gruppi di autodifesa popolare si sollevarono formalmente in armi contro il governo di Khartoum, accusato di trascurare la regione e di appoggiare le milizie di predoni arabi (Janjaweed) che da anni sconvolgono la zona nel tentativo di appropriarsi di terre e pascoli.

Il conflitto ha provocato finora un numero imprecisato di vittime e circa due milioni di sfollati, inclusi 200.000 profughi riparati nel confinante Ciad.

[MZ] – SUDAN 23/5/2005

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