Sabbia bianca, acqua cristallina, un angolo di Mediterraneo ancora vergine. Il Club Med ci ha messo gli occhi per costruire un resort “globale” a cinque stelle. Ma gli abitanti del posto minacciano: “Spareremo ai turisti”. Viaggio nella baia più contesa d’Europa.

     

SARDEGNA? NO, ALBANIA

Il poliziotto, armato di fucile e pistola, dice che no, da lì non si può passare. Ci vogliono tutte le doti diplomatiche di Ilir, il nostro accompagnatore, per convincerlo. Fa segno di andare avanti, ed ecco la spiaggia. Una striscia di sabbia tra due montagne, acque turchesi, ulivi, i resti di una base militare, vacche e pecore al pascolo. Anche loro al centro di una contesa che rischia di aggravarsi di giorno in giorno.

La partita si gioca in uno dei buchi neri d’Europa: l’Albania. Da una parte trecento pastori. Dall’altra il più famoso tour operator del mondo. La posta in palio: 40 milioni di euro, ma non solo. Da come finirà questa storia potrebbero dipendere sia le locali elezioni politiche, in programma il 3 luglio, sia, soprattutto, lo sviluppo e la fine dell’isolamento economico del Paese.

La spiaggia è quella della baia di Kakome, costa ionica, a pochi chilometri dal confine con la Grecia. Di fronte c’è l’isola di Corfù. Qui i francesi del Club Med hanno deciso di scommettere 40 milioni di euro per realizzare un resort cinque stelle da 800 posti letto, e diventare il primo operatore turistico a piantare la sua bandierina nel Paese delle aquile. Progetto dell’architetto parigino Patrick Genard, apertura prevista nel 2007 per accogliere dodicimila turisti l’anno, italiani, francesi, tedeschi e inglesi, che atterreranno a Corfù e raggiungeranno la baia in aliscafo per vacanze all inclusive in uno degli ultimi angoli vergini del Mediterraneo.

Peccato però che non hanno fatto i conti con i 300 pastori di Nivica, un grappolo di povere case dietro la montagna che domina Kakome. Non l’ha fatti il primo ministro albanese, Fatos Nano, secondo molti il regista di tutta l’operazione, né il Club Med. Perché quelli di Nivica, appena saputo del progetto per il villaggio turistico, sono scesi sul piede di guerra. E minacciano: “Se Club Med costruirà i suoi bungalow, spareremo a un francese l’anno”.

Non scherzano, da queste parti in ogni casa c’è un’arma. Per lo più kalashnikov. “Noi i turisti li aspettiamo come un dono di Dio. Ma Kakome è nostra da sempre e nessuno ci ha interpellato. I francesi e i loro soci albanesi devono trattare con noi. Altrimenti non so cosa potrà succedere”. Vladimir Kumi, 43 anni, è il capovillaggio di Nivica. Sorseggia caffé turco all’ombra di un platano secolare, il cuore di ogni centro abitato albanese. Il signor Kumi è diventato un piccolo eroe locale. Da quando ha guidato i compaesani contro le ruspe del Club Med, il suo nome è rimbalzato di villaggio in villaggio lungo gli 80 chilometri di costa.

“Abbiamo occupato la strada provinciale per bloccare i lavori ma ad aspettarci c’erano 38 camionette e 600 poliziotti. Hanno usato la forza su donne e bambini, hanno arrestato sette dei nostri e io ho passato quattro ore ammanettato in caserma”. Alle spalle del platano c’è la scuola elementare costruita dai soldati italiani durante l’occupazione fascista dal ‘39 al ‘43. In zona erano 8 mila. Dopo l’8 settembre ‘43 due di loro rimasero nascosti in una casa di Nivica per dieci mesi. “Abbiamo documenti che risalgono al 1876 e che attestano la nostra proprietà sulla baia di Kakome ma il governo li ignora e ci ha tagliato fuori. Non vogliamo che sia costruito un grande villaggio turistico, un affare per pochi. Chiediamo turismo sostenibile, che ci coinvolga, nel rispetto delle nostre tradizioni e che porti vero benessere alla gente di qui”, dice il “subcomandante” Vladimir.

Più o meno le stesse parole pronunciate dalla Banca Mondiale che ha investito dieci milioni di dollari per uno studio sullo sviluppo turistico dell’Albania presentato il 17 maggio. Conclusione: grandi potenzialità (mare pulito, montagne e siti archeologici) ma, in questo momento, invece che infrastrutture urge migliorare la qualità dei servizi. Il turismo può essere la via d’uscita dalla povertà cronica che affligge il Paese. L’emigrazione continua (un albanese su tre è all’estero), la disoccupazione supera il 30%, il salario medio è di 200 euro al mese. Ci si arrangia. Come a Tirana, la polverosa capitale, dove mancano i soldi per costruire o ricostruire e il sindaco Edi Rama, per abbellire la città, fa dipingere i palazzi d’edilizia popolare socialista con colori sgargianti creando un effetto cromatico tipo cubo di Rubik.

Dieci poliziotti sorvegliano giorno e notte operai e macchinari che hanno iniziato la costruzione del villaggio turistico. Uomini e attrezzature lavorano per Dritan Celaj. Personaggio ricco e potente ha interessi che spaziano dall’edilizia alle assicurazioni e alla pallacanestro. Celaj custodisce come un santino la foto che lo ritrae insieme al miliardario americano, ex candidato alle presidenziali Usa, Steve Forbes e si muove con una scorta di bodyguard comandati dal fratello, ex ufficiale di polizia. È lui che ha firmato i contratti con Club Med.

Il cuore del suo impero è a Valona, il porto in cui i grossi gommoni usati dagli scafisti per trasportare droga e clandestini sono ormeggiati in una spiaggia che si chiama Paradise. Ci aspetta in un ristorante all’interno di un centro commerciale, tutta roba sua. Da bere solo qualche bibita calda. La corrente elettrica manca dalle 8.30 alle 14.30. Succede ogni giorno perché nessuno paga tasse e bollette. Celaj è preoccupato. I pastori di Nivica rischiano di mandare all’aria l’affare. E non vuole cattiva pubblicità con i francesi.

“Ho cercato una trattativa ma quelli di Nivica non hanno voluto ascoltarmi. E pensare che il resort creerà mille posti di lavoro! Pagare un affitto al governo o a loro per me è indifferente. Sarà un villaggio magnifico, il fiore all’occhiello del Club Med”. Nei piani del tour operator, Kakome dipenderà da Club Med Italia. Che non gradisce intrusioni nella vicenda e rimane sul vago. “Crediamo nelle potenzialità turistiche dell’Albania e abbiamo identificato un sito a sud. Ma ci sono ancora delle verifiche da fare”, risponde Giorgio Palmucci direttore della filiale italiana.

A Saranda, cittadina portuale sotto cui dipendono Nivica e la baia di Kakome, c’è il collegio elettorale dove, per la prima volta, è candidato il premier Nano. Dicono che a Saranda ci siano un centinaio di agenti dei reparti speciali anti-sommossa pronti a intervenire contro i pastori. “Kakome è un’idea di sviluppo che va contro gli interessi della gente e un chiaro esempio di malgoverno. Nano si comporta come fosse il re d’Albania”, dice Aliaj Besnick.

Candidato per il Partito democratico di Sali Berisha, l’ex presidente albanese ritenuto responsabile della truffa delle piramide finanziarie che nel ‘97 causò la bancarotta dell’Albania, il 3 luglio Besnick sfiderà il socialista Nano. “A quanto mi risulta il Club Med fa da paravento al premier, il primo ad essere interessato a questo business”.

Interpellato, Nano non ha voluto rispondere. Lo fa per lui il segretario cittadino del Partito socialista: “L’opposizione soffia sul fuoco. La polizia che protegge gli operai? Necessario perché i pastori di Nivica sono dei provocatori. Gli è stato dato il tempo per dimostrare la loro proprietà su Kakome ma non l’hanno fatto”.

A Nivica si è fatto buio. Gli uomini sono tornati in paese, e, come ogni sera, si siedono in cerchio sotto il platano a bere birra e a discutere sul da farsi. Le donne in casa, come sempre, a preparare la cena. Sofocli, uno degli anziani del villaggio, ricorda le parole d’italiano imparate durante la guerra: “Siamo abituati a combattere, l’abbiamo sempre fatto: ottomani, tedeschi, ora tocca ai francesi. Glielo dica a quelli del Club Med, glielo dica”.

Roberto Rizzo, Corriere della Sera Magazine, 19 maggio 2005

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