Continua a degenerare la situazione in Nepal dove nelle ultime 48 ore scontri tra maoisti e forze governative hanno lasciato sul campo una sessantina di morti tra cui 9 soldati e poliziotti.

     

Lo riferisce la stampa nazionale citando fonti militari. I combattimenti sono avvenuti nei pressi di Lekhgaon , nel distretto sudorientale di Udayapur, 400 chilometri a est dalla capitale Kathmandu. Si tratta del confronto militare più cruento degli ultimi tempi, dopo quello avvenuto un mese fa a Khara, nel distretto occidentale di Rukum, una delle roccaforti dei maoisti, in cui l’esercito annunciò di aver eliminato circa 150 ribelli.

Oggi i guerriglieri hanno fatto saltare con dell’esplosivo un ripetitore televisivo dell’emittente di Stato a Palpa, sempre nei distretti occidentali, ma non ci sono stati feriti.

Da tre mesi, da quando cioè il sovrano Gyanendra ha perso il controllo dei poteri esecutivi e accentuato le operazioni militari contro la guerriglia, l’esercito continua diramare bollettini di guerra su scontri in diverse parti del Paese.

Solo pochi giorni fa un rapporto del neoministro dell’informazione fissava a 600 i ribelli uccisi dalla svolta politica del re, mentre sarebbero 659 i civili morti e 900 i caduti tra le fila delle forze dell’ordine, ma in questo caso il bilancio riguarderebbe gli ultimi sei mesi.

Intanto sul piano politico e giudiziario si aggrava la posizione dell’ex-primo ministro Sher Bahadur Deuba, il capo dell’esecutivo licenziato dal sovrano il 1° febbraio scorso e rimpiazzato con un governo fedele alla corona; la Commissione reale contro la corruzione (Rccc), un nuovo organismo recentemente creato dal re con ampi poteri inquirenti e giudicanti, ha formalmente incriminato per corruzione Deuba e l’ ex-ministro per i lavori pubblici. Il procuratore della Commissione ha chiesto una sentenza di 10 anni e una multa di oltre 300 milioni di rupie (quasi 5 milioni di euro); l’accusa è di aver preso tangenti per appalti pubblici riguardanti un progetto idrico.

Deuba, che è attualmente agli arresti, si è rifiutato di comparire davanti all’organismo inquirente contestandone la legittimità costituzionale.

[BF] – NEPAL 18/5/2005

Sull'autore