Ambientalisti ed esponenti politici del centro-sinistra chiedono che il ‘no’ al Ponte sia espresso chiaramente tra gli obiettivi del futuro governo dell’Unione. Possibili le resistenze di Prodi e Rutelli.

     

Il no al Ponte sullo Stretto di Messina sia nel programma di governo dell`Unione, a scanso di equivoci. Anzi, se ne parli direttamente nella “fabbrica” prodiana, per segnare una posizione che pone al primo posto la scarsa efficacia economica di un`opera costosa in termini di soldi e di danno ambientale.

A chiedere che l`opposizione alla più faraonica delle opere pubbliche del programma della Cdl diventi tratto dirimente dell`impegno di un governo dell`Unione, sono tutti i parlamentari che sono intervenuti il 4 maggio nella sala della Sacrestia in Vicolo Valdina, all`appuntamento voluto dagli ambientalisti per presentare a livello nazionale la relazione del comune di Messina, negativa nei confronti del Ponte sullo Stretto.

“Siamo contenti che sia cresciuta nel paese la consapevolezza dei guasti che quest`opera potrebbe produrre a livello economico, sociale e ambientale”, esordisce il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Che continua: “la nuova giunta calabrese di Agazio Loiero ha vinto anche su questo, sul no al ponte. Anche nel programma nazionale dell`Unione deve essere chiaro che quando si torna a governare il ponte non si farà”.

Anche per il deputato di rifondazione Franco Giordano, l`opposizione all`opera pubblica più berlusconiana che c`è è un dovere politico: “è materia che va definita nel programma”.

E mentre qualcuno ricorda dell`”uscita” del candidato premier del centrosinistra Francesco Rutelli che alla vigilia delle elezioni promise che il ponte sarebbe stato inaugurato nel 2012, il deputato della Margherita Ermete Realacci si rallegra del fatto che l`ambientalismo e la stessa opposizione abbiano trovato le cifre giuste per contrastare “l`atteggiamento ideologico di chi vuole il ponte a ogni costo”.

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