L’Angola ha registrato un’impennata nelle esportazioni dalla fine del conflitto civile (1975-2002), ma ha accentuato la dipendenza economica da due soli settori, petrolifero e minerario.

     

Secondo le più recenti statistiche diffuse dal governo di Luanda, nel 2004 il Paese africano ha effettuato esportazioni per un totale di circa 10,5 miliardi di dollari; il 91,9% di questa cifra comprende il petrolio e i suoi derivati. Un altro 7,45% è costituito dai diamanti, il secondo prodotto del Paese per volume di esportazioni, che l’anno scorso ha generato profitti per 785 milioni di dollari.

Altre merci sono esportate in misura molto minore: dai prodotti ittici l’Angola ha ricavato quasi 12 milioni di dollari (0,11% del totale delle esportazioni) e dai metalli non ferrosi 4,7 milioni di dollari (0,05%). Ridotto ai minimi termini l’export di legno, cassava e crostacei.

Gli esperti ricordano che petrolio e diamanti sono principalmente diretti verso i mercati statunitensi, europei e asiatici, mentre prodotti alimentari e legname vanno a finire nei vicini Stati africani.

Oltre a causare più di mezzo milione di morti e il ferimento di decine di migliaia di persone, la guerra nell’ex-colonia portoghese tra governativi e ribelli dell’Unita (Unione nazionale per l’indipendenza dell’Angola) aveva provocato una grave crisi economica e acuito la povertà della popolazione.

[LM] – ANGOLA 4/5/2005

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