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  •    Viaggio in Sicilia con gli artisti pazzi

Un viaggio in Sicilia sulle tracce di nove artisti “outsider”. Apprezzati all’estero, derisi e incompresi a casa propria. Un percorso siciliano “cinquesensi”, tra visioni, sapori e suoni. Da Palermo a Messina, in senso antiorario. Alla ricerca delle opere perdute di arte povera e ossessiva. Che nasconde sempre la genialità.

Iniziamo il viaggio in Sicilia…

 

1. Palermo – Gaetano Gambino

L’artista

Nato nel 1924 in periferia, figlio di un vaccaro. In guerra come sommergibilista, poi emigra in Francia. Negli anni ’60 vive da senza fissa dimora. Finisce in carcere per una rissa e poi al soggiorno obbligato. Un amico ambulante garantisce per lui e gli affida la gestione della bancarella di semi sulla spiaggia di Mondello. Negli anni ’70 vende e disegna. Poi un tumore lo costringe a chiedere aiuto alle suore di Madre Teresa di Calcutta. In convento muore, poverissimo.

Le opere

I suoi disegni sono raffinati arabeschi eseguiti con un tratteggio minuto come un ricamo. Rappresentano paesaggi fossili, palme o intrecci di rami. Colpiscono l’artista Bruno Caruso che lo incontra nel 1958 e lo presenta al fotografo Enzo Sellerio e allo scrittore Leonardo Sciascia, che diventeranno sporadicamente acquirenti delle sue opere, oggi praticamente introvabili.

Cosa mangiare nei dintorni

Alla Vucciria polipo appena bollito condito con limone e prezzemolo. Alla focacceria San Francesco per il panino con la meusa (stomaci forti) o un’arancina al ragù. In Piazza Marina per il panino con le panelle. Palermo è il vero paradiso dello street food e ovunque troverete prelibatezze a basso costo. Una delle esperienze memorabili del viaggio in Sicilia.

2. Gibellina – Salvatore Bonura

L’artista

Figlio di un salumiere, finisce appena le scuole elementari. Si dedica al commercio con risultati modesti. Poi la seconda guerra mondiale. Al ritorno si adatta a stento, si sposa ma non riesce a trovare un lavoro stabile. Intorno ai cinquant’anni impara a dipingere, da autodidatta.

Le opere e come vederle

Rappresenta un universo figurativo ossessivo, con echi sudamericani e metamorfosi. È possibile vedere alcune opere presso il Museo Civico di Gibellina, altre sono esposte a Losanna.

Cosa mangiare

Concentratevi sulla ricotta. Da provare i celebri cannoli oppure la cassata (dall’arabo qas’at, “bacinella” o dal latino caseum, “formaggio”). Si tratta di una dolcissima torta a base di pan di Spagna, pasta reale, frutta candita e appunto ricotta zuccherata, tradizionalmente di pecora.

3. Castellammare del Golfo / Giovanni Bosco

L’artista

Negli anni ’50 fa il pastore, perde il padre, fa il manovale nelle cave di marmo di Custonaci, nel trapanese. È condannato per furto di pecore, dopo due anni di carcere il confino fuori dalla Sicilia. Qui apprende che il fratello è stato assassinato. Dopo il conseguente crollo psichico è ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Tornato al suo paese, vive in estrema povertà. Disegna sui muri, ossessivamente. Mentre cresce l’interesse internazionale per la sua opera, si ammala gravemente fino alla morte.

Le opere e come vederle

Le opere di Bosco sono divise tra Gibellina e Castellamare. Nell’antico Baglio Di Stefano c’è il “Museo delle Trame Mediterranee”, sede della Fondazione Orestiadi. Altre sono a Losanna, altre ancora sui muri di Castellamare.

Cosa mangiare

Iniziate con un sostanzioso pane cunzato (pane condito), un filone condito con olio, sale, origano, pomodoro a fette, formaggio primo sale e acciughe. Provate anche il “pesto alla trapanese”: basilico, olio d’oliva e aglio, con aggiunta di mandorle crude, pomodoro fresco e pecorino grattugiato.

4. Favignana / Rosario Santamaria

L’artista

Lavora da bambino nelle cave di tufo di Favignana. Poi si imbarca sui mercantili, per otto anni gira il mondo. Torna a casa, si sposa e lavora saltuariamente come vigile urbano e muratore. Inizia a sessant’anni. Raccoglie rami zoomorfi. Inizia a scalpellare rocce e scogli. Su muri e cancelli delle case di Favignana pone – senza chiedere il permesso ai proprietari – le sue sculture, in particolare teste.

Le opere e come vederle

Abbinate un giro senza meta tra le strade di Favignana alla ricerca delle opere di Zu Sarino. Chiedete agli abitanti del luogo. Oggi restano a Favignana per strada pochi segni visibili del suo passaggio.

Cosa mangiare

Imperdibile il cous cous di pesce, variante locale del celebre piatto arabo. Si prepara con semola cotta a vapore in una speciale pentola di terracotta smaltata con un brodetto di pesce misto. Da abbinare con un buon bianco d’Alcamo.

Se siete abitati al sapore insipido del prodotto in scatola, sappiate che siete nel regno delle tonnare. Scoprirete un mondo nuovo: bottarga, tunnina (tonno rosso sotto sale), musciame (filetto essiccato), ventresca sott’olio. Provate il tonno ca cipuddata (in agrodolce) oppure le polpette di tonno.

5. Marsala/ Giovanni Abrignani

L’artista

Fa il muratore in tutto il Mediterraneo, soprattutto in Tunisia. Nel 1967 è ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Trapani dove trascorre il resto della sua vita. Qui inizia a disegnare con penna biro e matite colorate.

Le opere e come vederle

Dipinge con pochi tratti essenziali. Molti disegni sono fatti con una penna a sfera, riga e compasso, quindi riempiti con una matita colorata. Treni, auto, gondole, ciclisti al Giro d’Italia. Ma anche spose all’arrivo in chiesa. I suoi disegni si trovano oggi presso la Collection de l’Art Brut di Losanna.

Cosa mangiare

Iniziate con un ottimo Marsala delle Cantine Florio. Per il cibo, fatevi tentare dall’insalata di aringhe e arance. Anche i bucatini con i broccoli arriminati meritano un assaggio. I sapori sono arabi: ad acciughe e broccoli (nel resto d’Italia chiamati cavolfiori) si aggiungono pinoli, uva passa e zafferano.

6. Sciacca/ Filippo Bentivegna

L’artista

Nasce in una famiglia di pescatori e contadini. Emigra negli Stati Uniti nel 1912. Subisce un’aggressione e un trauma alla testa. Si presenta all’ufficio brevetti americano con caffettiere multibeccuccio e nuovi tipi di salvagente. Dopo sei anni è rimpatriato perchè “improduttivo e inabile al lavoro”.

Dopo la Grande Guerra, è considerato disertore e condannato in contumacia a tre anni di carcere. Sottoposto a una visita psichiatrica, è ritenuto palesemente pazzo. Dice di parlare con Mussolini attraverso una condotta d’acqua. Racconta di Picasso venuto nel suo giardino a rubargli le idee.

Acquista tre ettari di terra alle falde del monte Cronio. Inizia a scolpire nelle pietra migliaia di teste che dispone sul terreno e colora di rosa.

Le opere e come vederle

Il Castello Incantato, la cui fama circola da decenni in Europa, si trova a circa due chilometri da Sciaccia.

Cosa mangiare

Il cacio all’argentiera è un piatto povero e sostanzioso. Cibo tipico del mondo contadino, quando il formaggio sostituiva la carne: fette di caciocavallo rosolate con olio caldo, aglio, aceto e origano.

Provate i dolci, d’obbligo durante un viaggio in Sicilia: le cucchitelle sono bocconcini di pasta di mandorla farciti con marmellata.

7. Comiso / Francesco Giamborresi

L’artista

Nato in una famiglia contadina, lavora da bracciante già da bambino. Inizia a dipingere di nascosto. Fugge all’istituto a cui è affidato. Non completa le elementari. Poi emigra a Milano, in Francia, in Germania. Ogni volta torna in Sicilia. La famiglia numerosa vive in una casa piccolissima. Nonostante l’estrema miseria assume atteggiamenti da dandy.

Le opere e come vederle

Diventa noto come pittore naif, ma non è quello il suo destino. Dopo alcuni viaggi in Europa e negli Stati Uniti, non sfugge alla miseria siciliana. Fuori contesto, chiedeva cifre spropositate per i suoi quadri. Alcuni si trovano al Museo di Arte Contemporanea di Caltagirone.

Cosa mangiare

A Modica provate subito la cioccolata preparata secondo l’antica ricetta azteca portata qui dagli spagnoli. Per il resto, troverete una gustosa cucina contadina. Un pasto di strada prevede le “scacce”, focacce infornate con ripieno di ogni tipo. Per esempio melanzana fritta e caciocavallo oppure – per chi vuole stare “leggero” – prezzemolo e ricotta.

Spostandosi sul mare, godetevi un pranzo “alla Montalbano”, con una frittura di pesce appena pescato accompagnata da un bianco ghiacciato.

Il modo migliore di iniziare la nuova giornata sarà in un bar del corso principale di Noto: chiedete una granita con pistacchio di Bronte e mandorle di Avola, città nei pressi famosa per il vino ma vera patria della mandorla. Ordinate anche una brioche appena sfornata.

8. Caltagirone/ Francesco Cusumano

L’artista

Lascia la scuola dopo la prima elementare. Lavora nei campi già da bambino. Sarà la madre a insegnargli a leggere e a scrivere. Improvvisa poesie, prevede il futuro. Nel 1939 è ferito gravemente in Libia. Rischia di morire in un ospedale di Napoli.

Dopo la guerra riprende la vita da contadino a Caltagirone. Poi emigra nel Nord Italia e in Francia. Torna in Sicilia nel 1970.

Le opere e come vederle

Un sogno premonitore gli rivela che farà l’artista. Inizia freneticamente a scolpire: marmo, legno, pietra. Costruisce marionette e dipinge a smalto. Le opere di Cusumano si trovano presso il MACC di Caltagirone.

Cosa mangiare

Non perdetevi la caponata, un gustoso piatto “vegano” in agrodolce: uvetta, pinoli, melanzane fritte, olive, sedano, capperi. E infine zucchero e aceto.

Un ottimo primo è la pasta ‘cu maccu, cioè condita con purea di fave. Ma il massimo è certamente la “Norma”, rigatoni con melanzane fritte, basilico e ricotta salata. A colazione, un’alternativa alla granita – ma ugualmente calorica – è l’iris, una bomba ripiena di crema, cioccolata oppure ricotta.

9. Messina/ Giovanni Cammarata

L’artista

Fu catturato dagli inglesi e se li fece amici costruendo un castello in miniatura. Passò la vita ad abbellire la sua casa-baracca con sculture di cemento e vetri di bottiglia, finchè gliela distrussero per farci il parcheggio di un supermercato.

Giovanni Cammarata è un muratore. Si arruola da giovane nell’esercito, combatte in Africa e in Grecia. Poi in Sicilia, vive in una zona degradata. Trasforma la propria baracca in una casa dei sogni.

Le opere e come vederle

Mosaici di pietre e frammenti di bottiglie, sculture e bassorilievi di cemento dipinto si combinano riciclando modelli e materiali. Attualmente restano una porzione della facciata e alcuni elementi nel cortile annesso. Si trova in via Maregrosso, a Messina.

Cosa mangiare

Pesce spada, senza dubbio. Provate gli involtini ripieni di pangrattato con olio, olive e capperi. Oppure lo stocco a ghiotta, ossia il merluzzo essiccato con pomodoro, patate, olive, capperi, sedano, cipolla.

Un dolce tipico è la pignolata, insieme di “pigne” fritte e ricoperte di glassa aromatizzata al limone ed al cacao.

La musica – Cosa ascoltare durante il viaggio in Sicilia

  • Franco Battiato
  • Carmen Consoli
  • Rosa Ballistreri
  • Fratelli Mancuso
  • Denovo
  • Uzeda
  • Cesare Basile
  • Agricantus

La playlist su Spotify

L’indice gastronomico

Palermo

  • Polipo limone e prezzemolo
  • Panino con la meusa
  • Panino con le panelle
  • Arancine
  • Pasta con le sarde
  • Ravioli ripieni di cernia
  • Involtini di spatola
  • Sarde a beccafico

Gibellina

  • Cannoli di ricotta
  • Cassata

Castellammare

  • Pane cunzato
  • Pasta col pesto alla trapanese

Favignana

  • Cous cous di pesce
  • Tonno con cipolla in agrodolce
  • Polpette di tonno

Marsala

  • Insalata aringhe e arance
  • Bucatini con broccoli arriminati

Sciacca

  • Caciocavallo all’argentiera
  • Cucchitelle

Comiso

  • Scacce
  • Cioccolata di Modica
  • Ravioli ricotta e sugo di maiale
  • Carciofi ripieni alla brace
  • Granita pistacchio e mandorle

Caltagirone

  • Caponata
  • Paste di mandorla
  • Pasta col macco
  • Pasta alla Norma
  • Spaghetti al nero di seppia
  • Iris di ricotta

Messina

  • Involtini di pesce spada
  • Stocco a ghiotta
  • Pitone con scarola e acciughe
  • Focaccia messinese
  • Pignolata

 

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri “Gli africani salveranno Rosarno” (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e “Voi li chiamate clandestini” (manifestolibri 2010), “Zenobia” (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L’Espresso.