Premessa
Il fenomeno delle migrazioni negli ultimi decenni ha assunto dimensioni quasi universali e significati sempre piu’ complessi. La problematica economica è generalmente quella a cui piu’ si fa ricorso con riferimento ai differenziali salariali e di tenore di vita fra le regioni del pianeta “in via di sviluppo” e quelle ad economia avanzata.
La catena migratoria straniera nella provincia regionale di Agrigento è stata originata dai cittadini nordafricani, marocchini e tunisini, in particolare. Questo sistema di traffico pendolare attraverso il canale di Sicilia, si è trasformato in un corridoio d’ingresso e di smistamento di lavoratori nordafricani verso il settore dell’agricoltura e della pesca.
In breve tempo ciò ha generato una vera e propria catena migratoria, contrassegnata da un carattere pendolare (ingressi attraverso visti turistici) e da una totale assenza di sicurezza e di protezione legale del lavoro.
I lavoratori c.d. extracomunitari hanno così sostituito, fino agli anni ’70, nel settore primario dell’economia, braccianti e lavoratori comuni siciliani ed agrigentini, emigrati nel frattempo nel triangolo industriale e all’estero.
Nel corso degli anni ’80, è iniziato nel territorio di Agrigento un secondo ciclo migratorio, in cui ai nordafricani si affianca un nuovo gruppo proveniente dall’Africa Subsahariana e dell’Asia Centro Meridionale e orientale. Questa fase si puo’ considerare come l’internazionalizzazione dell’immigrazione straniera.
Alla metà degli anni ’90 si afferma un ulteriore mutamento nella composizione etnica dell’immigrazione straniera: albanesi, cittadini dell’ex Jugoslavia, rumeni polacchi e ucraini.
Negli ultimi tempi, infine, sbarcano nelle coste agrigentine, oltre alla consueta componente maghrebina, un numero crescente di migranti provenienti dall’Iraq, dal Pakistan, dalla Liberia, dal Sudan, dall’Eritrea, dalla Somalia, dalla Sierra Leone e da tanti altri Paesi nei quali il rimpatrio è vietato dalle Convenzioni Internazionali oltre che dalla legge nazionale a causa delle persecuzioni etniche e dei conflitti armati in corso.
La popolazione straniera – Le prime cinque Nazionalità
La provincia di Agrigento ha subito profonde modificazioni in termini di presenza straniera sul proprio territorio.
Ha una forte presenza di cittadini extracomunitari del Marocco e della Tunisia, costante nell’arco del quinquennio preso in considerazione.
Considerando sempre le nazioni del Marocco e della Tunisia, notiamo che anche durante l’anno 2006 mantengono, costantemente, il primo ed il secondo posto nella graduatoria, in termini di presenza sul territorio agrigentino.
La ragione di tale prevalenza è da attribuirsi sicuramente alla vicinanza geografica della costa agrigentina rispetto al Marocco e alla Tunisia. Si tratta, comunque, di presenze consolidate nel tessuto socioeconomico della provincia; non si puo’ ritenere, infatti, che gli immigrati marocchini e tunisini del 2006, costituiscano nuova generazione.
Nell’arco del quinquennio considerato, molti hanno beneficiato della sanatoria “Bossi Fini” intervenuta nel frattempo (con effetti dal 2003) che ha regolarizzato lavoratori del sommerso. Successivamente, l’arrivo di altri cittadini extracomunitari, è stato favorito dalle procedure sui ricongiungimenti familiari.
Nella graduatoria del 2002 spiccano Germania, Romania e Francia che ritroviamo come presenza nella classifica del 2006, anche se, in posizioni diverse.
Ma quella che stupisce piu’ di tutti tra le presenze della popolazione straniera residente del 2006 nella provincia di Agrigento è la cinese.
Se in passato i cinesi entravano attraverso il confine orientale del Carso, dopo un viaggio rocambolesco che poteva durare anche sei mesi, ora i cittadini della Repubblica popolare diretti nel nostro Paese, utilizzano un’altra strada assai piu’ breve, anche se piu’ pericolosa: arrivano in aereo nell’isola di Malta, muniti di un visto per studio, per seguire corsi di inglese e da lì vengono sbarcati sulle coste dell’agrigentino.
La Romania, nel 2006, con il terzo posto, ha segnato l’incremento medio di tutta la popolazione immigrata, a seguito della regolarizzazione.
Tra il il 2002 e il 2006 vi è stato un aumento del tasso di immigrazione nella provincia di Agrigento, nonostante la provincia stessa registri un declino sociale, economico e politico che rende ogni giorno piu’ drammatico il vivere civile. Infatti, la qualità della vita di Agrigento è la peggiore tra quelle delle città italiane.
Il dato è emerso proprio in questi giorni dalla classifica stilata da “Il sole 24 ore”, sulla base dei risultati della ricerca “Qualità della vita 2007”
Si assiste ad un continuo impoverimento del sistema produttivo, dal comparto agricolo, in primo luogo. Il livello di disoccupazione è tra i piu’ elevati d’Italia e e si accompagna ad un tasso di lavoro nero e di povertà che costringono alla subalternità, sotto il giogo del ricatto clientelare, fasce sempre piu’ ampie della popolazione.
La presenza mafiosa impone un modello economico violento ed illegale che genera un diffuso senso di insicurezza.
Accanto ai problemi già esistenti per gli autoctoni, la popolazione immigrata si trova a fare i conti con i problemi di una provincia che opera ancora discriminazioni di genere, contrasta il riconoscimento dei diritti civili e l’integrazione degli immigrati stessi.
Esaminando la presenza immigratoria nel 2006, abbiamo constatato la forte presenza di donne rumene) rispetto agli uomini. Per lo piu’ occupano lavori di assistenza agli anziani (Agrigento ha un alto tasso di invecchiamento) o lavori domestici. Ma in questa Provincia anche alle donne agrigentine è negata la possibilità di essere protagoniste e di decidere della propria vita nel pubblico e nel privato.
Credo che, se prima non si riuscirà a risolvere i problemi esistenti in questa provincia, creando condizioni sociali e istituzionali per rendere effettivi i diritti e le scelte di tutte e di tutti, il popolo degli immigrati ad Agrigento, non potrà che vivere in condizioni di precarietà e di insicurezza.