A gennaio 2010 partiranno i lavori del Ponte: dopo l’annuncio di Anas e governo arriva quello dell’impresa vincitrice. Ma l’avvio non riguarda il cantiere principale – di cui ancora non esiste il progetto definitivo – ma quelli preliminari. “Come realizzare una scala esterna per una casa che ancora non c’è”. Nel frattempo, Impregilo lamenta l’eccesso di burocrazia in Italia. E tace del suo imbarazzante curriculum, fatto di autostrade mai finite in Calabria, smaltimento illegale di rifiuti in Toscana, ecoballe campane…

Agli annunci dei politici ed ai proclami dell`Anas non crede più nessuno. Ma adesso parla Alberto Rubegni, amministratore delegato di Impregilo: “tra pochi mesi iniziamo il lavori del Ponte`. Più esattamente i “cantieri preliminari`, cioè i lavori a terra annunciati per gennaio. Si tratta del delirio di strade e ferrovie che stravolgeranno l`area urbana dello Stretto, e che risulteranno perfettamente inutili fino al completamento del Ponte. Al momento, tuttavia, non è stato neanche completato il progetto definitivo. “E se dovesse essere valutato come inattuabile, a cosa saranno servite opere che si giustificano solo ed esclusivamente in funzione del Ponte?`, si chiede Guido Signorino, docente di Economia, uno dei massimi esperti dei conti della mega-infrastruttura. “Cosa ne sarebbe di lavori frettolosamente realizzati con un anticipo di 6-7 anni? È come realizzare una scala esterna per una casa che non c`è. Insomma, una follia, che potrebbe finire col costituire un danno erariale di proporzioni gigantesche`.
Alle strutture secondarie, si affiancano le “opere compensative`: un fiume di soldi finalizzato teoricamente a ripagare dei danni sociali ed ambientali dei cantieri, in pratica a “comprare` il territorio e sopirne le proteste, l`ultima delle quali ha portato inaspettatamente in piazza a Messina 8 mila manifestanti.
“Il recupero del fronte-mare, lo spostamento della stazione, la metropolitana del mare, eccetera non hanno alcuna connessione ‘tecnica` col Ponte e servono alla città di Messina non ‘a causa` del ponte, ma ‘indipendentemente` da esso; meglio ancora: ‘invece` del Ponte`, dice ancora Signorino. “Considerando il prezzo che la città ha pagato alla sua funzione di snodo per l`attraversamento dello Stretto, la ‘compensazione` è dovuta per la funzione svolta nell`ultimo cinquantennio a servizio del sistema nazionale dei trasporti, non per la morte civile che le si vuole regalare in omaggio alla realizzazione di un`opera faraonica quanto inutile`.
Come molte imprese italiane, Impregilo ama sputare nel piatto in cui mangia. Vive della rendita delle commesse statali, ma si lamenta dell`“eccesso di burocrazia`. Secondo Rubegni, ci sarebbe “più certezza dei diritti` all`estero, dove la società di Sesto San Giovanni ha ottenuto l`appalto per l`allargamento del Canale di Panama, un contratto da 3 miliardi di dollari, ed è in corsa per un dissalatore a Dubai ed uno in Arabia Saudita, finanziato coi petrodollari della famiglia reale.
Eppure in Italia la società non se la passa male: ha in tasca i contratti del Ponte, della Pedemontana Veneta, della Tem (Tangenziali Esterne di Milano) e probabilmente riuscirà a strappare ancora qualcosa dall`Alta Velocità, altra vicenda di cantieri eterni. Forse, quando parlano di “eccesso di burocrazia`, i dirigenti Impregilo pensano ai provvedimenti della magistratura nelle vicende campane, tra ecoballe ed inceneritori; o il cantiere lumaca della Salerno – Reggio Calabria, avviato nel 1997, perennemente infiltrato dalle ‘ndrine storiche del reggino e segnato da sette inchieste giudiziarie; le polemiche seguite al crollo dell`ospedale dell`Aquila; la condanna (in primo grado) di Rubegni per “smaltimento illecito di rifiuti` durante i lavori di costruzione della tratta ferroviaria dell`Alta velocità Firenze-Bologna; per finire con la meno nota vicenda della Milano-Genova, il cui terzo valico è stato lanciato nell`ottobre 1991 come ramo secondario dell`Alta velocità e che nel 2009 è ancora fermo per un contenzioso tra Impregilo e Ferrovie.
Un curriculum imbarazzante di cui qualcuno, ad esempio Anas, dovrebbe chiedere conto. Ma non accadrà nulla del genere, anzi proseguirà la strategia delle “mucche da mungere`, il neo-interventismo statale finalizzato alla socializzazione delle perdite ed alla costruzione di partnership pubblico-privato, utili a portare profitto a pochi contractors, a prescindere da tutto e tutti, a cominciare dai movimenti accusati di miopia ed egoismo ed invece al momento unica forma di opposizione allo sciacallaggio di poche aziende.