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Il pianto di Haiti e la sua speranza - terrelibere.org
   02 marzo 2010 - Latinoamerica
Il pianto di Haiti e la sua speranza
terrelibere.org terrediconfine - autore dell"articolo Anna Foti      www.strill.it Statistiche di lettura - terrelibere.org Questo articolo è stato letto 662 volte
Mai un paese ha avuto tanti angeli come Haiti. Sempre gli occhi dei bambini sono quelli attraverso i quali cogliere il senso più vero di una tragedia. Con paura e con stupore. Con terrore e con speranza. Mai una calamità è stata così spietata. Sempre la devastazione e la distruzione hanno aggravato la povertà e innescato una spirale di violenza.

In questa alternanza dei “mai” e dei “sempre”, su ali di solidarietà, confidare nell’intento di sollevare, insieme, quegli angeli per condurli in un viaggio che si chiama futuro.

Un viaggio possibile quando tenacemente si fa strada uno spiraglio di luce nella tenebra. In questo abisso in cui brancola un popolo che la storia ha abituato a non avere nulla c’è la commovente missione di Nadia, 36 anni punto di riferimento per la sua comunità, la struggente storia della piccola Winnie sopravvissuta ed estratta dalle macerie a soli diciotto mesi, c’è l’incredibile coraggio della ricostruzione cui la comunità internazionale è chiamata a vigilare molto da vicino.

Credere che il bene trionferà e salverà il mondo equivale a credere che anche in uno scenario di desolazione e disperazione possa rifiorire la bellezza di un corpo recuperato dalle macerie e poi curato, di un volto consolato, di un sorriso ritrovato, di una lacrima asciugata. E senza falsa retorica, con umiltà e semplicità, in punta di piccoli gesti costruire, a piccoli passi, speranze per una popolazione che prima di questo sisma non faceva notizia e che adesso, a poco più di sei settimane dalla calamità che l’ha devastata, è tornata nell’oblio.

Nazione dell’America, nel mar dei Caraibi, un tempo colonia francese, ad Haiti la situazione è ancora difficile. 200 mila feriti, 200 mila morti, 1 milione di senza tetto, quasi 4 milioni di persone colpite dal sisma e grandi ong che hanno allestito dei centri di soccorso, hanno prestato cure e procurato beni di prima necessità. Una solidarietà che ha fatto il giro del mondo, arrivando fino a qui, in riva allo Stretto.

Tutti i bambini sono uguali si dice ma non tutti i bambini sono come quelli di Haiti. Qui i bambini non hanno nulla e piangono molto raramente. Molti un padre non l’hanno mai avuto e altri hanno perso la madre nel disastro del 12 gennaio scorso. Il paese più povero del mondo, con la più alta percentuale di bambini abbandonati, sfruttati per lavori domestici, secondo le denuncie dell’Unicef e di Amnesty International. Orfani di un paese e adesso orfani di un mondo intero. Eppure sperimentano adesso quella disperazione che neppure la malattia e l’indigenza avevano in loro sortito.

Una catastrofe umanitaria, un’emergenza sanitaria senza precedenti, abbattutasi su un paese già povero e provato dall’uragano del 2004 e che già prima del sisma aveva un fabbisogno urgente di 1,4 miliardi di dollari, rispetto ai trecento milioni finora stanziati dal presidente Barack Obama.

Mentre il Parlamento Europeo approva una risoluzione, l’Ue si prepara a stanziare altri fondi per un totale che supererà i 600 milioni di euro.

Intanto il tempo corre talmente veloce da non lasciare spazio al pensiero, neanche a quello più coraggioso che non avrebbe l’istinto di fuggire lontano vinto da un senso comune e comprensibile di impotenza. Forse si potrà fare poco per tradurre quell’impotenza in azione, piccola ma diretta, minima ma fortemente necessaria. Bisogna farlo, comunque.

Così quel tempo, fermatosi quel terribile 12 gennaio, potrebbe tornato a scorrere. Perchè, nella consapevolezza di un destino cieco e ingovernabile, non si può restare indifferenti.

tag Tag: latinoamericana
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