Il governo e la Lega ripropongono la sindrome invasione, ma contemporaneamente con i flussi fanno entrare 160 mila migranti. Un rapporto del Ministero del Lavoro stima in 200 mila ingressi l`anno il fabbisogno di manodopera straniera. Quindi Lampedusa è solo uno show per catturare voti? Intanto numerosi segnali indicano che i migranti non vogliono più stabilirsi in un paese impoverito, rancoroso, ipocrita. Il giorno in cui li rimpiangeremo è molto vicino.
Centomila immigrati in Italia da gennaio in poi, più altri 60 mila come stagionali. Se fossero arrivati tutti insieme a Lampedusa, non si parlerebbe d`altro. Per alcune migliaia di arrivi dall`inizio dell`anno è già scattata la sindrome ‘invasione`. Ma il Ministero dell`Interno, con il “decreto flussi`, ha chiesto appunto l`ingresso di 160 mila persone. E se il governo ammettesse che abbiamo bisogno di due milioni di lavoratori stranieri in dieci anni? Scoppierebbe la solita crisi con la Lega. Decine di editoriali sull`argomento. Ore di discussioni nei bar su migranti e disoccupati indigeni. Eppure basta collegarsi sul sito del Ministero del Lavoro per trovare questo dato. Il rapporto si intitola “L`immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive` ed è un documento commissionato a “Italia lavoro`. I numeri sono molto chiari. Il decreto flussi è in linea con il ritmo di 160-200 mila ingressi l`anno: si arriva così ai due milioni in dieci anni. In realtà, poi, non si tratta di nuovi arrivi ma di ‘sanatorie mascherate`, ma questo è un altro discorso, seppure nell`ambito dell`ipocrisia italiana.
A febbraio abbiamo ripreso su terrelibere.org i resoconti della BBC e del Sole 24 Ore che ipotizzavano grandi cambiamenti nei flussi migratori da qui al 2050: spostamenti verso l`Asia (zona in forte crescita) dei lavoratori africani e abbandono dei paesi europei più colpiti dalla crisi. Italia in testa, ovviamente. Povera, vecchia e senza immigrati, era la previsione per i prossimi decenni. E rancorosa nei confronti degli stranieri, da nord a sud: dall`inizio dell`anno abbiamo assistito all`isteria dei politici che invitano a sparare agli stranieri (Castelli, Lombardo), cittadini che organizzano le ronde a cavallo per la caccia al tunisino (Manduria), un senso comune che misteriosamente descrive i nordafricani in transito verso la Francia come temibile concorrenza rispetto ai pochi posti di lavoro ormai disponibili. Il tutto a partire dal solito spettacolo televisivo basato su Lampedusa, dove il soccorso in mare diventa sbarco e una colpevole disorganizzazione un modo per mostrare ai telespettatori come lo “spazio vitale` possa essere conteso tra italiani e migranti.
Invece è ormai chiaro che le fasce basse del mercato non vengono generalmente coperte dalle nuove generazioni (agricoltura, edilizia, assistenza e cura, pulizie, lavoro domestico, etc.) e che a breve avremo un bisogno disperato di forza lavoro straniera. In realtà, oggi la data del 2050 appare ottimistica. Il comportamento dei tunisini passati in queste settimane da Lampedusa è estremamente indicativo: hanno preferito in massa l`avventura e l`irregolarità per andare in Francia a un permesso umanitario che li avrebbe bloccati in Italia. Ricordo ancora il grido “No Dublino!` dei pakistani trasferiti al nuovo CARA di Mineo: a tutti i costi volevano evitare un riconoscimento d`asilo che li inchiodasse entro i nostri confini, secondo appunto la convenzione che prende il nome dalla capitale irlandese. E, sempre sulla stessa falsariga, Raffaella Cosentino raccontava dei somali di via dei Villini a Roma, che preferivano bruciarsi le dita e rendere irriconoscibili i polpastrelli pur di non essere di nuovo rispediti indietro dai paesi scandinavi – nei quali si erano inseriti – al paradosso italiano di un tugurio fatiscente nel cuore del quartiere delle ambasciate.
La propaganda politica non ha ancora ammesso queste evidenze. Prevale il senso comune costruito dal “verbo` leghista, rozzo quanto efficace, a cui è stato contrapposto un generico pietismo nei confronti degli “ultimi`, dei “disperati` anziché una seria analisi economica. Nel libro “Voi li chiamate clandestini` non abbiamo solo raccontato le terribili condizioni in cui i lavoratori migranti producono il cibo che arriva sulle nostre tavole, ma anche come - senza di loro - l`agricoltura del Sud (e, di conseguenza, l`agroindustria del Nord) sparirebbe domani. Un esempio facile da estendere a diversi settori e soggetti che risparmiano grazie agli stranieri. E che vivono al di sopra delle proprie possibilità grazie agli stranieri.
Dalle imprese edili che continuano a prosperare solo grazie ai lavoratori dell`Est e maghrebini, molti dei quali in nero o costretti ad aprirsi improbabili partite Iva per non essere licenziati. Al lavoro domestico, di assistenza e cura che garantisce a milioni di famiglie un risparmio enorme. All`esternalizzazione a cooperative di stranieri di servizi pubblici che altrimenti costerebbero molto di più all`intera collettività. Alle industrie manifatturiere competitive solo grazie a lavoratori non italiani, disposti a grandi sacrifici. Una situazione a rischio, perché ne arriveranno sempre di meno. Sarà il giorno in cui ricorderemo le chiacchiere sull`invasione, il ghigno di Bossi, le preoccupazioni che associavamo a Lampedusa come un periodo della nostra storia strampalato e poco lungimirante.
Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Lampedusa e dintorni. L’“invasione” è un decreto di Maroni?", terrelibere.org, 02 maggio 2011, http://www.terrelibere.org/terrediconfine/lampedusa-e-dintorni-l-invasione-e-un-decreto-di-maroni