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`Ci dicevano sempre: domani vi paghiamo` - www.terrelibere.org
   28 aprile 2010 - Rosarno. Una testimonianza
`Ci dicevano sempre: domani vi paghiamo`
terrelibere.org terrediconfine - autore dell"articolo Raffaella Cosentino      il manifesto Statistiche di lettura - terrelibere.org Questo articolo è stato letto 1029 volte
I lavoratori africani stanno denunciando da mesi - agli organi inquirenti italiani - le violenze e lo sfruttamento subito nella Piana di Gioia Tauro. Ma solo dopo i fatti di gennaio le loro parole si sono tramutate in provvedimenti concreti. L`odissea di un gruppo di lavoratori, da Rosarno al Cie di Crotone fino a Caserta. "Vi faremo sapere", dicevano i carabinieri fino a dicembre. Oggi per loro si parla di permesso per protezione umanitaria. E di galera per gli sfruttatori.

Caserta - Avevano denunciato spontaneamente alle forze dell`ordine lo sfruttamento che subivano nei campi. Lo avevano fatto per chiedere il rispetto dei loro diritti. Sono finiti ugualmente nel Centro di identificazione e di espulsione di Bari. Le dichiarazioni dei lavoratori stagionali africani sono all`origine della più grossa indagine giudiziaria realizzata in Calabria sulla rete del caporalato, che coinvolge stranieri e proprietari terrieri italiani dopo i fatti di Rosarno. Grazie alla collaborazione giudiziaria fornita, alcuni di loro hanno potuto lasciare il Cie ed essere inseriti in un programma di protezione. Ma dal racconto di uno di questi testimoni, viene fuori un particolare importante: alcune denunce erano state fatte prima della rivolta di gennaio, rompendo con l`omertà della Piana di Gioia Tauro.

Una possibile chiave di lettura per questa pagina nera della storia repubblicana di cui ancora non esiste una spiegazione chiara. Abbiamo incontrato a Caserta uno dei ragazzi rilasciati dal Cie pugliese e per ragioni di sicurezza ne manteniamo l`anonimato. La sua testimonianza parla di dieci braccianti africani, contattati da un proprietario terriero italiano, per raccogliere le arance per due settimane. Dopo essersi spaccati la schiena nei campi per dodici ore al giorno, hanno ricevuto in totale 700 euro. Da dividere fra tutti. E da cui bisogna sottrarre le 2,50 euro a testa che ogni volta dovevano pagare al caporale che li portava a lavorare in auto da Rosarno a Gioia Tauro. Era dicembre del 2009.

«Per cinque volte siamo andati a chiedere i soldi e l`italiano ci ha sempre risposto: tornate domani - racconta il ragazzo africano - alla fine disse che non aveva i soldi e che se non ci stava bene saremmo dovuti andare dai carabinieri». Secondo il testimone, andarono in sette a riferire del mancato pagamento alle forze dell`ordine, tre dei quali in regola con il permesso di soggiorno e quattro senza documenti. «I carabinieri ci hanno dato un pezzo di carta e ci hanno detto che ci avrebbero fatto sapere ma non ci hanno mai telefonato». Due di questi sette sono finiti nel Cie di Bari subito dopo la rivolta. Ecco com`è successo.

«Ero spaventato perché vivevamo solo in 15 in una casetta, per cui ho pensato fosse meglio andare alla fabbrica (l`ex oleificio Opera Sila) per nascondermi - ricorda - abbiamo detto alla polizia che volevamo andarcene, ma ci hanno risposto che non potevamo lasciare il posto da soli e che ci avrebbero accompagnati alla stazione con il pullman. Invece siamo arrivati al campo di Crotone (il Cara- Cie di Isola Capo Rizzuto, ndr)». Appena scesi dall`autobus, in centinaia sono fuggiti a piedi dirigendosi alla stazione ferroviaria di Crotone, che dista 14 chilometri. Ma il ragazzo africano che intervistiamo a Caserta racconta di essere rimasto nel centro. «Perché gli operatori ci dicevano: dormite qui stanotte e domani vi accompagnamo alla stazione. Il giorno seguente rimandarono all`indomani, intanto ci fotografavano per identificarci e il 13 gennaio siamo stati arrestati e mandati al Cie di Bari». Reato commesso: inottemperanza a una precedente espulsione.

Simona Moscarelli, responsabile dell`ufficio legale dell`Oim, l`Organizzazione internazionale per le migrazioni, che ha seguito il caso con i suoi avvocati spiega: «su 43 reclusi a Bari, benché tutti vittime dello sfruttamento, solo 9 hanno ottenuto di essere messi sotto protezione secondo l`articolo 18». I legali hanno raccolto dagli africani denunce accurate e gli sfruttatori sono stati identificati con numeri di cellulare e targhe delle automobili.

tag Tag: rosarno
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