Da molto tempo le strade di Milazzo sono invase dalla spazzatura. I cittadini sono esasperati. Una situazione paradossale e uno spaccato di una burocrazia barocca ed inefficiente, incapace di gestire servizi essenziali. L’Ato Messina 2, infatti, è senza più un soldo in cassa, con i cancelli di ben due discariche chiusi, 306 lavoratori a rischio e 38 comuni immersi nella “munnizza”.

Una manifestazione spontanea di cittadini, sacchetto in mano, per strade ricolme di rifiuti. A Milazzo il fine settimana inizia così. Di immondizia i milazzesi ne hanno fin sopra i capelli, in tutti i sensi, e il venerdì sera lo passano a protestare per il collasso della gestione rifiuti in tutto il territorio in cui l`Ato Messina 2 è competente: 38 comuni della provincia tirrenica di Messina, da Brolo a Villafranca Tirrena. Una vera e propria emergenza ambientale che non pare trovare soluzione. Il rischio licenziamento per 306 impiegati: un`emergenza anche sindacale. Che si trascina da tempo, e arriva oggi solo alla fase più critica: così la definiscono tutti, dal presidente dell`Ato Me 2, Salvatore Re, a Salvatore Chiofalo, coordinatore provinciale della Cgil. A Carmelo Navarra, sindaco di Mazzarrà Sant`Andrea, Comune in cui risiede la discarica di riferimento della zona, a Ivo Coli, ingegnere responsabile gestione tecnica della Gesenu, la società umbra vincitrice dell`appalto di raccolta rifiuti. Su questo, gli attori principali della ‘melmosa` vicenda sono d`accordo. Una matassa intricata che sa fin troppo di burocratese, e dove le responsabilità vengono rilanciate da una parte all`altra, è chiaro.
Il piano di smaltimento firmato Cuffaro
Le radici di questo disastro sono da rintracciare nel piano di smaltimento rifiuti siciliano voluto nel 2003, da Totò Cuffaro - allora presidente della Regione - partito a giugno del 2005. Un piano che prevedeva la realizzazione di 4 termovalorizzatori, o inceneritori, poi bocciati dal parlamento europeo il 13 febbraio del 2007. E qui subito il primo inghippo. Quel piano prevedeva l`alienazione della gestione rifiuti dai consigli comunali per conferirla agli Ambiti territoriali ottimali (Ato): 27 in tutta la Sicilia. Lo scopo era che la gestione fosse pianificata non più Comune per Comune ma da un`unica struttura centrale, che ne raggruppasse un numero ragionevole, il cui piano di smaltimento girava intorno ai quattro inceneritori, bocciati e mai realizzati. Prevedendone la realizzazione, per esempio, fu persino ridotto il numero delle discariche.
Ma la pianificazione dello smaltimento rifiuti, pur senza i termovalorizzatori, resta in piedi com`era stata concepita, girando intorno al vuoto della bocciatura europea. Restano in piedi anche i consigli d`amministrazione dei 27 Ambiti territoriali siciliani. «Stipendifici», per Chiofalo non sono che questo, e anche l`attuale presidente della regione, Raffaele Lombardo è d`accordo: «assumifici», li chiama lui. Ma dice di peggio: «La mafia è anche nel settore dei rifiuti». Intervenuto alla riunione della commissione parlamentare d`inchiesta sugli illeciti relativi al ciclo dei rifiuti, Lombardo ricorda che «già nel 2007 la Corte dei Conti aveva rilevato l`infiltrazione strutturale in almeno due ambiti dei quattro in cui era stata divisa la regione per la gestione dei rifiuti con i termovalorizzatori». Così Lombardo punta il dito contro il sistema di smaltimento firmato Cuffaro che ha finora prodotto una voragine di «800 milioni di euro». A tanto ammonta il debito dei 27 carrozzoni siciliani, già in fase di rottamazione, Lombardo ha, infatti, firmato (maggio 2009) il decreto per la riduzione degli Ato da 27 a 9. In questo contesto si inserisce la complessa vicenda dell`Ato Messina 2, senza più un soldo in cassa, con i cancelli di ben due discariche chiusi, 306 lavoratori a rischio e 38 comuni immersi nella “munnizza`.
Le tariffe illecite dell`Ato
Va così. Quando nel 2005 parte il sistema Cuffaro, la Gesenu, ditta umbra, vince la gara d`appalto per la raccolta dei rifiuti nel territorio d`ambito dell`Ato2. La Gesenu impiega 156 lavoratori e dà in subappalto ad altre 5 ditte – Caruter, Pizzo, Sicil Coop, Edera, Pellicano -, che impiegheranno altri 147 lavoratori. La discarica in cui i 306 lavoratori faranno confluire i rifiuti è quella di Mazzarrà Sant`Andrea. «Si parte però alla carlona – spiega Chiofalo - senza centri di stoccaggio, isole ecologiche, insomma senza le strutture necessarie». Ma si parte, nonostante anche le preoccupazioni di molti sulla tariffazione agli utenti del servizio di smaltimento. Già ad aprile del 2005 l`allora segretario generale della Camera del lavoro di Messina, Franco Spanò faceva notare che nel passaggio di gestione, dai Comuni agli Ato, ci fosse il rischio di un aumento di costi a scapito dell`utenza. E così è stato: nel passaggio dalla tassa comunale alla tariffa Ato 2 i costi per gli abitanti sono addirittura triplicati. Con tanto di vizio di forma, le tariffe, infatti, non venivano approvate dai Comuni. Erano dunque tariffe legittime? Secondo la Corte di giustizia amministrativa, alla quale l`Associazione consumatori siciliani ha fatto ricorso, non lo erano. Così che gli utenti hanno progressivamente smesso di pagare la tariffa. Causando un vuoto di entrate nelle casse dell`Ato 2 sempre più consistente. Su una previsione di 22 milioni di euro nel 2008, per esempio, la tariffazione frutta solo 18 milioni, scendendo a 12 milioni nel 2009. Mentre le entrate si riducono, i debiti aumentano. Il sistema va avanti con continue mediazioni della Prefettura. Ma è un problema solo rinviato, e l`Ato 2 vanta oggi un debito di 33 milioni di euro con la Gesenu e di 27 milioni con la Tirrenambiente, società proprietaria al 49% della discarica di Mazzarrà Sant`Andrea (il 51 appartiene al Comune di Mazzarrà e ad altri Comuni). La situazione, a stento contenuta, dallo scorso agosto corre a velocità verso il baratro. Sono due i fronti critici: il contenzioso con la Gesenu, e la chiusura per lavori di ampliamento della discarica di Mazzarrà.
La raccolta differenziata e il contenzioso con la Gesenu
Il consiglio di amministrazione dell`Ato 2 bandisce un concorso per affidare la presidenza. È così che l`ingegnere Salvatore Re si insedia alla guida di quella che è ormai una patata bollentissima. Re inizia il mandato, lo scorso agosto, contestando subito il credito di 33 milioni vantato dalla Gesenu: «Il contratto d`appalto vinto è un contratto di servizi non di fornitura – spiega il presidente dell`AtoMe2 –, c`è stata un`erronea interpretazione del contratto, sicuramente in buona fede, si vede che la Gesenu non è un`azienda poi così grande e di lunga esperienza, perché il contratto parla chiaro». Il disguido secondo Re è questo: la Gesenu chiede 14 milioni di euro l`anno, per la raccolta, per il trasporto e per la differenziata. A contratto avviato, infatti, la ditta umbra, aveva garantito che sarebbe passata gradualmente dal 15 al 35 % di raccolta differenziata, ma dal 2005 ne ha realizzato solo il 3-4 %. Pur non avendo reso quel servizio la ditta ne richiedeva ugualmente il rimborso delle spese. «La Gesenu - insiste Re - aveva vinto un appalto di servizi e non di fornitura».
Così il nuovo presidente avvia un contenzioso con la ditta che risponde avviando la procedura di licenziamento dei lavoratori. Sembrerebbe una ritorsione, ma dalla ditta umbra i fatti vengono letti in modo diverso: «Noi lavoriamo in parecchie parti d`Italia, e lavoriamo bene, ma lì non ci riusciamo – ribatte secco Ivo Coli, responsabile tecnico della Gesenu – Si deve dire prima di tutto che i criteri non sono stati rispettati e le strutture perché potessimo offrire quel tipo di servizio non sono state realizzate. Gli impianti non erano adeguati così che i servizi ne risentono per forza, se ogni mese ogni 15 giorni ho il personale in stato d`agitazione, come posso fare la differenziata?».
E continua: «In questi quattro anni l`Ato ci ha dato meno del 40 % del canone, il resto è stato a spese nostre: i carburanti le manutenzioni dei mezzi, e stiamo parlando di 120 automezzi, per mantenere tutto questo i costi sono elevati». È così che gli umbri decidono di mollare l`isola: «Si, abbiamo avviato la procedura per la rescissione del contratto: non abbiamo più né forze, né risorse». I 156 della Gesenu, più i dipendenti delle ditte in subappalto, in tutto 306 lavoratori senza più stipendio. Un vuoto finora colmato dagli ultimi residui di cassa dell`ambito territoriale, che ha pagato direttamente i lavoratori a dicembre e gennaio, «tredicesima compresa – sottolinea Re – ma adesso non c`è più un centesimo». I tempi per avviare una nuova gara d`appalto per la raccolta non sono brevi, la situazione a febbraio, perciò, rischia un vero e proprio tracollo.
I cancelli chiusi delle discariche
Il secondo punto critico è la discarica. Quella di Mazzarrà Sant`Andrea ha chiuso per lavori d`ampliamento, i rifiuti, perciò, sono stati smaltiti nella discarica di Motta Sant`Anastasia, in provincia di Catania, che ai primi mancati pagamenti ha chiuso le porte all`Ato 2, il prefetto di Messina, Francesco Alecci, non è competente, così che nessuna mediazione è stata possibile con la ditta catanese, che reclama il pagamento di 50mila euro al giorno, e in anticipo. «Per questo è stato richiesto l`intervento della Regione – spiega ancora Chiofalo – che ha accettato di stanziare una somma per sanare la situazione ma trattenendola attraverso una canalizzazione direttamente dalle casse comunali, il che renderebbe impossibile tutti gli altri servizi comunali, dalle assistenze domiciliari agli scuola-bus». Si attende perciò la riapertura della discarica “di casa`, che entro marzo, clima permettendo, dovrebbe riaprire i cancelli.
Ma anche in questo caso le incognite non sono poche, dopo il niet della discarica catanese, i proprietari della discarica di Mazzarrà, creditori di 27 milioni di euro, accetteranno altre mediazioni?
Il sindaco di Mazzarrà, il cui Comune possiede il 45% della discarica (altri comuni detengono una quota del 6 %) punta il dito contro la gestione dell`Ato: «Finora la Tirrenambiente ha accettato la situazione sotto pressione della prefettura, nonostante vantasse un credito di 27 milioni dall`Ato 2, e di 62 milioni di euro dagli altri quattro “Ambiti` della provincia di Messina, per senso di responsabilità. Nessuno pensa di incassare un simile credito subito, ma senza un serio piano di rientro, legittimo, che possa garantire la funzionalità della discarica mi pare sia normale che non si inizi il conferimento. Il mio Comune che contando su quelle entrate ha avviato un mutuo con le banche è stato messo totalmente in ginocchio dal sistema attuale». E sottolinea: «La tariffazione perduta dall`Ato 2 ammonta solo al 25 per cento dell`incassato, la spesa del conferimento in discarica è del 33 per cento: non è il mancato pagamento degli utenti il problema».
L`inchiesta “conti truccati`
Secondo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Milazzo che ha esaminato, nel 2008, i bilanci 2005 e 2006 dell`Ato Messina 2, il problema parte dall`inizio: la società, secondo le indagini condotte dalle Fiamme Gialle, era indebitata prima ancora di partire. Si tratta dell`inchiesta sui cosiddetti conti "truccati" dell`Ato Me 2, dalla quale emergerebbe una gestione economica piuttosto allegra: il bilancio sarebbe stato ‘sistemato` mediante l`iscrizione di crediti e attività inesistenti, per un valore di quasi 15 milioni di euro: 5 nel 2005, 10 nel 2006. è cosi che lo scorso 16 gennaio il capo della Procura di Barcellona, Salvatore De Luca e il suo sostituto Francesco Massara, hanno citato in giudizio, per il prossimo 19 maggio, ex amministratori e revisori dei conti dell`Ato Me 2. Le ipotesi di reato sono di falso in bilancio e false comunicazioni sociali. Il Comune di Barcellona, che di quell`Ato ha il maggior numero di azioni, si è costituito parte civile contro i nove imputati. Intanto i cassonetti, ricolmi di immondizia, per le strade di Barcellona, lo scorso 6 febbraio, sono stati incendiati: una soluzione estrema e pericolosissima, in un territorio in cui non se ne vedono più.