La transumanza, da Rosarno a Cassibile - www.terrelibere.org
18 giugno 2009 -
Rai-Un mondo a colori (video)
La transumanza, da Rosarno a Cassibile
Fabio Trappolini Un mondo a colori - Rai Educational
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Tutti gli anni, da novembre alla fine di gennaio, più di 2000 lavoratori stranieri arrivano nella Piana di Gioia Tauro per raccogliere le arance. Sono migranti senza documenti, ma anche regolari che hanno perso il lavoro o rifugiati sotto protezione umanitaria. Alcuni di loro sono sudanesi, molti seguono il percorso del lavoro stagionale che li porta - tra le tante tappe - a Cassibile, vicino Siracusa. Parlano della guerra che hanno lasciato e del lavoro, sempre più pesante, sempre meno pagato
Tutti gli anni, da novembre alla fine di gennaio, più di 2000 extracomunitari scendono nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, per raccogliere le arance. Sono `clandestini`, ma anche immigrati regolari che hanno perso il lavoro o rifugiati sotto protezione umanitaria. Occupano i capannoni industriali dismessi, i casali agricoli abbandonati, e quando riescono a trovare un lavoro guadagnano 25 euro al giorno, ovviamente in nero.
La Piana di Gioia Tauro è terra di ndrangheta, e qui la disoccupazione raggiunge il 34%. Per poter essere concorrenziali nel mercato degli agrumi, i contadini della zona hanno fatto del lavoro nero dei clandestini una sorta di consuetudine che, negli anni, è diventata norma. Valeria Coiante, nella nuova inchiesta dal titolo “La Transumanaza”, guida i telespettatori in un viaggio che va dalla Calabria alla Sicilia, al seguito dei lavoratori stranieri che vivono vagando per il Sud Italia e seguendo la maturazione dei prodotti attraverso le stagioni. Finita quella delle arance, a Rosarno, i “transumanti” si muovono verso Cassibile, per raccogliere le patate, per poi trascorrere l`estate in Puglia, per la raccolta dei pomodori.
Fabio Trappolini, con le telecamere di “Un mondo a colori”, ha seguito parte di questi spostamenti unendosi a un gruppo di rifugiati sudanesi che si arrangiano come possono, aspettano davanti alle loro tende o in piazza i marocchini che li contattano per il lavoro e, nell’attesa, parlano della loro terra, della guerra nel Darfur, dei massacri attuati sulla popolazione civile dalle bande dei predoni Janjawid. Le loro famiglie intanto aspettano i soldi, ma spesso le campagne sono vuote e non resta che attendere e sperare.
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