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Mineo. Se i migranti non ci fossero bisognerebbe importarli

È ormai la prima industria del territorio. Con un budget per i prossimi tre anni di 97 milioni di euro. Mineo ospita il più grande Cara d’Europa. Quattromila migranti per circa 500 posti di lavoro. È gestito da “Casa della Solidarietà”: una ditta di costruzioni di Parma, cooperative locali, comitato della Croce Rossa e il soggetto che gestiva il centro di Lampedusa

Salvati e poi espulsi. La storia kafkiana dei nigeriani di Pozzallo

Un gruppo di nigeriani è stato espulso a Pozzallo senza motivo. Non hanno avuto accesso all’asilo e sono diventati – per la legge – dei fantasmi. Tra loro una donna incinta. È l’ennesima emergenza creata, voluta, malgestita. Dall’Italia ormai transitano solo profughi che cercano mete migliori. Ma è ancora vivo l’immaginario leghista dell’invasione

Il disastro umanitario oltre Lampedusa

C’è l’invasione anche quando in Italia non si ferma nessuno. Ci sono gli sbarchi a Lampedusa anche quando 11mila persone passano da tutt’altra parte. I luoghi comuni nascondono il disastro dei centri improvvisati, dei respingimenti differiti, dei minori non accompagnati. E i partiti non parlano di corridoi umanitari per paura di perdere voti

Mineo. La ditta di Parma che guadagna dalle rivolte dei migranti

Il Cara di Mineo vanta un bilancio 2012 di 24 milioni di euro. Metà della cifra è divisa tra ente gestore (Sisifo, lo stesso di Lampedusa) e Pizzarotti, una ditta edile di Parma che incassa dall’indennità di requisizione, dalla fornitura di gas e pure dai vetri rotti delle rivolte. Nel centro, infatti, sono frequenti le ribellioni così come i suicidi. Un caso da manuale della shock economy in mezzo agli aranceti catanesi

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