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Coltan. Senza il Congo non telefoniamo

In Congo la guerra invisibile per il controllo delle risorse. La “sabbia nera” serve per telefonini e computer. Il silenzio della stampa internazionale. Coltan, diamanti, petrolio, proiettano alcuni paesi africani nella della globalizzazione. «Se le multinazionali sono tribù, allora queste sono guerre tribali»

Tanzania. La risorsa meno apprezzata in Africa? Gli africani

Al seguito di Unicef in Tanzania per seguire più da vicino la sorte dei bambini sopravvissuti al porridge (misto di erbe al posto del latte materno), al tetano e alla legge del più forte. Nel paese dell`Africa orientale in cui l`aspettativa di vita è di 45 anni e 8mila donne all`anno ancora muoiono di parto.

Sierra Leone. Che fine hanno fatto i bambini soldato?

Il centro di accoglienza di Lakka del Family Homes Movement rimane il progetto di recupero di ex bambini soldato più importante nel paese. È gestito da Padre Berton, 80 anni di cui la metà passati in Sierra Leone. Un riferimento prima e dopo l`accensione delle telecamere. Sono stati accolti prima minori abbandonati e poi, a cavallo della guerra, circa tremila bambini soldato, tra cui “Capitan Highway”.

Uno, due minuti appena. Donne africane contro l`escissione

L`orgasmo, la libertà, il lavoro, la religione, oltre la mutilazione dei genitali femminili. Una pratica violenta che riguarda in tutto il mondo 100 milioni di donne, 3 milioni a rischio ogni anno. Nel reportage si alternano le testimonianze raccolte in Mali e Burkina Faso. Una usanza terribile messa in discussione dalle giovani generazioni africane.

Tunisia. Le cause della rivoluzione che ha rovesciato Ben Alì

Sembrava monolitico. Godeva di grandi appoggi in Italia e Francia. Eppure il potere del presidente-dittatore della Tunisia si è sgretolato in poco tempo. Perché? La rivoluzione dei gelsomini è nata dalla rabbia del popolo affamato o dal desiderio di libertà? Chi sono i giovani che hanno animato le rivolte? E quelli che fuggono verso l`Italia? Da chi è formato il blocco sociale che ha creato una nuova prospettiva nel Mediterraneo?

Tunisia, Egitto, Marocco. Le dittature amiche

Nel mondo arabo, l`unico dittatore era Saddam Hussein. Tunisia ed Egitto erano paesi amici, freni al fondamentalismo, Stati moderati. In pochi giorni, i francesi (così come gli italiani) riconoscono di non aver dato il `giusto peso` alle sofferenze dei popoli della riva sud del Mediterraneo, che hanno dimostrato di non essere né masse sottomesse a satrapi corrotte, né folle isteriche possedute dal fanatismo religioso.

Berlusconi e Maroni alleati con i dittatori africani

Come se nulla stesse accadendo, sono continuate le deportazioni di algerini, tunisini ed egiziani. Nessuno sforzo per comprendere quanto di nuovo sta avvenendo a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste, ma solo una difesa degli amici di sempre. Una politica estera di sostegno ai regimi, una politica interna che ha dichiarato guerra ai migranti, fossero anche richiedenti asilo o minori. Strategie confermate fino all`ultimo.

Dalla Tunisia all’Egitto, le nuove ribellioni nate con la Rete

Twitter, Facebook e YouTube non sono il movimento, ma gli strumenti del movimento. Hanno permesso di abbattere un regime pluridecennale, feroce e liberticida. Nelle piazze, gli attivisti avevano in una mano la bandiera, nell’altra il cellulare. Foto, post e tweet hanno incendiato gli animi e sconfitto la censura. Un pirata informatico è diventato ministro. Un rapper ha cantato la rivoluzione da YouTube. Niente sarà più come prima. E non solo nel mondo arabo.