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Mineo. “Qui il caporalato non c’era, è nato con il Cara”

“I richiedenti asilo non ricevono i documenti previsti dalla legge italiana ed europea” denunciano gli avvocati di chi vive nel centro di accoglienza siciliano. Di conseguenza, possono lavorare solo in nero. E alimentano uno sfruttamento mai visto prima negli agrumeti nelle vicinanze

Pubblicato su l’Espresso

MINEO (CT) – Il viaggio dal Ghana, lo sbarco a Lampedusa, il trasferimento al centro di Mineo. Marcus, lo chiameremo così, sembra un migrante come tanti. Invece lo Stato italiano lo ha trasformato in un fantasma senza diritti. Avrebbe dovuto ricevere almeno tre documenti. Non ne ha avuto nessuno. Adesso, se vuole lavorare, può farlo solo da schiavo.

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Lo Stato crea i caporali

Siamo a Mineo, parte orientale della Sicilia. Il Cara – acronimo di “Centro di accoglienza per richiedenti asilo” – è fuori dal mondo. Per raggiungere Catania in auto ci vogliono almeno 60 minuti. Il posto più vicino è il paese. Vicino per modo di dire. Almeno undici chilometri di cammino in salita. E quando arrivi trovi un posto da cui emigrano anche gli italiani.

Tutti i migranti del Cara hanno presentato richiesta d’asilo. Chi la ottiene avrà i documenti. Gli altri dovrebbero essere espulsi. Per avere una risposta passano da uno a due anni. Altrettanti per il ricorso in caso di diniego. Non è stata predisposta una commissione all’interno, la più vicina è a Siracusa. Così, rispettare i termini di legge è impossibile.

Che fare durante tutto questo tempo? La direttiva europea prevede che dopo sei mesi un richiedente asilo abbia un permesso temporaneo. In questo modo può lavorare regolarmente. Eppure non viene consegnato. Per ottenerlo bisogna fare ricorso, denunciano gli avvocati.

Dunque si può scegliere tra il limbo e i caporali. Mineo è un’isola in un mare di aranceti. Basta un rapido giro per incontrare estensioni senza fine. Piccoli proprietari e grandi latifondi. Tutti hanno bisogno di braccia. I padroni senza scrupoli scelgono quelle a basso costo. «C’è un caporalato diffuso, pazzesco e impressionante», denuncia Elvira Iovino del Centro Astalli di Catania.

Antonella Elisa Castronovo è una dottoranda di ricerca dell’Università di Pisa che ha condotto uno studio nella zona. «I risultati hanno mostrato implicazioni molto significative nel mercato del lavoro locale», spiega all’Espresso. «Il caporalato non esisteva nella zona, è stato letteralmente introdotto col Cara». Il suo studio è stato pubblicato da una rivista scientifica internazionale, l’Open Journal of Social Sciences.

Tra i testimoni che ha intervistato, tra gli altri, ci sono alcuni sindacalisti del luogo: «Gli “affricani”, ed è quello che accade nel Cara di Mineo, si fanno trovare alle sette del mattino in un determinato posto, passa il tizio locale, recluta alcuni lavoratori, li porta a lavorare in campagna e gli da 3 euro l’ora o 10 euro al giorno» dichiara uno di loro. «I richiedenti asilo sono pagati ancora meno degli immigrati “economici”», dice un altro intervistato.

Anche la Cgil conferma: «Nell’area del calatino gli immigrati del centro di accoglienza sono facili vittime dei caporali», dice all’Espresso Salvatore Tripi, segretario della Flai regionale.

Numeri misteriosi

Quanti sono gli ospiti di Mineo? “Circa tremila”. La capienza nominale sarebbe di 1800 posti. Gli avvocati dell’Asgi denunciano l’«omessa comunicazione dei   provvedimenti con il   quale   il Questore dispone l’accoglienza». In più non viene consegnato l’attestato nominativo e non è disposta neppure la cessazione dell’accoglienza. L’unico documento, con valore legale pari a zero, è il badge. Un pezzo di carta rilasciato dall’ente gestore.

Numerose associazioni – tra queste il Centro Astalli di Catania – hanno denunciato il traffico dei badge. Chi va via lo lascia a un connazionale. Per cui vengono assistiti i “presenti-assenti”.

In mancanza di documenti, il migrante non ha accesso all’assistenza sanitaria e al gratuito patrocinio di un legale. C’è materiale per denunce alle istituzioni europee, ai tribunali italiani e alla Corte dei conti. Ogni migrante vale 30 euro al giorno. Che si moltiplica per un numero incerto.

Gli avvocati dell’Asgi hanno presentato numerosi ricorsi contro queste violazioni. E hanno inviato una lettera al Ministero dell’Interno. Senza ricevere risposta. Anche la nostra richiesta di replica – al momento della pubblicazione dell’articolo – ha avuto la stessa sorte.

Il periodo di riferimento

L’avvocato Filippo Finocchiaro difende alcuni richiedenti asilo di Mineo. Mi introduce nel suo studio a due passi dal grande mercato all’aperto di Catania. Prende i faldoni. Ognuno racconta di pezzi di vita sottratti ai migranti.

Il legale ribadisce che i suoi assistiti non hanno ricevuto nessun documento.

«La risposta tipica ai miei ricorsi è che il decreto di accoglienza non è stato notificato per “l’elevato numero di migranti sbarcati nel periodo di riferimento”» dice. La colpa quindi è dell’emergenza. Ma perché non è stato consegnato neppure il permesso di soggiorno? «Non risulta che il suo assistito abbia mai richiesto a questo ufficio un appuntamento», risponde la Questura di Catania.

 

Eccellenza

Le reti dividono la campagna dal centro immigrati più grande d’Europa, aperto da Maroni e Berlusconi nel 2011. Era l’anno dell’“emergenza Nordafrica”, quando le primavere arabe portarono un nuovo afflusso di migranti. Si decise di riciclare il villaggio in stile americano pensato per i marines di Sigonella, ma che la Us Navy non voleva più.

Quando inaugurò il centro, Maroni parlò di modello di eccellenza per l’Europa. Oggi il suo compagno di partito Salvini conduce una furiosa campagna per la chiusura.

Numerosissime associazioni – tra le tante i Medici per i diritti umani – hanno proposto un modello di accoglienza diffusa e non quella che può essere definita una “fabbrica della disperazione”.

Invece negli anni abbiamo visto violenze e numerosi tentativi di suicidio; prostituzione interna ed esterna; trafficanti che usavano il centro come base operativa; mancanza di servizi di consulenza legale; rivolte violente per i tempi lenti della burocrazia.

Alle ultime elezioni comunali, nel 2013, la lista civica legata agli uomini di Ncd (il partito del Ministro Alfano) ha ottenuto il 42% per cento. La media nazionale è il 3%. Il coordinatore regionale del partito, Castiglione, è al momento indagato.

Il Cara è diventato la “Fiat” del territorio, con un budget triennale che sfiora i 100 milioni di euro e circa 400 persone che ci lavorano. Dopo “Mafia Capitale”, gli appalti sono sotto la lente della magistratura. Il sospetto è che fosse un affare pilotato e diviso tra cooperative rosse, Comunione e liberazione e uomini della destra. Gestito dalla politica in cambio di assunzioni. Spesso precarie.

La situazione a Mineo appare estrema, ma il problema riguarda l’intero Paese. L’avvocato Salvatore Fachile, anche lui dell’Asgi, si occupa di diritto d’asilo a Roma. «Negli ultimi tre mesi ho seguito due migranti che erano ospiti presso loro amici, quindi non a carico dello Stato. Sono stati convocati dalla Commissione dopo appena tre mesi. Per gli ospiti dei centri, la media è invece di sedici».

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L'Espresso.