1-
BILANCIO DELLA ATTIVITA’ del CAMPO
L’International Peace Camp
di Comiso (I.P.C.), facendo il punto dell’attività svolta ed esaminando le
immediate prospettive di lotta, dà un giudizio complessivamente positivo sulle
scelte politiche effettuate, che hanno permesso di assumere un ruolo
insostituibile a livello nazionale e internazionale, caratterizzando la libera
e volontaria associazione di antimilitaristi cui ha dato corpo come un soggetto
politico autonomo capace di produrre informazioni, orientamento, proposte e
iniziativa politica.
In una fase di quasi
totale latitanza dei partiti politici di sinistra (che in Italia rappresentano,
è inutile chiudere gli occhi, una leva di mobilitazione e di pressione
fondamentale per qualunque movimento d’opinione e di lotta nazionale) e in una
fase di chiara smobilitazione del pacifismo italiano, l’IPC ha rappresentato a
Comiso e nel mondo un punto di riferimento preciso per le speranze e i progetti
di pace. E’ stata ed è tuttora un’esperienza nuova per l’Italia e ricca di
prospettive per tutti noi: nella sua vita interna, nelle sue lotte, nei suoi
interventi politici a tutti i livelli.
E’ un punto d’approdo per
compagni, idee e azioni provenienti da tutto il mondo e sta esercitando una
forte capacità di mobilitazione in Italia, fatto per nulla trascurabile
nell’inerzia generale.
Il Campo ha dimostrato che
il movimento dell’anno passato è servito a portare su posizioni antimilitariste
chiare e dure centinaia di compagni che non avrebbero mai raggiunto questa
maturazione in tempi così brevi, ha aperto dibattiti e coscienze, ha creato
prospettive d’azione e di credibilità molto più ampie che in passato.
Le due azioni dirette nonviolente
del 7 agosto e del 1° settembre, l’ostruzionismo continuo ai lavori per la base
dei Cruise, i digiuni, il lavoro capillare di informazione tra la popolazione
locale, le assemblee regionali indette dal Campo hanno dimostrato che la
centralità dell’azione diretta a Comiso è un’ipotesi politica potenzialmente
vincente e che si può dar vita ad un nuovo movimento per la pace, ampiamente
unitario e di grande incisività politica: un movimento che passa per la
responsabilizzazione individuale di persone provenienti da tutte le parti
politiche, ideali, religiose.
In particolare si conferma
il giudizio positivo sull’azione del 1° settembre, che non va considerata un
fallimento, ma nemmeno una vittoria, bensì un punto di svolta che ha introdotto
la lotta all’interno di una nuova problematica, essendo stata la prima
manifestazione indetta esplicitamente per ostruire l’accesso dei mezzi
all’aeroporto, la prima convocata con modalità nonviolente chiaramente
determinate e accettate dei partecipanti, la prima che ha preventivato una
grossa possibilità di scontro con l’apparato repressivo.
I ritardi individuali nei
collegamenti a livello nazionale ed europeo e nell’azione di coinvolgimento dei
soggetti sociali costituenti la realtà locale sono in gran parte da mettere in
relazione con le difficilissime condizioni materiali e politiche in cui si è
lavorato.
2-
PIATTAFORMA POLITICA
L’IPC è nato con solenne
deliberato assembleare, dopo il disimpegno politico e organizzativo del
Coordinamento siciliano dei comitati per la pace, per la convinzione che anima
gli antimilitaristi coerenti che la lotta per impedire l’installazione dei
Cruise a Comiso debba essere il punto di riferimento della volontà di impegno
dei movimenti per la pace italiani ed europei, in conseguenza dell’analisi
politica che individua in Comiso il crocevia delle tensioni EST-OVEST e
NORD-SUD.
La Sicilia e Comiso devono
diventare di fatto la prima linea reale contro il militarismo e la
nuclearizzazione in Europa: lottare A Comiso e non più soltanto PER Comiso e SU
Comiso, per essere permanentemente presenti, con continuità e con fantasia, per
un blocco reale, materiale, ma anche politico dei lavori alla base, per
un’azione di coinvolgimento della popolazione locale e di animazione politica
non coloniale.
L’IPC è nato affermando la
convinzione che la battaglia contro il nuovo scatto di riarmo innescato dalla
base di Comiso abbia bisogno, per essere vincente, della più grande unità,
nella determinazione all’azione diretta, di individui liberi e autoresponsabilizzati,
che siano capaci di promuovere la mobilitazione dei soggetti sociali e di
imporre una sintesi avanzata a forze politiche, sociali, ideali e culturali.
L’azione diretta
nonviolenta, di animazione e di massa, è cioè, il grande fatto politico e culturale
che dà base e legittimazione al progetto politico del Campo di mobilitare
quante più coscienze possibili in iniziative sempre più concludenti, incisive
ed efficaci, che diano corpo ad una volontà di resistenza popolare capace di
spezzare la provocatoria e prevaricatoria volontà di militarizzazione incarnata
nell’attuale quadro politico.
L’azione diretta è la
forza dei campisti, la via maestra per conquistare, con un lucido e
intelligente dosaggio tattico, un collegamento reale con la popolazione. Non si
tratta dell’“estrema, individualistica offerta di se stessi, in funzione di
esempio per sensibilizzare e trascinare”. Si tratta di una chiara, rigorosa,
coerente assunzione di responsabilità di fronte agli scopi che si intendono
perseguire ed ai mezzi che devono loro essere necessiariamente omogenei.
La nostra presenza a
Comiso deve essere SIMBOLICA (in quanto testimonia la lotta di milioni di
uomini sulla terra che noi dobbiamo sempre sentire presenti nella nostra lotta
e testimonia la nostra tensione personale di esseri che credono sia possibile
giungere, nella lotta, al disarmo e alla pace); REALE (in quanto ci proponiamo
azioni dirette, dure, organizzate, continue e pressanti che materialmente
blocchino per un’ora, un giorno, un mese i lavori alla base: è facile dire che
il poco non è sufficiente, ma la funzione di questa lotta è in primo luogo
un’esperienza di verifica e di maturazione delle nostre idee e delle nostre
parole, ed in secondo luogo un segnale lanciato all’opinione pubblica di non trascurabile
incidenza); POLITICA (in quanto sappiamo bene che a Comiso non si vince senza
il riscontro globale di una modificazione degli equilibri tattici a livello
parlamentare, ma soprattutto senza un’inversione di tendenza della cultura
politica e della convivenza nella civiltà umana, sia nazionalmente che
internazionalmente).
L’IPC coerentemente con
quanto finora affermato riconosce come propria piattaforma politica il
manifesto appello di agosto che ha rappresentato il suo atto di nascita quale
soggetto politico autonomo, da integrare con le posizioni ed i giudizi espressi
nel presente documento, che non fa che esplicitare quel che era già contenuto
nell’iniziativa pratica antimilitarista e nonviolenta di questi mesi.
3-
RAPPORTI CON I COMITATI PER LA PACE E PROPOSTE PER LA
RISTRUTTURAZIONE DEL MOVIMENTO ITALIANO.
L’IPC, nato e sviluppatosi
con questa sua chiara e irrinunciabile identità politica, considera essenziale
proiettarla in forma di proposta politica puntuale nel confronto con i comitati
per la pace, in un rapporto di dialogo paritario tra distinti che devono
perseguire livelli di unità nella convergenza di azioni.
Il Campo evidentemente non
intende autoproclamarsi unico e legittimo rappresentante del movimento per la
pace in Italia: è una componente che si dialettizza con gli altri
soggetti politici che intervengono nel movimento, rivendicando per sé e per gli
altri un rapporto fondato sul reciproco riconoscimento della piena autonomia
politica ed organizzativa.
Il nostro giudizio sugli
attuali coordinamenti dei comitati per la pace è che sono degli strumenti che
abbisognano di una profonda ristrutturazione, ma proporre questa esigenza non è
in contraddizione con l’impegno a ricercare forme di collaborazione specifica.
Riteniamo tatticamente controproducente
il muro contro muro, la contrapposizione antagonistica delle diversità che si
manifestano nel dibattito interno all’attuale movimento: il Campo richiede a
comitati locali, regionali e nazionali dichiarazioni pubbliche in cui siano
precisate le modalità concrete di sostegno politico, organizzativo ed
economico. Il movimento per la pace in Italia ha rappresentato un tentativo
nuovo di collaborazione politica su un obiettivo: no ai missili a Comiso.
Con l’andare dei mesi ci
siamo trovati di fronte a due limiti fondamentali, due pericolosi e tristi
ripescaggi dal passato.
Da un lato i conflitti di
schieramento sulle posizioni unitarie da assumere riguardo a fatti come la
Polonia, El Salvador, le truppe in Libano etc, che dimostravano ancora irrisolti
vecchi schematismi a priori in difesa di un blocco o di un ideale più o meno
realizzato e che hanno deteriorato notevolmente l’immagine pubblica e la
credibilità del movimento.
Ma il problema più grosso
è rappresentato dalle dinamiche interne al movimento che, dietro al continuare
di un’esaltazione della presenza di masse giovanili autonome e non partitiche e
della varietà-molteplicità di ideali e tradizioni, ha ripercorso mestamente le
vecchie strade della sclerotizzazione, del dirigentismo e dell’accentramento.
Questa è la piaga del
movimento per la pace in Italia e, purtroppo, soprattutto in Sicilia.
La necessità di una nuova
strutturazione del movimento per la pace in Italia, più autonoma dai partiti,
fondata su organismi di base ad adesione individuale, in grado di promuovere un
lavoro decentrato e capillare, appare, anche alla luce della nostra esperienza,
urgente ed improrogabile perché l’attività degli organismi a carattere di
intergruppi si dimostra sempre più incapace di recepire gli stimoli positivi in
direzione della costruzione della cultura della pace come componente essenziale
di un progetto di cambiamento del sistema politico e della società.
Riteniamo che una
possibile strada per giungere ad un superamento di questi organismi e a una
ristrutturazione del movimento, possa essere costituita dall’avvio del
dibattito sulla proposta politica di una Costituente per la Pace che sia capace
di far confrontare tutte le forze vive del movimento su un progetto organico,
anche se aperto, di strutturazione ai vari livelli.
4-
I PRINCIPI ORGANIZZATIVI: L’AUTONOMIA E L’AUTOGESTIONE
L’IPC, i comitati di
sostegno del Campo, sono e devono essere “altra cosa” rispetto ai comitati per
la pace: è bene precisarlo perché lo sviluppo di una dimensione organizzata a
livello regionale, nazionale ed internazionale del Campo deve essere ispirata a
criteri rigorosi che nulla concedono al permanere di schemi che
pregiudicherebbero la sua natura di organizzazione a democrazia libertaria e
autogestionaria.
Il Campo è l’associazione
libera e volontaria degli antimilitaristi che condividono la sua piattaforma
politica e i metodi di lotta fondati sulla centralità dell’azione diretta a
Comiso, e che sostengono concretamente, con la presenza, il contributo di idee
ed esperienze, la pubblicizzazione e la raccolta dei fondi, le iniziative
politiche da esso promosse.
Il Campo è costituito,
senza istituire rapporti gerarchici tra le sue varie istanze, dal presidio
permanente a Comiso, dai comitati di sostegno locali in Italia e all’estero,
dai gruppi di lavoro per la controinformazione e per la promozione di un
circuito culturale antimilitarista: è, di nome e di fatto, un organismo
politico internazionale che ha il centro operativo, non di direzione politica,
a Comiso.
Partiti, sindacati,
associazioni, movimenti, comitati etc possono aderire in un rapporto che li
pone come parte sostenitrice, ma non costitutiva. La presenza non deve essere
per rappresentanze e delegazione, ma sempre un fatto di persone sì
ideologicamente collocate, ma disponibili ad una modificazione personale e
politica. Non dei delegati ma dei cervelli in funzione.
Il Campo è un’organismo
autogestito secondo principi di democrazia libertaria che prevedono:
a)
la sovranità reale del
momento assembleare internazionale, garantita dalla permanente consultazione
tra il centro operativo e i comitati di sostegno;
b)
la funzione propositiva
di commissioni a libera partecipazione;
c)
la possibilità di
iniziative autonome, con eventuale ratifica collettiva, da parte dei soggetti
costituenti.
Il Campo, fondato sul
rifiuto della delega e sulla responsabilizzazione individuale tende a
valorizzare l’iniziativa autonoma degli individui, cogliendone la funzione
essenziale di stimolo e di innovazione.
La disciplina collettiva è
ispirata al rifiuto di ogni autoritarismo e delega e crede nella possibilità di
unità tra diversi in un vincolo politico volontariamente accettato perché
liberamente e democraticamente costruito in vista di obiettivi comuni.
L’assemblea ha quindi il
diritto di prendere le distanze da quelle iniziative dei singoli che ritenesse
controproducente per l’attività collettiva, senza per questo emarginare o
criminalizzare nessuno.
Dal punto di vista
strutturale il Campo si articola in:
a) Centro operativo a
Comiso che cura: 1) la gestione locale dei contatti politici ed amministrativi;
2) la promozione ed organizzazione di iniziative nazionali ed internazionali;
3) la responsabilità finanziaria, civile e penale per il Campo; 4) la garanzia
dell’operatività di questa piattaforma politiva e dei documenti futuri.
Il centro operativo sarà
costituito da: 1) un nucleo fisso di compagni disponibili, esperti, stimati per
l’impegno sino ad ora profuso. Sono da determinare ancora con precisione le
modalità della loro permanenza e sussistenza.
Per evitare rischi di
isolamento che potrebbero causare inaridimento, dirigentismo e
burocratizzazione crediamo veramente importante la costante presenza di
compagni secondo turni di rotazione organizzati localmente dai comitati e dalle
organizzazioni che sostengono il Campo.
Soltanto questa presenza
può garantire una linfa sempre in ricambio di idee e di energie, creare fili
diretti con le realtà distribuite nel territorio, essere un luogo di
maturazione e un’esperienza di importante approfondimento personale
dell’antimilitarista.
(A questo proposito
apriamo un rapporto privilegiato con gli obiettori di coscienza, con la LOC,
con gli enti convenzionati, perché si stimoli una decisa iniziativa per il
distaccamento di obiettori in servizio civile al Campo di Comiso).
Tenendo inoltre conto
della possibile disponibilità di lavoratori cassintegrati o di disoccupati,
l’IPC lancia una proposta per costituire in Comiso e nella zona circostante
iniziative di lavoro autogestito quali cooperative di servizio sociale o
progetti di utilizzazione civile di aree militarizzabili.
b) Comitati di sostegno e di solidarietà all’IPC che hanno la
funzione di sensibilizzare localmente su Comiso mediante informazioni,
iniziative di lotta, banchetti di sottoscrizione, produzione culturale
decentrata. Alcuni comitati già sorti hanno anche già offerto la loro
disponibilità a dare un contributo fisso mensile per il mantenimento
finanziario dei compagni fissi a Comiso.
c) Gruppo di lavoro
culturale che funga da redazione del bollettino, strumento ineliminabile e
ulteriormente migliorabile;
centro di raccolta del
materiale politico e di propaganda;
centro di produzione di
materiale politico e di propaganda.
E’ molto importante
garantire insieme l’organizzazione e il massimo decentramento.
La reale autonomia
autogestionaria del Campo è dipendente dall’impegno attivo di tutti i
sostenitori in Italia e all’estero.
5 – INIZIATIVE POLITICHE A BREVE
TERMINE
L’IPC, nello sforzo di
indicare delle proposte all’altezza del livello dello scontro e dei problemi
che una lotta complessa propone alla responsabilità dei militanti per la pace e
nella convinzione che il movimento abbia bisogno di ridefinire i propri
contenuti e metodi organizzativi
DELIBERA
il proprio impegno per
organizzare per la prima settimana di novembre una settimana di mobilitazione
internazionale per Comiso, con blocco reale dei lavori, ricercando la
collaborazione con le altri componenti del movimento per la pace, per la
migliore realizzazione di questa iniziativa.
L’IPC dà il proprio
contributo all’organizzazione dell’8^ marcia antimilitarista internazionale,
che si svolgerà in Sicilia nel periodo delle feste natalizie, su un itinerario
che dovrebbe toccare punti significativi del processo di militarizzazione che
sta investendo l’isola. Il Campo utilizzerà i fondi della sottoscrizione
promossa dai verdi tedeschi per acquistare un terreno su cui impiantare la
struttura logistica del presidio permanente, scegliendo l’area nella zona degli
espropri, conformemente all’indicazione di promuovere leghe dei contadini
contro gli espropri stessi.
L’IPC, a partire dalla
disponibilità dimostrata da grandi enti nazionali di distaccare obiettori di
coscienza a Comiso, si impegna a sostenere politicamente gli obiettori che
scegliessero la pratica dell’autodistaccamento per superare le lentezze
ministeriali.
Campo Internazionale per la Pace
di Comiso - Commissione sul
Documento
Politico
incaricata dall’Assemblea
dell’IPC del 26/9/82.