Sono umiliati, sfruttati oltre ogni limite, pagati pochi centesimi o niente. Vivono sopraffatti dall`omertà e dal terrore di denunciare la loro incredibile condizione. Sono i giornalisti. Alcuni di loro sono stati pesantemente minacciati dalla mafia. In regioni come la Calabria è quasi normale. Angela guadagnava quattro centesimi per ogni rigo. Ha ricevuto cinque pallottole dopo un normalissimo articolo di cronaca. Ad Antonino hanno bruciato la macchina. A Ferdinando hanno scritto: “Sei un morto che cammina”.
Prefazione di Gabriele Del Grande
Postfazione di Roberto Natale (FNSI)
Edizione 1.0 Un libro elettronico pensato come strumento di lotta sindacale. Ma anche un racconto inedito, che non leggerete da nessuna altra parte. Perché i giornalisti parlano di tutto tranne che di sé stessi: hanno paura di perdere quel poco che hanno, spesso poco più di niente.
E` stato paradossale vedere i giornalisti inviati a Rosarno o Castel Volturno intervistare i braccianti africani, definirli `schiavi`, porre loro domande sul salario, dimenticando che le condizioni dei freelance sono spesso peggiori, da un punto di vista economico.
Quanto sarò pagato? Sarò pagato, anche se ho lavorato? Sono domande che le altre categorie di lavoratori solitamente non si pongono. I giornalisti sì. Possono lavorare a vuoto, e spesso capita di apprendere l`entità del pagamento solo dopo mesi.
Ci sono "collaborazioni occasionali" in cui si lavora tutti i giorni, compensi pagati in centesimi. E questa è la base, la normalità. Ma le contraddizioni sono ancora più evidenti nelle terre di mafia. I giornalisti calabresi, per esempio, vivono una realtà allucinante fatta di minacce continue.
Rischiano la pelle per pochi centesimi. E per una passione che non si può spegnere, ma che va narrata nelle sue esatte dimensioni, ma senza retorica. Va bene la libertà di stampa. Ma da oggi la battaglia è quella contro lo sfruttamento.
"Oggi non lavoro per meno di 50 euro", hanno scritto gli africani scioperando nelle rotonde della Campania. Una iniziativa da copiare ed estendere. Subito.