Un libro di poesie da riscoprire. Un profondo senso etico, una forte vibrazione morale oggi pressoché scomparsa si ritrova in questa raccolta di Franco Costabile. Versi durissimi, neorealismo, i temi del sud, della violenza, della povertà, dell`emigrazione, della fame.
Immagini malinconiche, forti, insostenibili, drammatiche, politicamente consapevoli.
L`eterno complesso d`inferiorità di politicanti e “uomini di cultura` calabresi è comicamente rivolto a celebrare poeti, a decantare letterati, a valorizzare artisti che con la terra d`origine hanno avuto rapporti episodici (spesso solo la nascita), sentimenti segnati da odio e avversione, biografie caratterizzate dal segno indelebile della fuga, dell`emigrazione, dell`addio.
Eppure ogni nascita di prestigio può essere utile a nobilitare paesi che nel corso dei decenni hanno prodotto abitualmente contadini, briganti, allevatori, narcotrafficanti, impiegati; così come ad ingrassare un assessorato, ottenere un finanziamento, celebrare il rito consueto di un premio dove amici e parenti si danno pacche sulle spalle, se la cantano e se la suonano, straparlano di cultura e violentano i congiuntivi. Ma non tutti possono essere adattati al rito futile delle celebrazioni.
Il poeta Franco Costabile riassume il destino tragico di tanti letterati del Sud, segnati da un male originario, di cui non hanno colpa alcuna. Nasce a Sambiase, piccolo paese nei pressi di Lamezia, subito se ne distacca. Roma è il lavoro, il contatto ed i rapporti con Ungaretti ed altri letterati, un ambiente dove è possibile esprimersi e sentirsi “un po` civile, uguale a ogni altro uomo`. La Calabria è un fantasma lasciato alle spalle, una teoria di immagini violente, ricordi di fame e dolore, un`ossessione che ritorna in versi durissimi, mai celebrativi. Due distacchi familiari segnano la sua vita. Il padre lascia la famiglia per andare un Tunisia. La madre proverà a convincerlo a tornare, senza successo.
Il giovane Franco va a studiare a Messina, poi a Roma. Dopo il matrimonio, con una sua ex-allieva, il secondo distacco doloroso. La moglie lo abbandona e va a Milano. Qualche anno dopo il suicidio. Ungaretti gli dedicherà alcuni versi celebri:
« Con questo cuore troppo cantastorie / dicevi ponendo una rosa nel bicchiere / e la rosa s`è spenta poco a poco / come il tuo cuore, si è spenta per cantare / una storia tragica per sempre » Immaginatelo, l`assessore alla cultura, mentre sudato, camicia e cravatta, dal palco e di fronte alla platea annoiata, recita i versi di “Calabria infame`: “Un giorno / anche tu lascerai / queste case, / dirai addio, /Calabria infame. Solo / ma leale / servizievole, / ti cercherai / un`amicizia, / vorrai sentirti / un po` civile, uguale a ogni altro uomo; / ma quante volte / sentirai risuonarti / bassitalia, quante volte / vorrai tu restare solo / e ripeterti / meglio la vita / ad allevare porci`. La durezza di Costabile non si presta alle celebrazioni, è antitetica alle ipocrisie. L`emigrazione è un tema forte, sentito: il contrasto tra il ricordo ed il presente, il rancore per una terra dura, brutale, fatalista, servile. “Vino e quaglie, / la festa ai tuoi padroni. / Calabria, allegria di borboni`. “Vendetta il tuo onore. / Calabria in penombra, canne di fucili`.
La poesia di Costabile, dagli amanti delle classificazioni, è definita neorealista. Non troverete tramonti languidi, gabbiani plananti, foglie tenere. È un mondo fatto di contadini poveri e brutali, mafiosi sanguinari ed ottusi, emigranti silenziosi, politici chiacchieroni e truffatori.
La California, / come no! (…) / Alla sua bocca elettorale / gia` fioriva Lamezia con le sue fattorie, / i vigneti erano in ordine, puliti, / l`olivo potato con il coltellino, e splendevano trattori, corsi d`acqua. La California, / certo! (…) La California, / sissignore! Alle 12 / alto come il sole / lo videro fermarsi in mezzo ai paesani / e sorridere, sparire / nella polvere del seguito` (Racconto elettorale). Il capolavoro è probabilmente “Il Canto dei nuovi emigranti`. “Via dai Pretori, dalla polizia, dagli uomini d`onore. Non chiamateci, non richiamateci`. (…) Siamo i treni più lunghi, siamo le unghie d`Europa. Il sudore diesel. Siamo il disonore la vergogna dei governi. (…) Liberateci dal sangue dei portoni.`