Nel 1958, dopo un iter parlamentare durato dieci anni, veniva varata la legge legge Merlin e si chiudevano le case di tolleranza in Italia. Sandro Bellassai - storico, esperto di studi sulla mascolinità - ci offre un ampio quadro del dibattito che si scatenò nel Parlamento e nel paese.
La legge del desiderio “non è un libro sulla legge Merlin, ma sui discorsi che essa produce`: è quanto premette l`autore prima di accompagnarci in una meticolosa ricostruzione del dibattito che, in Parlamento e nel paese, fece da cornice ai dieci anni che furono necessari perché la proposta di legge per la chiusura dei “bordelli` venisse approvata. Sulla legge Merlin – così chiamata dal nome della parlamentare socialista che se ne fece promotrice - si è scritto molto, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni `80, quando la prostituzione straniera migrante riportò all`attenzione un fenomeno che per una fase della nostra storia aveva perso di visibilità sociale. Ma questo volume ha delle peculiarità che lo rendono unico nel panorama della saggistica specialistica italiana. Innanzitutto l`essere stato scritto da uno dei pochi storici italiani che si occupano di studi sulla mascolinità. E poi l`aver voluto utilizzare l`oggetto centrale dell`indagine - il dibattito intorno alla legge appunto - come una sorta di grande riflettore puntato sulla storia recente d`Italia. È grazie alle rappresentazioni e ai discorsi che la proposta alimenta, infatti, che prendono forma e si delineano sempre più chiaramente i contorni di un`epoca caratterizzata da decisive rotture dell`ordine patriarcale costituito e da una conseguente trasformazione delle relazioni di genere.
Quanto alle fonti, il lavoro si concentra principalmente sulle rappresentazioni maschili; e di fatto, precisa l`autore, il dibattito pubblico è stato quasi interamente dominato “dalle voci degli uomini`. La regolamentazione della prostituzione era stata introdotta in Italia da Cavour nel 1860 e all`inizio del Novecento, mentre nel panorama europeo prevaleva l`approccio abolizionista, in Italia una norma di epoca mussolianiana (1923) rendeva ancora più severi i controlli sanitari e di polizia sui postriboli e sulle prostitute. La legge Merlin, presentata una prima volta nel 1948 e una seconda nella successiva legislatura, ebbe un inter parlamentare lungo e tormentato. L`aspetto forse più interessante del processo è la sua non linearità nonché la molteplicità delle posizioni espresse, che mettono in luce quanto poco scontata sia la lettura di epoche nelle quali maturano grandi cambiamenti. Nel dibattito furono presenti tutte le argomentazioni. Abbondarono ovviamente le letture tradizionali, che si concentravano sulla prostituta e sulla sua pericolosità sociale o sulla sua presunta “natura criminale`. Così come le affermazioni di paura e resistenza rispetto ai cambiamenti che si registravano nella vita delle donne, vissuti come una pericolosa fonte di “devianza`, come mutamenti in grado di minacciare l`ordine sociale e di esporre al rischio del decadimento dei costumi.
Sembra farsi strada, scrive lo stesso autore, una sorta di "dolorosa consapevolezza dello stretto legame esistente tra il progresso, l`emancipazione femminile […] e uno stato di profonda crisi della mascolinità"" e si profila persino la paura del “matriarcato`. Non mancano nemmeno le argomentazioni dei nostalgici, per i quali il mondo senza bordelli somiglia “a una sorta di paradiso perduto`. Ma sono presenti anche le riflessioni a favore della libertà delle donne - o quanto meno della loro “salvazione` - e in questo caso il postribolo diventa “un baluardo da abbattere a tutti i costi, in vista di un riconoscimento più ampio del ruolo delle donne nella società`. In quegli anni (o poco dopo) si collocano significative conquiste sul piano giuridico: il diritto ad eleggere (1945) ed essere elette (1946); la parità dei diritti civili e politici fra uomini e donne (1948, con la Costituzione); il loro ingresso nella carriera diplomatica (1958) e in magistratura (1963). Di questo percorso Elena Merlin fu una grande protagonista. La sua è una presenza di quelle “che non passano inosservate`, come ebbe a scrivere Elena Marinucci, curatrice di una preziosa autobiografia edita da Giunti. Nella legislatura 1953-58 era l`unica donna in Senato e fu in seguito a sua proposta che si ottenne la legge di tutela della lavoratrici madri (1950), la cancellazione dell`infamante N.N. dai documenti anagrafici (1955), il divieto di licenziamento per causa di matrimonio (1963). Alle conquiste giuridiche si accompagnarono cambiamenti nella vita sociale, economica e culturale. Si incrementava, infatti, progressivamente l`occupazione femminile e cresceva la presenza delle donne negli spazi pubblici e nelle attività politiche, soprattutto di base.
Mentre i messaggi veicolati dai rotocalchi o dal cinema, legittimavano aspirazioni di autonomia e aperture alla modernità. Insomma, il pezzo di storia che Sandro Bellassai riproduce in questo libro coincide con una fase di "tensione drammatica fra vecchio e nuovo: fra chi teme la fine del mondo morale e sessuale in cui ha fermamente creduto da sempre, chi combatte attivamente per distruggere al più presto le persistenze tradizionali e patriarcali, chi concede caute aperture a un assetto dei rapporti fra i generi di fatto più “aperto` e “moderno` ma non intende affatto seppellire il modello del passato" (pagg. 7-8). Di fatto, gli anni Cinquanta furono anni di dinamismo e profondo cambiamento, a dispetto della impressione di grigiore che ha lasciato.
Fra argomenti a favore e tesi contrarie, fra ambivalenza e contraddizioni, la legge vide l`approvazione con una maggioranza schiacciante - 385 voti favorevoli e 115 contrari – e venne salutata come l`atto di “liberazione` delle 30mila donne presenti a quel tempo nelle case di tolleranza. Con essa si chiuse un`epoca della storia sociale e culturale d`Italia, decretando la scomparsa di quello che veniva considerato “il baluardo dell`ordine sociale fondato sulla famiglia`. La domanda che rimane ai lettori e alle lettrici è come ce la siamo cavata dopo – uomini e donne - nella ricostruzione di altri riferimenti simbolici attorno ai quali “riaggiustare` le relazioni di genere, in particolare in rapporto alla sessualità.
E soprattutto, come se la sono cavata gli uomini, dopo aver dovuto "dire addio a uno spazio di valore simbolico enorme per la costruzione e la riproduzione della virilità". E cosa è accaduto dopo l`abbattimento della dualità fra “casa` e “bordello` e dunque fra “donna angelo del focolare` e “donna viziosa`.
SANDRO BELLASSAI, La legge del desiderio. Il progetto Marlin e l`Italia degli anni Cinquanta, Carocci 2006, pp. 192, Euro 16,50