Un racconto in stile "neo-verista" ci riporta nella Sicilia orientale, quella di Verga, De Roberto e Capuana ben diversa da quella "girgentana" di Camilleri o Pirandello. Ma proprio a quest`ultimo si ispira la storia del morto che resuscita, del contadino dai modi signorili che si gode la vita tra donne e Casinò di Venezia, lasciando agli altri angustie e problemi. Storie da una terra piena di contraddizioni, ma ancora vogliosa di raccontare
In un periodo in cui è molto presente il culto del post-moderno, la dissoluzione della trama, la ricerca di nuove forme narrative è bello leggere uno scrittore esordiente che si ispira allo stile di Capuana, riprende la lezione del verismo, le regole della semplicità, ovvero la "cassetta degli attrezzi" ideale per narrare una storia ambientata in Sicilia.
Un compito non facile, perché è sempre presente il rischio di cadere nel folcloristico, nel già detto, crogiolarsi nel compiacimento dell`imitazione camilleriana. La Sicilia, in questo caso, è però quella orientale di Mineo, della provincia catanese, delle terre a Sud dell`Etna.
Lo stile "neo-verista" necessita di storie importanti, dell`arte dell`affabulazione, di trame avvincenti che celebrino una "letteratura di cose". E nel libro si ritrovano personaggi di indubbio interesse, Turi `U Lupu su tutti, contadino "Don Giovanni" dai modi signorili, capace di lasciare periodicamente il paese per giocarsi tutto al Casinò di Venezia per poi tornare ai suoi campi a nutrirsi di pane e cipolle.
Si ritrova la storia "pirandelliana" del morto che resuscita, con scambio di cadavere, festeggiato da una memorabile mangiata che celebra i sapori locali. Si ritrova infine il ricordo - presumibilmente autobiografico - degli anni scolastici e delle sfide con gli insegnanti.
Scrive Salvatore La Porta:
"E la Sicilia intorno. Persistente, continua, contraddittoria. Gli sguardi dei siciliani, impastati di furba stupidità nel loro continuo, centenario tentativo di scovare un interstizio della società in cui infilarsi come blatte: una raccomandazione, una truffa, un`elezione o una violenza da cui elemosinare uno stipendio; nel siciliano continuo piegare la schiena e sorridere ai potenti dallo sguardo grasso di favori; negli accomodamenti continui, nell`omertà unanime perché unanime è il contributo allo sfascio; nei voti comprati con una busta della spesa, nel continuo svendere e distruggere ogni cosa: il mare, i templi, le volute, le dignità e le vite".
Forse si evidenziano aspetti politici che nel testo non sono centralissimi. Forse l`aspetto centrale è lo stile della narrazione, l`intreccio delle storie, il desiderio di narrare-ascoltare. Forse va applaudito il tentativo di una piccola esordiente casa editrice di farsi largo in un contesto a dir poco difficile con la forza di un progetto culturale e non con sotterfugi da provincia.
Una storia siciliana, terra contradditoria, ma appunto persistente, continua.