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L`arte della gioia - www.terrelibere.org
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L`arte della gioia

Autore del libro:
Goliarda Sapienza
Prezzo: € 14.50

Editore: Einaudi
Anno: 2009
Formato: Brossura
stats 1735 letture
isbn ISBN: 9788806199609
tag Tag: sicilia

L`arte della gioia
terrelibere.orgRecensito da Antonello Mangano  
Un libro straordinario, con attorno tre storie ancora più interessanti. La vita dell’autrice. Quella dei genitori. La vicenda del romanzo, rifiutato dai principali editori italiani – nonostante l’autorevole raccomandazione di Sandro Pertini – e rivelatore di un clima culturale vivissimo e gretto. Gli insuccessi e la povertà portarono Goliarda a rubare, al carcere, a due tentativi di suicidio. “E’ morta perché ha vissuto”, scriverà, invitando tutti a non spiegare la sua morte. E, forse, anche la sua vita.

“Non cercate si spiegarvi la mia morte, non la sezionate, non la catalogate per la vostra tranquillità, per paura della vostra morte, ma al massimo pensate – non lo dite forte perché la parola tradisce – non lo dite forte ma pensate dentro di voi: è morta perché ha vissuto” – Goliarda Sapienza

Un libro postumo. Rifiutato dai maggiori editori italiani, pubblicato in mille copie da “Stampa Alternativa” nel 1998, infine lanciato in Francia e poi – di riflesso – da Einaudi in Italia, dieci anni dopo la prima edizione. La storia del capolavoro rifiutato dai grandi, pubblicato da un piccolo editore – col curioso sottotitolo “romanzo anticlericale” - e infine lanciato all’estero sembra riproporre i luoghi comuni sul provincialismo italiano e la lungimiranza d’oltreconfine.

Ma è davvero così? Intanto non è calzante il parallelismo con il Gattopardo. L’ambientazione siciliana, la fortuna postuma, la saga familiare e l’attenzione al contesto storico non giustificano il paragone con un libro del tutto differente. Ma se il romanzo è estremamente interessante e coinvolgente, forse lo è di più tutto quello che lo circonda.


Pur non dimenticando Catania – scenario privilegiato dei suoi romanzi – Goliarda diventa una intellettuale dei Parioli. Vive l’ambiente culturale della Roma anni ’60 e ’70. Pasolini, Moravia. Il premio Strega, le recensioni delle pagine culturali e i rapporti sempre difficili con gli editori di Torino e Milano. Non si integrerà mai del tutto con un mondo straordinariamente vitale dal punto di vista artistico, ma anche freddo e ricco di invidie da quello umano.

L’impianto ottocentesco

Gli editori rifiutano l’“Arte della gioia”. Per l’“impianto del secolo scorso”. Perché era un “romanzone”, come “La Storia” di Elsa Morante, stroncato pure da Siciliano e Pasolini, autori di due tra i numerosi interventi comparsi sul quotidiano “il manifesto” nell’estate del 1974. Non è il periodo adatto una scrittura “tradizionale”: sono gli anni dello sperimentalismo. E dei rapporti velenosi tra intellettuali. Il direttore editoriale della Rizzoli – che aveva rifiutato l’“Arte della gioia” - ironizza grossolanamente (“Cara Gattoparda…”) in una delle tante lettere all’autrice. Lei risponde risentita. Si rivolge ad un agente letterario, senza migliore fortuna. Einaudi rifiuta senza motivare. Feltrinelli spiega il no con i “canoni ottocenteschi” del manoscritto: la casa editrice è ormai votata all’innovazione.


Nessuno ha il coraggio di dirle la verità. Modesta è una individualista nell’epoca del collettivismo. Arriva il rifiuto di Mondadori, cortese e con motivazioni vaghe. Agli editori interessa solo il libro-scandalo scritto in carcere (“L’università di Rebibbia”), pubblicato nel 1983 da Rizzoli, venduto in quindicimila copie e ristampato nei tascabili BUR.

Caro Sandro…

Le difficoltà economiche, la frustrazione e il disagio psicologico spingono Goliarda a un gesto impensabile fino a qualche momento prima. “Caro Sandro, non avrei mai voluto rubarti del tempo prezioso. […] Avrei di molto preferito non chiederti niente...”. Goliarda scrive a Pertini, allora presidente della Repubblica. L’avvocato Sapienza – padre di Goliarda -  aveva collaborato all’evasione incruenta da Regina Coeli di Saragat e appunto Pertini, avvenuta tramite moduli falsificati. “Sono cose dure per un autore, Sandro, solo tu puoi capire che brutta condizione sia lottare senza speranza”. Il presidente interviene discretamente prezzo Rizzoli, tramite il capo servizio stampa. Ma non sarà sufficiente, l’unico cambiamento tangibile saranno lettere di rifiuto dalle motivazioni maggiormente articolate.

Una donna immorale


Modesta – il personaggio centrale del romanzo – è una femminista? Immorale secondo i criteri comuni, e forse anche rispetto a quelli alternativi. Nasce in una casa povera, è mandata in un convento e successivamente in una casa di nobili dove riesce a convertirsi in aristocratica con un matrimonio di convenienza. Avanza nella scala sociale seducendo uomini e donne; usa la generosità e gli affetti come strumenti; si difende con ogni mezzo a disposizione dalla cultura patriarcale e violenta che la circonda, dalla tempesta del fascismo, dalle insidie quotidiane. Ma senza pensare a soluzioni collettive, peccato mortale negli anni ‘70. Senza guardare con passione all’impegno politico. Senza rinunciare alla gioia, anche tramite un eros senza limitazioni.


La vicenda personale di Goliarda Sapienza non è meno interessante. Una vita affascinante, segnata indelebilmente da un furto di gioielli in un momento di povertà estrema, cui segue il periodo vissuto in carcere. Il problema di tre anni di affitto risolto rubando in casa di un’amica napoletana. Lo scandalo (“La scrittrice in carcere”, “Arrestata la moglie del regista Citto Maselli”) che arriva al culmine di un periodo tremendo, tre anni in analisi e due tentativi di suicidio. “Che cos’è la bellezza se non coerenza?”, scrive nel libro nato in cella.


Molti editori pensarono a uno pseudonimo. Invece Goliarda era un nome autentico, così volle chiamarla Peppino Sapienza, un “avvocato del popolo” catanese, anarchico. La madre, Maria Giudice era socialista e femminista ante litteram, prima segretaria donna di una Camera del lavoro. Nel romanzo è Carlo Civardi (nome reale del primo compagno della madre, con il quale visse in “libera unione” e da cui ebbe sette figli), portatore di una ideologia del dovere e dell`altruismo che Goliarda non sentì mai come sua.