Un`intervista a Fatos Lubonja, premio Moravia 2002 e autore di "Diario di un intellettuale in un gulag albanese". La vita di un uomo e la storia di un paese racchiuse in un ritratto intenso ed autentico.
“Sono uscito dal carcere come uno che avesse trascorso duemila anni a pensare sul mondo`. Fatos Lubonja “Intervista sull`Albania` è una narrazione appassionante che ripercorre insieme la storia di un uomo, di intellettuale e del suo paese. La voce è quella di Fatos Lubonja, pubblicista e scrittore albanese, Premio Moravia 2002 e Premio Herder 2003. L`intervista è stata raccolta da Claudio Bazzocchi a Tirana nell`estate del 2002 e da qualche mese è divenuta libro. Fatos Lubonja nasce nella capitale albanese nel 1951. E` figlio di Todi, che fu membro del Comitato centrale del partito comunista, e di Lirì, insegnante: entrambi ex partigiani.
Nel 1972 si sposa, nel 1973 si laurea in Fisica e un anno dopo viene arrestato per associazione e propaganda contro il regime. Entrato in carcere a 23 anni, ne uscirà solo nel 1991, all`età di quarant`anni. Nella narrazione c`è innanzitutto l`uomo, prima bambino, nella villa assegnata alla sua famiglia, sulla quale svettava una delle prime antenne della televisione: unica finestra sul mondo per l`Albania di allora. Poi l`adolescente, in un paese nel quale “bisognava persino vergognarsi dell`amore perché era un segno di debolezza`. Come altri coetanei si scontra duramente con le proibizioni più estreme: di portare i capelli lunghi, di ascoltare canzoni d`amore, di abbracciare per la strada la propria findanzata.
“Le cose importanti erano il partito, la patria e il socialismo`; ma, insieme agli amici difende un percorso di riflessione politica e di resistenza. Per una bravata a scuola durante gli esami di maturità, nel 1968 viene mandato a Laç dove lavorerà per un anno in una fabbrica di superfosfati. Quel periodo rappresenta un primo svelamento rispetto alla realtà vera del suo paese e la scoperta di una marginalità sociale che la propoganda occultava deliberatamente. La classe operaia non era come se l`era immaginata lui: “...vidi le reali condizioni della mitica classe operaia. Povertà estrema, sia materiale che spirituale`, afferma. Da quell`esperienza nasce l`impellenza di scrivere. Non per il pubblico, ma per se stesso e per gli amici: ma scrivere. “Io, che avevo sempre avuto il mito di una classe operaia che ci avrebbe emancipato dai nostri difetti, cominciai a scrivere della realtà così diversa che avevo scoperto`. I suoi scritti vennero scoperti nella casa dello zio qualche anno dopo, proprio durante il periodo della “campagna contro i liberali`, di cui fu vittima anche il padre e, con loro, l`intera famiglia. Venne condannato per “agitazione e propaganda contro il Partito` una prima volta nel 1975 a 7 anni. E nel 1978 arriva la “Ricondanna`, in albanese “Ridenimi`, titolo di una delle sue opere più riuscite, purtroppo non ancora pubblicata in italiano. Il primo periodo della detenzione lo trascorre nella prigione di Spaç, fra le montagne del nord del paese. Vi rimane cinque anni, lavorando nella miniera di rame. Dopo la ricondanna decide di mettere in atto una tenace resistenza ai lavori forzati e chiede di essere trasferito in una prigione nella quale non vi dovesse essere obbligato.
Inizia lo sciopero della fame, che gli vale giorni di isolamento e maltrattamenti. Alla fine viene trasferito a Ballsh, poi a Fush-Arrez e poi di nuovo a Spaç; infine a Burrel. In carcere inizia a scrivere; scrive di nascosto, su piccole cartine da sigaretta che si prestano ad essere facilmente nascoste sul dorso di qualche libro non sospetto. La sua famiglia intanto è al confino. In prigione, si salva grazie alla forza della ragione, quella ragione che gli farà sempre trovare un senso e una possibilità di apprendimento anche nelle situazioni più assurde. La scarcerazione tanto agognata è durissima. La moglie e le figlie gli sono divenute estranee; per il suo paese non è un dissidente ma solo una “povera vittima`. Sin dai primi anni della transizione si affermerà come uno tra i principali intellettuali e analisti politici dell`Est Europa e dell`ex blocco sovietico. Nel 1991 diviene segretario del Forum per i diritti dell`uomo; successivamente fonda la rivista “Perpjekia` (Impegno), di cui è direttore.
Durante la crisi del 1997 è uno dei tre leader del Forum della Democrazia, che riunisce tutti i partiti contro la follia di Berisha. Dopo il dramma del regime enverista, nell`intervista Lubonja prende in analisi le contraddizioni della giovane democrazia albanese, della sua classe politica ancora troppo legata all`autoritarismo e a modalità gerarchiche di gestione della cosa pubblica, di una popolazione che ha preferito rimuovere i significati del proprio duro passato. L`Albania adesso si configura come paese della “colpa collettiva`, caratterizzato insieme da un`acritica adesione ai valori dell`Occidente e da un`assenza di riflessione sul proprio passato. “Nessuno ha il coraggio di parlare, nessuno ha chiesto perdono, nessuno ha ammesso le proprie responsabilità`.
Secondo lui, la "non elaborazione" è una delle principali cause della difficoltà che il paese sta incontrando nell`individuazione di un cammino proprio e automono. Ovviamente, accanto all`Albania c`è nelle parole di Lubonja anche l`Europa, che egli vede davanti a sfide importanti, prima fra tutte la difficile relazione con i migranti. Nel racconto, il difficile vissuto viene ripercorso senza rabbia ma in maniera chiara e senza veli. Traspare indubbiamente il dolore, che è inevitabile; ma cio` che primeggia è la lucidità di un intellettuale che sa essere “profeta, giudice e testimone` della sua società e del nostro tempo. E` un libro che va letto, per comprendere un pó di più questo paese a noi così vicino e che, fra i paesi di provenienza dei migranti presenti in italia, è certamente quello che più abbiamo rifiutato, giudicato e a tratti anche demonizzato. Va letto anche perchè - oltre a parlarci dell`Albania - ci offre una lettura stimolante e preziosa sui drammi e sulle sfide del nostro tempo.