
Autore del Libro: Orfeo Bartolini Pagine: 264 Prezzo: € 12.91
Editore: Fara
Anno: 1999
Formato:
 6897 letture
 ISBN: 978887940074
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Capetown-Bellaria
La sfida
Un viaggio sgangherato, avventuroso, affascinante, alla scoperta dell’Africa meno battuta dalle rotte turistiche. In mezzo a spettacoli naturali così intensi da mozzare il fiato, gli incontri con i personaggi più disparati, descrizioni spassose sull’arte di arrangiarsi, sui mezzi di trasporto decrepiti. Su tutto spiccano il calore e la simpatia della gente, che parla, ride, ascolta bellissima musica, “sbirri che si vendono le donne per una stecca di Marlboro e la gente che ti offre la casa, il frigo, la doccia e la dispensa senza chiederti altro che un po’ di conversazione. (…) L’Africa non è per tutti: è per chi non ha paura di amare. Cioè di esporsi..."
L’idea è bella: attraversare tutta l’Africa, in verticale, cominciando da Città del Capo e finendo a Tunisi. Una di quelle trovate che di solito escono dal Fantozzi insoddisfatto dell’ufficio – questo è l’ultimo cartellino, domani pianto tutti e attraverso il Continente nero, da solo e con mezzi di fortuna. Ma questa è una storia vera, non una blanda ipotesi: il libro è il resoconto vivace e scorrevole di un’avventura ideata da Orfeo Bartolini, romagnolo, attore di teatro, con esperienze come guida, albergatore e appunto autore di reportage di viaggio. Bartolini, va detto, dopo questo viaggio ne ha ideato un altro: giro dell’Asia con conclusione in India. Si è trovato costretto, senza alcun entusiasmo, a passare per l’Afghanistan. Lì è stato ucciso, due anni fa. Si è parlato di motivi politici, attentato dei talebani, assassinio misterioso, ma la spiegazione più plausibile rimane una banale rapina.
Nel corso del suo viaggio africano di pericoli ne sfiora tanti, ed ammette che solo un po’ di fortuna ed una colossale ingenuità gli hanno evitato guai più grossi. I pericoli maggiori, curiosamente, vengono dalle forze di polizia africane: con poche eccezioni, sono inguaribilmente corrotte e provano a riscuotere il pizzo ad ogni angolo, con scuse spesso grossolane (manca sempre un timbro sul passaporto) e con metodi ai limiti del sequestro di persona. Sono inoltre paranoiche, e basta scattare qualche foto o dettare appunti al registratore per essere accusato di spionaggio. Il continente non ne esce bene dal punto di vista politico, e nonostante Bartolini eviti con cura paesi in guerra aperta o situazioni di conflitti gravi, sono spesso evidenti le tracce di scontri tra fazioni, i ricordi di regimi autoritari o i segni di governi basati sul potere personale e di clan. Il libro è piacevole, non vola alto, non troverete analisi di economia o note antropologiche, ma mille annotazioni vive, di vita quotidiana: cosa si mangia, come funzionano i trasporti, le curiosità della gente, le abitazioni, come sono gli alberghi, le abitudini, le famiglie, le donne, bambini… Un enorme materiale utile per ulteriori approfondimenti.
Nelle poche considerazioni generali, curiosa la contraddizione che emerge tra due analisi fatte in momenti diversi del libro. Si parla della Repubblica centrafricana, rimpiangendo la società tradizionale basata sulla cultura animista. La modernità, nella duplice veste del capitalismo colonialista o del marxismo innovatore, avrebbero minato le fondamenta delle strutture tradizionali. Prive di punti di riferimento solido, sarebbero precipitate negli scontri tribali e nelle guerre endemiche. Poche pagine dopo, una interessante discussione con un vescovo di una diocesi centraficana.
“Gli chiedo qual è il problema principale della sua comunità. Mi aspetto storie di depressione economica, di guerra, magari di denutrizione. Invece no: mi parla delle faide”. La causa sono le radici animiste della comunità. Se muore qualcuno, magari di AIDS, i parenti vanno dallo stregone, anche se formalmente si dicono cristiani. Lo stregone, se ha voglia di sentirsi importante e conquistare potere, attribuisce la causa ad un maleficio di qualcuno. Nasce una catena senza fine di vendette a colpi di machete. C’est l’Afrique, che però è anche l’orizzonte senza fine del deserto, l’impressionante costa di Città del Capo, gli occhi profondi e sorridenti dei bambini, la vegetazione barocca delle foreste centrali, il cous-cous nel piatto comune del Sahara, lo spettacolo delle cascate Victoria, i sapori forti a base di montoni, serpenti, polli, scimmie e coccodrilli, l’ospitalità e la generosità di chi non ha nulla, se non il proprio cuore.
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