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Il divorzio in Italia e i gelsomini del Maghreb

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Il divorzio in Italia e i gelsomini del Maghreb

L`onda lunga della modernità dagli anni `70 a oggi

Solo Pasolini aveva pronosticato la vittoria nel referendum sul divorzio, nel 1974. L’Italia era ancora giudicata un paese contadino e tradizionalista, così come i paesi arabi sono stati considerati religiosi e conservatori. La mancanza di curiosità e studi esclusivamente teorici hanno prodotto luoghi comuni e politiche basate sul sostegno ai dittatori. Capire cosa è accaduto può servire a evitare gli stessi errori.

In uno dei suoi più celebri “Scritti corsari`, Pasolini analizza la vittoria dei sì nel referendum sull`introduzione del divorzio in Italia. Un vero spartiacque della nostra storia sociale, che nessuno aveva saputo prevedere. L`iniziativa era stata dei radicali, contrari ovviamente i DC, timorosi i comunisti che temevano una sconfitta. Pasolini, invece, da anni aveva raccontato la modernizzazione della società contadina che stava sostituendo rapidamente le tradizioni con l`edonismo, la religione con i consumi. Per il regista di “Mamma Roma` questo era un processo fortemente negativo, ma questo è un altro discorso.

Con le rivolte nel Maghreb, è accaduta esattamente la stessa cosa ad alcuni decenni di distanza. Una società descritta come oscurantista e ingabbiata da una religione figlia del passato ha invece rivelato un “sorprendente` sguardo verso la modernità: Facebook invece che minareti.

L`errore di analisi, oltre che dalla chiusura mentale e dalla mancanza di curiosità, è nato dall`11 settembre. Da allora è stato dato grande spazio a riflessioni teoriche spesso improvvisate e rozzamente semplificatorie (come quella seguita ai testi sullo "scontro di civiltà"). E soprattutto prive di verifica empirica. In altre parole, quasi nessuno è andato dai giovani del Cairo o di Tunisi per chiedere dei loro desideri. Inoltre, il mondo islamico è stato troppo spesso descritto come un blocco compatto e stretto tra dittature anche brutali ma filo-occidentali e fondamentalisti intenzionati a far girare indietro le lancette della storia.

I giovani della riva sud hanno invece individuato nella “cleptocrazia` il principale ostacolo verso una più equa distribuzione della ricchezza. Libia, Egitto e Tunisia erano paesi floridi per gli standard africani (o in forte crescita), ma con una concentrazione di denaro nelle mani dei clan che dominavano da decenni la scena, lasciando a troppi giovani istruiti e qualificati solo la strada dell`emigrazione irregolare.

Le notizie degli attentati di marca fondamentalista sono state interpretate negli ultimi anni, in Occidente, come un segno della forza e della diffusione dei movimenti politici di ispirazione religiosa. Invece andavano letti come segni di debolezza e scarsa presenza. Molti attentati, se non tutti, sono stati frutto di frustrazione. Gesti estremi e disperati, come quelli tipici di minoranze esigue che provano a coinvolgere le masse con azioni di puro terrorismo. Con l`esito di ottenere ulteriori isolamento.

In Tunisia, per esempio, molti attentati sono avvenuti nei pressi dei complessi turistici, luoghi della contaminazione tra locali e occidentali, dove abitudini “demoniache` (agli occhi degli attentatori) diventano normali e accettate. Il più recente attentato in Turchia, in piazza Taksim, aveva come obiettivo il quartiere dei locali e della movida di Istanbul, dove i giovani del luogo si rovesciano in massa per bere alcolici e stare insieme, senza cogliere alcuna contraddizione con il loro essere musulmani.

Errare è umano, specie per accademici chiusi nelle loro stanze e politici abili nella strumentalizzazione. Comprendere gli errori, ovviamente, può servire a evitarne di nuovi. Il mondo arabo è nelle nostre città e non ha senso continuare a ignorarlo.


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