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Sì alla lupara, no al cous cous
Pagine: 100

Editore: terrelibere.org
Anno: 2011
Formato: cartaceo, PDF, ePub
stats 6300 letture
Isbn ISBN: 9788890381799
tag Tag: lega

Sì alla lupara, no al cous cous
Mentre la Lega vietava il kebab, la `ndrangheta si mangiava la Padania
Siedono sulle panchine, conversano, passeggiano e mangiano il gelato. Vendono kebab, pregano e giocano a cricket. Trasportano vestiti nei borsoni o aprono un phone center. Altri uomini, invece, sparano a bruciapelo e uccidono in strada, impongono il pizzo pure ai tabaccai, inondano le città di stupefacenti, monopolizzano i cantieri e occupano le ASL. Chi di questi minaccia la tua sicurezza?

I viaggiatori non mentono mai, sebbene chi non si muove da casa sua li reputi mentitori. Shakespeare, La tempesta

Cerco le qualità che non valgono in questa oscura età di mezzo.  CCCP

A calura è sempri megghiu ‘ra muddura. Proverbio siciliano

Anteprima del libro

"Nonno, ma davvero - mentre la mafia conquistava le nostre città - i politici vietavano di sedersi sulle panchine?". Sembra una brutta storia da raccontare ai nipoti. Ma è successo davvero. Il potere leghista ha vietato il cibo etnico. Ha reso la vita impossibile ai migranti regolari (sì, perché i titolari di phone center o i venditori di kebab sono regolarissimi). Ha dato la caccia alle moschee. Ha punito ogni comporamento socialmente inoffensivo, con la scusa della sicurezza. E - non per caso - ha dimenticato chi la sicurezza la mette a rischio seriamente. La mafia.

Il divieto degli assembramenti

Ma il potere leghista non se ne è preoccupato. E` stato troppo impegnato nella caccia al clandestino, nella regolamentazione dell`uso delle panchine, nel divieto degli assembramenti. Il delirio securitario, con la sequenza interminabile di ordinanze, provvedimenti, dichiarazioni razziste, ha colpito gente che lavora e non fa nulla di male.

Ma si tratta solo di sottovalutazione? La Lega è  un partito di potere. Deve fare i conti con i soggetti che realmente contano sul territorio, compreso quello mafioso. A Pavia, la giunta della destra proibisce di camminare a piedi nudi, ma non di incontrare ‘ndranghetisti, come avviene nella locale ASL. Tra Varese, Mantova, Como e Bergamo hanno avviato la caccia allo straniero ma nessuno teme le ‘ndrine che impongono il monopolio nell`edilizia. Nel bresciano le scuole esibiscono i simboli padani nelle scuole, come nei peggiori totalitarismi; nel varesotto si premia la fertilità italiana; ad Assisi è proibito chiedere l`elemosina; a Pordenone incontrarsi tra più di tre persone.

A Milano squadre di vigili urbani sono state impiegate nella caccia ai " clandestini". Hanno rinchiuso i migranti senza biglietto in autobus con le grate e sono stati premiati in Comune con l`Ambrogino d`oro. Nel frattempo la ‘ndrangheta impone il pizzo pure ai chioschi che vendono la porchetta. Non per denaro, ovviamente. Sono i primi chiari segni dell`imposizione di una signoria territoriale, ovvero un dominio di tipo giuridico.

La colonizzazione

Alcuni negano con decisione, come si faceva in Sicilia negli anni ‘50. Per altri è solo investimento di denaro sporco. Altri ancora usano l`orrendo eufemismo delle “infiltrazioni`. Ma ormai siamo alla colonizzazione. Gruppi mafiosi calabresi, campani e siciliani sono insediati da tempo nelle regioni del Nord. Il loro potere cresce sempre più. La fase del riciclaggio appartiene ormai al passato. Oggi siamo alla colonizzazione (ingresso negli appalti, controllo dei flussi di voti, dominio su sanità, edilizia, locali, trasporti e ovviamente narcotraffico e spaccio).

La terza fase, la prossima, sarà quella dell`anomia. Lo scontro tra clan mascherato da faida. Gli omicidi in strada. Il terrore e il silenzio. Il processo potrà essere ancora fermato, magari importando al Nord la cultura e le pratiche dell`antimafia che nel Mezzogiorno sono molto più radicate. Ricordando  che al momento l`Italia è unita dalle mafie, ma nulla impedisce che sia invece la lotta ai clan a saldare lo spirito del Paese.

Vittime nei feriali, carnefici nei festivi

Metà del Paese vive un incubo ai limiti del nazismo segnato da storie paradossali, come quella dei frontalieri lombardi. Quarantacinquemila persone che ogni mattina vanno a lavorare nel Canton Ticino alla ricerca di salari più alti e subiscono il razzismo dei partiti svizzeri che li vogliono cacciare e li dipingono come grossi topi che mangiano il formaggio a buchi. La sera tornano in provincia di Como e Varese, dove molti di loro votano Lega. Vittime nei feriali, carnefici nei festivi.

Eppure, nel pozzo oscuro dell`incubo padano, la speranza è rappresentata dai viaggiatori, dagli incontri, dagli scambi. Dal rifiuto dei concetti di comunità, identità e territorio, tradizionali valori dell`estrema destra che oggi puntellano la fragile ideologia del partito di Bossi e che tentano tanti altri movimenti.

In tutto il Nord, comunque, una cosa è la politica, un`altra la vita quotidiana. Mentre vengono prese iniziative da Terzo Reich, la gente comune convive tranquillamente con gli stranieri. Le nostre guide in questo viaggio sono stati una sindacalista rumena che a Varese ispeziona i cantieri edili ristabilendo le regole in una giungla di elusione e sfruttamento. Gli afropiemontesi di Asti e Alessandria che oppongono il valore del meticciato alla colonizzazione leghista del Piemonte. Il togolese che spiega la letteratura africana classica nelle scuole del Nord Est, circondato dalla feroce galassia veronese fatta di leghisti, neofascisti e tradizionalisti cattolici. Il franco-senegalese che ha provato a clonare a casa di Bossi un locale di Dakar, dove si incontravano giovani migranti e ragazzi italiani. Isole nel deserto, difensori della civiltà negli anni bui in cui la ragione si è spenta e ha prevalso una follia che ancora è possibile fermare.

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