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La porta è aperta
Pagine: 208

Editore: Villaggio Maori
Anno: 2010
Formato:
stats 2682 letture
tag Tag: catania

La porta è aperta
Vita di Goliarda Sapienza
La famiglia e la scrittura. Esce una biografia dell`autrice catanese. La figura della madre e la scelta della povertà. In evidenza la biografia della scrittrice che ha conquistato la gloria letteraria solo dopo la morte, il ritratto nitido e documentato della madre e del padre e, seppure a margine, della Sicilia di quegli anni. La vita di una donna "prescelta da Dio o da Marx per redimere l´umanità".

terrelibere.orgRecensito da RosaMaria DiNatale  

Poco prima che Antonio Gramsci dirigesse "Il grido del popolo" c´era una donna al comando dello storico giornale dei socialisti piemontesi. Si chiamava Maria Giudice, e sarebbe passata alla storia anche come la prima segretaria della Camera del lavoro di Torino. Maria Giudice, pasionaria figlia dell´Oltrepò pavese inviata dal partito socialista in Sicilia al congresso del movimento sindacale di Palermo del 1920, appena quarantenne, riuscì a convincere i compagni che era arrivato il tempo di lottare per l´espropriazione del latifondo e l´affidamento alle cooperative agricole. Di lì a qualche anno questa donna piuttosto bella e nutrita dal sacro fuoco dell´ideologia, sarebbe diventata la madre della futura scrittrice catanese Goliarda Sapienza, sua ottava figlia. 

È incredibile come la storia sia sempre preceduta dalla letteratura, forse prima ancora che dalla politica. Perché con "La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienzaong>" il saggio scritto dalla ricercatrice e giornalista messinese Giovanna Providenti (Villaggio Maori edizioni), molti aspetti di un Novecento doloroso, esaltante, ma anche contraddittorio, vengono osservati da prospettive inusuali: la biografia della scrittrice che ha conquistato la gloria letteraria solo dopo la morte, il ritratto nitido e documentato della madre e del padre e, seppure a margine, della Sicilia di quegli anni.

Natalia Aspesi ha scritto nella motivazione al Premio Calvino 2009, in cui questo lavoro è arrivato finalista da inedito, che si tratta di «un assoluto atto d´amore, ricostruire la vita di una grande scrittrice che, per aver osato uscire da ciò che ci si aspettava da una signora che scrive, è stata respinta, isolata, oltraggiata da una critica polverosa, presuntuosa e terrorizzata da ogni impeto letterario».

L´impeto dell´autrice de "L´arte della gioia" proviene da molto lontano. Dai genitori, ad esempio. La Giudice era stata una maestra elementare licenziata nel 1910 per "condotta immorale" ma soprattutto una sindacalista di Pavia finita in Sicilia per animare le masse, e che prima di oltrepassare lo Stretto conosceva già l´esistenza da quelle parti «di un´organizzazione malavitosa chiamata Mafia».

Goliarda nasce figlia di «famiglia allargata» ante litteram, perché seppure frutto dell´unione tra la Giudice e l´avvocato catanese Peppino Sapienza - nel 1910 segretario della Camera del Lavoro di Catania - l´autrice si ritrova a convivere con i sette fratelli nati dalla prima unione tra la madre e Carlo Civardi, morto in guerra, e i tre figli di primo letto del padre catanese socialista e antifascista che si era schierato contro la guerra, discostandosi dal suo stesso partito. Un importante punto in comune con Maria, che dissente dai «compagni» su questo punto e finisce in prigione per propaganda disfattista.

Tutti insieme appassionatamente dunque, nel quartiere popolare della Civita degli anni Venti, seppure i figli di Sapienza dovettero fare i conti con vari e dolorosi affidamenti presso altre famiglie. 

Si scopre che Goliarda venne chiamata così per volere del padre; prima della sua nascita c´era stato anche un fratello omonimo, Goliardo, morto in circostanze misteriose (forse per mano mafiosa o fascista) alla Playa di Catania, e trasformato in leggenda dai suoi cari, ma anche un´omonima sorellina, che sopravvisse per pochi giorni. Il padre Peppino, invece, la chiama Iuzza, un diminutivo difficile da immaginare nella bocca di un uomo che odiava implicitamente il femminismo ma che adorava la sua figlia più piccola, dotata di un evidente talento artistico. 

"La porta è aperta" non è però solo un ritratto familiare. Ci sono almeno tre Goliarda nel documentatissimo saggio - romanzo della Providenti, che è stata collaboratrice di Alba Morino, la biografa di Sibilla Aleramo, e che ha scavato con profitto nell´archivio privato romano della scrittrice, in via Denza 5. La prima Goliarda è la bambina allattata e salvata dal fratello Ivanoe dalla difterite con una ricetta sicula antica (acqua, zucchero e limone) poiché la madre è molto impegnata in politica e nel giornalismo clandestino; la Goliarda con i genitori ufficialmente invisi al regime, che viene addestrata dal padre ad essere «una prescelta da Dio o da Marx per redimere l´umanità» e che studia col precettore privato.

C´è poi una seconda Goliarda, già adulta, spinta da Peppino Sapienza a fare l´attrice, pronta ad affrontare l´Accademia d´arte drammatica di Roma, dove un "certo" Vittorio Gassman giganteggiava già allora, mentre l´accento siculo della futura autrice di "Io, Jean Gabin" appariva ai colleghi di corso spaventosamente marcato e invadente. È la Goliarda dei primi veri amori, dei «cappottini vistosi», del rapporto con il regista Citto Maselli, delle scommesse artistiche al teatro e al cinema, e dell´impegno da partigiana (nome in codice, Ester) con la brigata Vespri, nel 1943.

Infine, l´ultima Goliarda, quella che si chiude in casa per dare voce alla sua infanzia, alla vita delle cose non dette, che tenta il suicidio e subisce l´elettroshock; quella che giorno dopo giorno plasma con sudore di sangue la sua creatura letteraria più amata, Modesta; la Goliarda che si abbandona alla miseria, che sposa Angelo Pellegrino e che finisce in prigione per furto in casa di un´amica. E che pure, riferisce spesso di essere seduta al bar "La Triestina" di Gaeta per scrivere, e di aver mantenuto l´abitudine a lasciare la porta di casa sfrontatamente aperta, in segno di sfida ai ladri.

Di certo ha ragione Stefania Mazzone, filosofa del corpo, che conclude il lavoro con un saggio sull´attualità e il valore della scrittura della Sapienza: «Amore è la scrittura di Goliarda, amore è il corpo di Goliarda, amore come unica pratica eversiva: povertà e amore».

Pubblicato su "Repubblica Palermo" del 20 aprile 2011

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